Le ospiti di questa puntata del Caffè letterario sono le donne. A pochi giorni dalla ricorrenza della festa della donna, la nostra riflessione letteraria si concentra sulla figura femminile. Letture che hanno una forte connotazione politica, come i celebri scritti di Carla Lonzi – figura di spicco del femminismo italiano – e che hanno anche importanza nell’ambito della filosofia critica. Come pure il romanzo autobiografico di Azar Nafisi, che racconta la condizione della donna nell’Iran della rivoluzione islamica, presentando la letteratura come via per la riscoperta della propria identità e del proprio riscatto. Nelle parole di Oriana Fallaci c’è una profonda introspezione, una denuncia sociale dolorosa su un tema senza tempo: quello della maternità. Risulta difficile a volte essere padrone della propria vita, il rischio è quello di lasciarsi vivere. Il romanzo di Christoph Hein è una scossa vitale, un invito alla riappropriazione coraggiosa della propria femminilità. Solo così si può aspirare alla valorosità, caratteristica che Serena Dandini sceglie come comune denominatore per il suo catalogo di biografie. E come sempre, a chiudere le nostre recensioni trovate una ricetta ispirata alla festa della donna.

Il catalogo delle donne valorose di Serena Dandini, Mondadori, € 19
Serena Dandini, nota autrice e conduttrice di programmi tv, pubblica nel 2018 un testo unico nel suo genere: Il catalogo delle donne valorose, ovvero una raccolta di biografie di donne che hanno lasciato un segno nella storia per i motivi più disparati senza ricevere (ahimè) credito adeguato per il loro contributo. Questa raccolta così singolare è introdotta da una premessa piuttosto amara da parte dell’autrice, che è anche un’appassionata di giardinaggio e fa precedere ognuna delle trentaquattro biografie dalla descrizione di una rosa cui è stato dato lo stesso nome della donna valorosa in questione, rendendo questo testo molto piacevole dal punto di vista estetico, grazie alle illustrazioni di Andrea Pistacchi. Tra le donne scelte dall’autrice, non ci sono solamente scienziate, scrittrici e artiste, ma anche attrici, giornaliste, madri e persino un personaggio immaginario. Questo testo celebra l’unicità e le capacità di ognuna di queste donne, ricordando con aspra ironia quanto sia difficile per una donna essere ricordata dalle generazioni future e quanta strada sia necessaria per farsi valere, ma senza mai perdere di vista un messaggio positivo e incoraggiante. Messaggio che è chiaramente espresso sul retro di questa raccolta, che riporta questo estratto: «Le donne come le rose mettono radici, sono resistenti, sopportano le avversità e nonostante la mancanza di cure rifioriscono baldanzose a ogni primavera».

L’amico estraneo di Christoph Hein, Edizioni E/O, € 9
«L’amico estraneo è forse un romanzo per trentenni, non per quarantenni. Questi ultimi si guardano in faccia e impallidiscono. I primi arrossiscono e fanno (forse) qualcosa».
L’amico estraneo di Christoph Hein è un breve romanzo di una durezza e un cinismo disarmante. Nella Berlino Est del 1982 Claudia, un’infermiera sulla quarantina, delusa dalla vita, dalla famiglia, dall’amore, disillusa e profondamente nichilista, vive una vita a metà, creando una barricata attorno a sé che impedisce alle emozioni di entrare e di uscire. Asetticità. L’unico modo per non soffrire è non agire, non pensare troppo, non porsi le Domande. Il libro si apre con il funerale di Henry, il suo amante, il suo amico estraneo. Davanti a questo fatto non sa come reagire, l’unica cosa che riesce a fare è analizzare impersonalmente tutti i passi che l’hanno portata a quel momento. Ne emerge solo insensibilità. L’amico estraneo è un libro da leggere perché «ha un enorme effetto morale, perché con la sua rabbia, la sua sincerità, dà forza». Claudia è tutto quello che una donna non dovrebbe mai diventare, che nessuno dovrebbe diventare. Pur essendo scritto da un uomo, il personaggio di Claudia è estremamente e meticolosamente femminile, e leggere la sua storia dà al lettore uno scossone: non assopirti, non chiuderti, non lasciare la vita fluire, immobile. Un invito a prendere il controllo della propria vita, delle proprie gioie e delle proprie miserie; un invito ad accettare i sentimenti e le paranoie di ogni donna e a vivere con coraggio la propria femminilità.

Lettera ad un bambino mai nato di Oriana Fallaci, BUR, € 10
Uno dei must che bisogna leggere almeno una volta nella vita e con cui potremmo permetterci di dare libero sfogo al feticismo verso i libri è Lettera ad un bambino mai nato di Oriana Fallaci. Un libro dalla potenza comunicativa molto alta, pieno di empatia e attuale come pochi, soprattutto nel contesto storico in cui viviamo, impregnato di accesi dibattiti sul tema dell’aborto. La Fallaci si mette nei panni di una donna comune alle prese con una società maschilista e patriarcale che non vede di buon occhio le donne nubili e in attesa. Tra alti e bassi, lacrime e gioie affronta una gravidanza che continua a darle perplessità giorno dopo giorno, facendoci riflettere su quanto il confine tra la sua vita e la vita del bambino sia sottile. Cosa è una gravidanza, un dono del cielo o una tortura? Vale la pena nascere sapendo che siamo destinati a soffrire e a lottare per imporre le nostre idee? Fino a che punto è importante la propria vita e quella dell’altro? Queste sono le domande che si fa la protagonista, tuttavia questo libro non vuole rispondere a queste domande, non nasce con questo intento, ma vuole raccontare il punto di vista di una donna comune dilaniata tra la voglia di coltivare i propri sogni e quello che le impone la società, che tutt’ora sembra vedere le donne come delle “fattrici emancipate”.

