Come da consuetudine, l’8 marzo si colora del giallo sgargiante della mimosa. Donarne un ramoscello in occasione della ricorrenza è un gesto ultimamente molto contestato, poiché si critica il lato più consumistico della ricorrenza, che rischia di sviare l’attenzione dalle reali problematiche che le donne sperimentano ai quattro angoli del globo. Ritengo dunque importante ricordare l’anima di questa festa, lo spirito originario che di anno in anno dovrebbe rafforzarsi grazie alla sua celebrazione: voglio farlo traendo spunto da una delle tante leggende legate alla ricorrenza, invitandovi a leggere oltre la contestata storicità del fatto per cogliere ciò che veramente è importante capire.
Da solo un giorno quelle tremende fiamme erano state spente, e ora della fabbrica non rimanevano che le ceneri. Mary le guardava attonita, mentre le guance le si rigavano di lacrime senza che se ne rendesse conto. Le ceneri delle sue compagne erano, lì insieme a quelle della fabbrica. Ingiustamente i loro corpi si trovavano ancor più intrappolati in quella prigione, da cui da mesi cercavano di liberarsi.
Un giorno, mentre passava nuovamente di lì, si soffermò a guardare meglio le rovine e il suo corpo venne spinto ad agire come da un impulso di follia. Iniziò a scavare tra le ceneri e i resti, separando senza rigore quella polvere, piangendo senza tregua.
A un certo punto il suo sguardo si immobilizzó e così le sue mani. Da quelle nere ceneri, fatte di morte e disperazione, spuntava come un raggio di sole una pianta selvatica di mimosa.
Mery rimase spiazzata: un così meraviglioso e delicato fiore continuava a prosperare nel mezzo di quella profonda tenebra. Come poteva una creatura così fragile essere sopravvissuta a quell’inferno?
Mary ne strappò un rametto, lo annusó e se lo strinse al petto come se fosse l’unica cosa al mondo a poterla consolare. Le lacrime scendevano leggere su i gialli fiori, sembrava che ognuna fosse nutrimento sia per i piccoli batuffoli che per la memoria di ciascuna di loro.
Mary osservó quel rametto e iniziò a pensare: possibile che quella mimosa fosse sopravvissuta proprio per le sue compagne, così fragile ma forte abbastanza da sopravvivere, da rinascere dalle ceneri? Un unico fiore fatto di tanti altri fiori, in un’unione armonica e indissolubile...
Mery da quel giorno tornò sempre alla fabbrica per prendersi cura di quella pianta di mimosa, curando del pari il ricordo delle sue compagne.
La gente la osservava e pian piano, commossa da quel suo gesto, si unì al suo rito.
Qualcuno piantò anche altri fiori in ricordo di quelle vittime; così, la mimosa si rafforzò ogni giorno di più, grazie al sostegno e alla cura di ognuno di loro. La pianta giunse a rappresentare a quel modo la fragilità delle donne, che veniva sconfitta dalla loro unione e dal sostegno che si davano a vicenda.
Che noi scegliamo o meno di regalare una mimosa alle donne della nostra vita non è fondamentale: è invece indispensabile ricordare cosa significhi quell’esile stelo decorato di piccoli soli, pronti a brillare come simbolo di solidarietà.