Venezia s’inchina all’acqua scrosciante
Immota si mostra al triste passante
Che mesto si specchia nell’estesa laguna
Volgendo lo sguardo,
Tacendo il pianto
Al solo scopo di risparmiarle altro sale
Serena Venezia, sposa del mare,
Tradita dall’onda che assale,
Fenice risorta dalla cenere antica
Di un fuoco che affoga nell’Adriatico,
Lasciando il posto a libri sommersi
Ormeggi strappati
Attracchi divelti
Edifici inondati
Mentre il vento ruggisce
Contro le ali dei suoi Leoni,
A coprire furente la nube indistinta
Di voci, propositi, accuse
Che nella loro vanità giacciono
Spenti
Sulla riva di San Marco