Leggere Lolita a Teheran di Azar Nafisi, Adelphi, € 12
La letteratura viene da sempre considerata nemica dei totalitarismi. Il suo potere è quello di aprire la mente al mondo dell’immaginazione, stimolando la riflessione e la creatività. Un’operazione molto pericolosa in regimi come quello instaurato nell’Iran dell’ayatollah Khomeyni, fautore della rivoluzione islamica. A Teheran si respira l’aria dell’oppressione, fatta di divieti volti ad epurare la società dalla contaminazione dell’Occidente. Vengono messi al bando film, musica e soprattutto libri. Per Azar Nafisi, allora docente di letteratura inglese all’università Allameh Tabatabei, diventa impossibile insegnare in un paese che toglie ai giovani la libertà di pensiero. Decide così di organizzare un seminario di letteratura per sole donne e invita sette delle sue più brillanti studentesse. Il soggiorno di casa sua diventa l’unico luogo possibile per riscoprirsi, per poter rispondere ad una pressante domanda: che cosa definisce la loro identità? E lo spunto parte proprio dal romanzo di Nabokov, perché «nella mente dei lettori l’immagine di Lolita resta costantemente legata a quella del suo carceriere. La ragazza da sola non ha alcun significato; se appare viva, è soltanto dietro le sbarre della sua prigione». In questo romanzo autobiografico, Azar Nafisi ci racconta una storia che rimane – purtroppo – ancora attuale.

Sputiamo su Hegel di Carla Lonzi, scritti di Rivolta Femminil, € 10
Sputiamo su Hegel è uno dei saggi femminista di Carla Lonzi scritto nel 1970. Il titolo scelto non si schiera tanto contro Hegel stesso, ma contro una filosofia che si impone come universale, e in secondo luogo allo sdegno delle donne a seguito delle lotte di classe, ispirate da Marx, che avevano promesso una nuova posizione alle donne, che però non era stata mantenuta. Da qui parte la riflessione principale della Lonzi, che parte dal fatto che la società in cui viviamo è permeata da una cultura maschilista, che è stata inculcata anche alla donna, e di cui essa fatica anche a riconoscerne l’influenza nel suo pensiero. Per questo la Lonzi sprona le donne a creare una propria cultura a partire dalla propria esperienza, in quanto questa seconda rivoluzione femminista non si vuole basare sull’uguaglianza tra uomo e donna, quanto sulla differenza, che deve essere valorizzata. Importante, inoltre, è leggere quest’opera per quello che è, ossia un saggio di filosofia critica del 1970, che ha dunque come finalità, non la risoluzione di un problema, ma appunto la critica, ossia il mettere in luce una certa problematica, come la condizione femminile.
L’opera – nonostante siano passati quasi 50 anni – rimane attuale nel suo pensiero, e ci invita a comprendere come la società possa influenzare in modo consistente e gravoso la vita di chi rappresenta una minoranza. Siamo dunque spronati a fare attenzione a tutto ciò che diamo per scontato nella nostra cultura e a metterlo in discussione.
PASTA MIMOSA – a cura di Angela Serena Dorigatti
La pasta mimosa prende il nome dal colore giallo acceso della crema con cui è realizzata. Si tratta di un primo piatto molto semplice da realizzare, a base di ricotta e zafferano, perfetto per festeggiare la festa della donna con gusto.

Ingredienti (4 persone)
320 gr di pasta, qualunque tipologia abbiate in dispensa
1 bustina di zafferano
100 gr ricotta di mucca
1 vasetto di yogurt bianco
qb grana/parmigiano reggiano
qb olio extra vergine di oliva
qb sale
salvia e basilico a piacimento
Preparazione
Far cuocere la pasta in abbondante acqua salata e nel frattempo amalgamare la bustina di zafferano con lo yogurt. In un pentolino a parte scaldare un filo d’olio d’oliva, aggiungere poi la ricotta e lo yogurt facendo addensare il tutto in una crema. Una volta cotta la pasta, scolare e ripassare il tutto nella crema allo zafferano. Aggiungere a piacere salvia, basilico e spolverare con del formaggio grattugiato a scelta.
P.s: al posto dello zafferano si può utilizzare anche del curry se si vuole ottenere un piatto più speziato ed esotico, ma in quel caso evitare di aggiungere il formaggio grattugiato alla fine.
Articolo a cura di Giada Penello, Federica La Terza, Angela Serena Dorigatti, Martina Raule e Rossella Azzara