Non saprai resistere a queste movenze shock

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Non crederete alle sconvolgenti verità raccontate in questa intervista

Per voi affezionati lettori di Cogito et Volo la colonna di destra del nostro sito è il luogo abitualmente dedicato ai social e agli annunci, ma anche al teatro e al cinema. Per tanti altri quotidiani e siti d’informazione, invece, la colonna di destra è un leggero angolo di frivolezze contro la pesantezza delle notizie, il paradiso dei contenuti acchiappa click ad alto contenuto di chiappe. Ciò crea a volte situazioni paradossali: può capitare che a fianco di una tragedia come un naufragio nel Mediterraneo vi siano i peccaminosi scatti pubblicati su Instagram da questa o quella velina. La colonna di destra dei siti d’informazione è quella solitamente dedicata al Lifestyle, al mondo dello spettacolo e al gossip che puntualmente accompagna lo star system. Ma una volta appurata la formula secondo cui più è la mercanzia in mostra più sono i click, ecco iniziare la parabola discendente: dalla nobile arte degli “stili di vita”, si è passati al becero pettegolezzo, fino a rendere anche la più autorevole testata d’informazione un qualsiasi rotocalco da ombrellone. Di fronte al dilagare del fenomeno, ci è sembrato giusto interpellare proprio la diretta interessata.
Grazie, sig.ra Colonna di destra, per aver trovato un buco per noi nella sua fitta agenda. Con quante testate collabora al momento?
Tutte quelle che contano, qualsiasi sia il loro target.
Tutte tutte? Non c’è forse qualche illustre escluso?
Ha ragione, mi ha beccato: non compaio nei giornali più moralisti e altezzosi, come Avvenire o Il Sole 24 ore. Si tratta di una mia personale scelta etica, un’informazione che si dà delle arie di snobismo non merita di essere chiamata tale. Chi informa deve porsi allo stesso livello dell’informato, altrimenti come può pretendere di essere letto?
Repubblica di oggi: caso Huawuei e Venezuela, ma sulla destra c’è il trash televisivo.
Una scelta “etica”? Entrambi i giornali da lei citati sono ottimi e apprezzati mezzi d’informazione.
No, sono entrambi asserviti a dei gruppi d’interesse. Non giriamoci troppo attorno: un giornale per sopravvivere ha bisogno di incassi e la principale fonte di incassi, da quando esiste Internet, sono io. Diffidate dei giornali dove non sono presente: hanno alle spalle un ricco editore che li finanzia a fondo perduto. A che pro? Se il fine non è il guadagno, allora mirano a imporre alla società il proprio modello di pensiero. Sono giornali asserviti ai ricchi.
Come a dire che la sua presenza è sinonimo di affidabilità?
Esattamente, o meglio di onestà intellettuale. I giornali con cui scelgo di collaborare sono spesso in rosso, perché indipendenti da gruppi di potere e privi di finanziatori. Sono mezzi d’informazione che non mirano ad imporre un dato pensiero, bensì a far emergere la verità. Sono affidabili e autentici, garantisco io.
Ci sono anche altri giornali e siti d’informazione che sembrano ignorarla: Il Post, Agi, lo stesso Cogito et Volo…
Come le ho già detto, collaboro con tutti i siti che contano. I siti radical chic che scimmiottano le testate borghesi di cui sopra non mi interessano.
La Gazzetta dello Sport del 28 gennaio: il trionfo di Djokovic agli Australian Open e alla sua destra…
Come nascono i titoli dei suoi articoli?
È la parte più divertente del mio lavoro. Solitamente scelgo accostamenti insoliti o assurdi, anche se ad attirare di più il pubblico sono i riferimenti biricchini. È importante anche l’uso di termini iperbolici, del superlativo e del punto esclamativo. Bisogna catturare l’attenzione del lettore e per farlo è necessario stuzzicare la sua fantasia: allusioni velate e doppi sensi sono un trucco ben consolidato e di sicuro successo. A volte anche l’attento uso dei tre puntini di sospensione può rivelarsi redditizio.
Che titolo darebbe a questa intervista?
Devo dire che in quanto a titoli il vostro sito lascia davvero a desiderare. Ho dato una scorta veloce prima del suo arrivo, ma niente ha saputo catturare la mia attenzione: la pagina dei necrologi di certi quotidiani ha sicuramente più brio. Non importa se il titolo ha poco o nulla a che fare con il contenuto dell’articolo, il lettore se lo aspetta, anzi lo desidera: qualche attimo per svagare la mente e perdersi in un pensiero intrigante. Provate con: «Non saprai resistere a queste movenze shock».
