Da quando si era deciso per il passaggio al digitale terrestre, Max aveva avuto molto più lavoro da fare.
Riguardó la lista con gli indirizzi: “Signora Margaret White…”, ripeté mentalmente.
Salí sul furgone e impostó il navigatore. Una volta arrivato, lo accolse un’anziana signora sulla novantina, minuta, con grandi occhiali e un’ aria dotta.
Max iniziò il lavoro per l’installazione, mentre l’anziana signora si sedette sul divano con un grosso libro in mano.
«Queste nuove tecnologie sono così complicate, sa… Soprattutto per quelli come me, che non ha nessuno che gliele possa spiegare».
«Non ha figli, signora?»
«No, purtroppo no, ed è stata una scelta difficile signor…»
«Max», si presentò il tecnico, senza aggiungere altro.
«Signor max, ma era quella giusta per me e mio marito»
Max sentì quelle parole pesargli addosso, si sentì a disagio a condividere quel dolore con un’ estranea. Non disse nulla, non sapeva come esprimere quella sensazione.
«Oh, non ci rimanga male, ho avuto comunque una vita felice, sa? Ero sposata con un uomo davvero unico».
«Ah, davvero?»
«Oh, eccome, senta che ne penserebbe se facessi un buon caffè».
«Oh beh, solo se non le è di disturbo»
Margaret ripose il libro sul divano e si diresse nella cucina circostante. Max si sentì momentaneamente più rilassato, ma, pur senza capire perché, allo stesso tempo sentì la mancanza di quella voce.
«E così, suo marito era un uomo speciale…», rimarcò per riempire il silenzio.
«Be almeno per me, era come… Un pirata romantico!»
«Oh, allora era davvero speciale», disse scherzando Max.
«Non si prenda gioco di un’anziana signora come me. Non sa quante ne ho passate per stare con un pirata», disse ridacchiando Margaret.
«Signora, io qui avrei finito».
Margaret riapparve nella stanza con sguardo un po’afflitto.
«Oh, e il caffè non lo beve?»
«Potrei mai rifiutare l’offerta della moglie di un pirata?»
I due si sedettero insieme al tavolo.
«Facevo la ricamatrice a Lincoln Street, vicino a quella vecchia pasticceria…»
«Oh, sì! La Rainbow Bakery»
«Esatto, esatto ma è ancora lì?»
«Sì, certamente, lo è ancora»
«Oh santo cielo, mi ricordo che da bambina ci passavo davanti e ci stavo per minuti sognando quale dolce mi sarei mangiata. Lì vicino iniziai a lavorare a sedici anni. Il lavoro me lo aveva trovato mio padre. Mia madre mi ha insegnato a ricamare a dodici anni, ma allora ero veramente pessima. Quando cominciai a lavorare imparai a fare ricami molto più complessi e soprattutto velocemente. La cosa che preferivo era il venerdì, perché andavo lungo il porto a portare le stoffe e i ricami al mercato. Lo fanno ancora il mercato al porto vecchio?»
«Sì, ma ora solo una volta al mese, la domenica e ci sono soprattutto patatine e alette fritte…»
«Ah, posso immaginare che i tempi cambino! Comunque è lì che ho conosciuto mio marito. Ma è una storia lunga e lei sicuramente deve andare».
Max rimase perplesso da quella brusca interruzione, in effetti sarebbe dovuto rincasare, ma avrebbe avuto volentieri la gentilezza di rimanere fino alla fine della storia. Non capiva cosa avesse fatto per fare terminare così quella conversazione, ma si adeguó. Così salutò Margaret e le lasciò il suo numero nel caso fossero sorti ulteriori problemi.
***
Il giorno dopo, mentre sistemava un impianto elettrico, ricevette una chiamata. Era Margaret: diceva che la TV non funzionava. Max rimase sorpreso della chiamata, ma era in un certo senso felice di rivederla.
Andò da Margaret, la salutó con entusiasmo e anche lei sembrava felice di rivederlo. Controlló il decoder, sperava che ci fosse un problema, che gli richiedesse almeno un po’ di tempo, ma non fu così. Era solo un cavo staccato.
«Ah, nulla di che! Era solo questo cavo»
«Oh… Davvero? Mi spiace averla disturbata per questa sciocchezza».
«Nessun problema, signora».
«Senta, mi permetta di sdebitarmi! Ho una fetta di torta da parte».
Max accettó e Margaret riprese la storia da dove si era interrotta.
«Un venerdì, al porto, stavo discutendo su una cifra con il compratore, quando arrivó una grossa nave. Tutti nel porto andarono a guardare chi stesse arrivando. Era tutta gente molto ricca che sbarcava di lì per una crociera. Io vidi scendere tutti, perché stavo ancora svolgendo le mie faccende al mercato. Vidi scendere anche i cuochi, il capitano e tutta la ciurma. Mi colpí un ragazzino ossuto che fischiettava a piedi scalzi. Continuai per la mia strada, quando mi senti battere alle spalle. Non c’era nessuno. Ero indispettita. Mi rigirai e… Puff, mi ritrovai davanti un mazzo di fiori dall’odore di pesce. Erano di quello strano ragazzino, che li teneva in mano guardandomi sornione. Gli dissi qualcosa come… “Ehi, ma che fai?”, ma lui non mi rispose e continuò a perseguitarmi con quel mazzo di fiori. Io ero davvero scocciata, stavo lavorando e lui sembrava che non avesse altro che fare se non il pagliaccio. Ad un certo punto gli strappai i fiori di mano e gli dissi: “Si può sapere cosa vuoi?”. Lui rise e replicò: “Tu prima mi hai donato uno sguardo incantato e io non potevo non ricambiare con qualcosa di altrettanto meraviglioso. E poi dovevo fare in modo che non ti scordassi di me”. Così iniziammo a parlarci e lui mi seguiva per tutto il mercato. Poi gli dissi che dovevo tornare a lavoro e lui mi seguì, entrai in fabbrica e lo salutai. Era stata una bella giornata, insolita, e infine dei conti quel corteggiamento mi aveva fatto piacere. Ma sapevo che era destinato a finire lì. Per questo cercai di evitarlo per un po’…»
Squillò un cellulare.
«Mi scusi, è il lavoro e devo rispondere».
Max rispose al telefono e parlottò per qualche minuto.
«Margaret mi spiace, devo assolutamente andare. Lei è stata veramente cortese, ma… Il lavoro chiama».
«Oh la capisco, non si preoccupi!»
Max si sentí davvero in colpa, gli spiaceva lasciare Margaret e quella storia in sospeso. Sembrava davvero importante, quel racconto. Nonostante il desiderio di restare, salutò affettuosamente l’anziana e ripartí.