C’era una volta, vent’anni fa, a Notting Hill

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La favola della celebre attrice e del libraio romantico compie vent’anni

“C’era una volta …” era questo il momento di apertura.

La chiave che da bambini, prima di addormentarci, apriva la scatola. La scatola dei sogni, dei mondi lontani, dei giganti, dei mostri. Tutte le fiabe che si rispettavano avevano uno stesso schema ben preciso, delineato: un principe un po’ goffo, una strega o un mago cattivo, un buffo aiutante e alla fine sempre una meravigliosa creatura da salvare, una principessa. Suvvia, nessun bambino ascolterebbe mai una fiaba senza che vi sia un “lui” o una “lei”, sia che si incarni nel forte e valoroso principe pronto a tutto per salvarla, o nella timida fanciulla che aspetta speranzosa di sentire il rumore del cavallo proveniente dal bosco.

Ma ritorniamo al titolo dunque, “c’era una volta, vent’anni fa, a Notting Hill”.

Era il 22 Ottobre del 1999, data d’uscita nelle sale italiane. Siamo in un quartiere a Ovest di Londra, immersi in un bosco di casette color pastello: un angolo della grande metropoli londinese, diventata un’immancabile meta turistica. Tra le case vittoriane di stucco bianco, i giardini nascosti e i cinema d’epoca, le note di When you say nothing at all di Ronan Keating avvolgono la zona di una nube fiabesca. È qui che si compone la più “surreale ma bella” favola moderna. Chi in fondo non ha mai sognato di incontrare Julia Roberts e innamorarsene perdutamente? E chi in fondo non ha mai sognato, dopo aver incontrato casualmente Julia Roberts in una libreria, che lei si possa innamorare di noi?

La storia è ben nota a tutti: Lui, il libraio romantico, goffo e squattrinato. Lei, la meravigliosa diva di Hollywood. Un colpo di fulmine a legarli per sempre. Il classico racconto di due mondi separati, dei “Romeo e Giulietta”, del romanzo cavalleresco, condito col tradizionale humor inglese che, dopo infiniti ostacoli e ricerche, finisce con una vittoria.

La storia di William Thacker e Anna Scott e del portone blu di Notting Hill ha rappresentato e rappresenta ancora oggi un piccolo filo teso a legare tante generazioni: sia chi ha ammirato la storia al cinema con qualche capello in più in testa, magari con la stessa persona che oggi gli è accanto, e sia chi l’ha apprezzato qualche anno dopo, magari su una comoda Smart-Tv. La favola dell’ attrice e del libraio, vecchia ormai vent’anni, si protrae fino ai nostri giorni.

Sono anche una semplice ragazza che sta di fronte a un ragazzo e gli sta chiedendo semplicemente di amarla…

È la libreria The travel Book , a fare da sfondo alla famosa di dichiarazione di Anna a William. Il piccolo negozio, nella realtà ribattezzato The Notting Hill book shop, è meta ancora oggi di instancabili coppie romantiche, che chiedono di sposarsi proprio lì, al numero 13 di Bleheim Clescent. Così l’attuale proprietario del book shop, James Malin conferma il tutto: «le coppie che si vogliono sposare qui arrivano da ogni parte del mondo Australia, America, India, Giappone. Per molti è considerato un luogo magico: il tempio dell’amore»

Eh sì, “Amore”, quel termine così tanto misterioso da essere stato, fin dai tempi più antichi, oggetto di approfonditi studi, teorie, riflessioni. Fu il filosofo greco Platone, nella sua opera il Simposio, a darne la descrizione più affascinante, con il mito dell’androgino. L’umanità era divisa in uomini, donne e, appunto, androgini: quest’ ultimi erano per metà uomini e per l’altra metà donne, rappresentavano la perfezione, a tal punto, afferma Aristofane nell’opera, da minacciare gli dei stessi. Zeus, spaventato, decise dunque di punirli e dividerli in due parti. Da quel giorno, ogni essere vivente avrebbe dovuto vivere nell’eterna ricerca della propria parte mancante.Il dipinto che Platone ci dava dell’Eros era quella di un dono, di un privilegio che possiede solo chi ha la consapevolezza di essere finito e limitato, per questo proprio solo degli uomini e non degli dei.

Qualcuno considererà questo racconto una classica storiella da telenovela del pomeriggio, e forse avrà anche ragione, ma del resto non tutti da piccoli leggevano le favole. Ma perché dunque, una apparente e semplice commedia romantica inglese ha riscosso e riscuote ancor oggi un così grande successo?

Perché probabilmente riesce nell’intento di far riemergere quel fanciullino, quel sognatore, quel Peter Pan un po’ addormentato che è in ognuno di noi. Perché ci ricorda, seppur per un brevissimo lasso temporale, della semplicità dei sentimenti. Dell’ identità dell’io, della persona che vince sulla maschera del cosa sono e cosa rappresento. Perché alla fine Notting Hill è una favola. E nell’ultima riga delle favole vince sempre il lieto fine. Quel vissero tutti felici e contenti che nella quotidianità delle nostre giornate, delle incomprensioni che logorano i rapporti, degli amori perduti e mancati, delle scelte difficili, abbiamo un disperato bisogno di sentir ripetere più spesso.

P.S.

Forse sarebbe meglio non raccontare a nessuno questa cosa…Certo, certo, forse la racconterò a me stesso ma sta tranquilla, non ci crederò.

Studente di ingegneria, amante del mondo, della bellezza,dei numeri. La scrittura mi pemette di unire la letteratura con la scienza, due mondi apparentemente distanti ma in verità molto vicini, complementari, indispensabili l'uno per l'altro. Cerco di vivere la mia vita alla costante ricerca di un'incognita"x", in grado di dare una risposta a tutte le mie domande, permettendomi di volgere lo sguardo oltre la "siepe". Come scriveva Montale"sotto l’azzurro fitto del cielo qualche uccello di mare se ne va; né sosta mai, perché tutte le immagini portano scritto: più in là”!