Come risponde a chi l’accusa della scarsa cura per il contenuto e per la forma dei suoi articoli?
Che ai lettori non interessano lunghe perifrasi e vuoti paroloni, che hanno il solo fine di allungare l’articolo di qualche battuta e far sembrare più intellettuale l’idiota che l’ha scritto. Informazione significa veicolare la notizia, senza troppi fronzoli. Io vado dritta al punto, senza esprimere opinioni personali o farcire il testo di ghirigori, come amano fare i pennivendoli di oggi. Sono le basi del giornalismo, le 5 W: when, what, why, who, where. Non vedo da nessuna parte la O di opinion.
La Stampa di oggi: accanto al caso Regeni c’è l’intimo della Marcuzzi
Molti siti d’informazione stanno rinnovando la propria impaginazione, anche lei sta cambiando posizione?
Purtroppo sì, sono nata a destra ma ormai vengo sballottata al centro e persino a sinistra. Devo dire, però, che lo spazio a me destinato è sempre maggiore. Prendete Libero, che ha scelto di affidarmi un’intera rubrica. O la Gazzetta dello Sport, con la quale ho firmato un’esclusiva per uscire dal web e realizzare un inserto cartaceo, Fuorigioco. O ancora Repubblica, che da bravo giornale perbenista mi ha tolto la colonna di destra cercando di occultarmi, ma ha ancora bisogno di me. Il mercato si evolve e bisogna essere capaci di reinventarsi. Ricordo ancora quando ho cominciato a farmi largo nel mondo dell’editoria online: comparivo sui primi blog, nessuno mi avrebbe mai permesso di approdare sui siti dei quotidiani o sulla carta stampata, fatto salvo per le riviste di gossip. E invece ora collaboro con le più grandi testate d’informazione nazionali ed internazionali e miei articoli capeggiano puntualmente nella lista dei più letti, garantisco milioni di visualizzazioni al giorno e con esse tanti, tanti, tanti introiti pubblicitari. L’informazione, oggi, sono io.
La parte inferiore del sito di Libero quotidiano ha interamente sostituito la colonna di destra
C’è un momento della sua carriera che ricorda con maggiore orgoglio?
Certamente, un momento che mai potrò dimenticare: la sera della celebre esibizione di Miley Cyrus agli MTV Music Awards del 2013. Quella sera conquistai persino l’apertura del sito della CNN. Avete presente? Quella che nel suo motto si definisce «leader mondiale dell’informazione». Fu un successo: milioni di visualizzazioni in poche ore. E poi c’erano gli articoli correlati: la gallery che mostrava l’evoluzione artistica e personale di Miley e la gallery con i momenti più esplosivi della serata. Non abbiamo parlato dell’importanza delle gallery: aprire una foto significa aprire una nuova pagina e questo significa, in soldoni, moltiplicare la pubblicità. Uno pensa di leggere un articolo e invece è come se ne leggesse sei o sette. Una manna per gli inserzionisti.
E il fatto che lo stesso giorno vi fossero notizie forse più importanti da mettere in primo piano – la guerra in Siria, le violenze in Egitto – non la turba?
Diciamocelo chiaro e tondo: il valore di una notizia di misura dal numero dei lettori. Se la guerra in Siria non garantisce visualizzazioni è perché è percepita come troppo distante dalla vita di chi legge e dunque per il lettore occidentale non è una notizia. È impensabile che diventi notizia qualcosa che non tocca la vita intima del lettore, a meno che non si tratti di qualcosa di eclatante. Quel giorno è stata Miley Cyrus a fare più visualizzazioni, era lei la notizia.
Gli articoli consigliati stamattina dal sito del Corriere della Sera: notizie di cui abbiamo indubbiamente bisogno.
Piccolo disclaimer
Questa intervista è falsa ed è frutto dell’immaginazione del suo autore, che si assume ogni responsabilità per le affermazioni messe in bocca alla «colonna di destra». Per le immagini si è fatto riferimento ad articoli apparsi sui principali siti d’informazione italiani nell’ultima settimana.

Perdutamente affascinato dalla domanda che il pastore errante dell'Asia non riesce a trattenere di fronte al cielo stellato: «Che fai tu Luna in ciel?». È lo stupore il sale della vita! Amante della realtà in tutte le sue sfaccettature: continuamente teso alla ricerca della meraviglia e dell'infinito. Acerrimo nemico dell’indifferenza e terribilmente curioso, assetato di conoscenza, inguaribile ottimista. Scrivo per andare oltre, al cuore della realtà.