Leggi anche gli episodi precedenti: La Botola Nascosta, La Via di Fuga, Mind the Gap
«Come potrei non ricordarli?» Liam la scrutò divertito.
«Ti si addicevano quasi come dei sedili in tessuto dentro una Rolls Royce».
«Liam, se fossi simpatico almeno la metà di quel che credi, saresti di certo il doppio più simpatico di quello che realmente sei».
James sbuffò a ridere. «Non potrei essere più d’accordo con te, Zaìra.
E poi, io adoro l’antiquariato», tagliò corto, con un’espressione a metà strada fra il dispetto e la compiacenza. Impiegò solo qualche secondo per metabolizzare che quello che aveva appena sentito fosse un complimento celato dietro ad un insulto.
«Ma», intervenne Paul incuriosito, «potrei dare un’occhiata? Li hai ancora con te?»
«Certo, dammi un attimo». Zaìra frugò nella borsa che portava a tracolla e ne tirò fuori un’elegante custodia blu decorata con motivi color oro, che riportava al centro uno stemma diviso in due parti: al di sopra, vi era dipinto un fiore blu su sfondo bianco, al di sotto, un fiore bianco su sfondo blu. Poi aprì la custodia e ne estrasse un paio di bizzarri occhiali dai vetri verdi e dalle aste dorate, che presentavano incastonato, ciascuna, un bellissimo lapislazzuli.
«Sono definiti “occhiali da gondola” o “vetri da dama”», precisò Zaìra mentre li mostrava agli amici.
«Perché i vetri sono verdi?», chiese Susan.
«Venivano utilizzati dalla nobiltà veneziana durante le passeggiate in gondola in modo da preservare la vista dal riflesso costante della luce sull’acqua della laguna», proseguì Zaìra. «Le dame veneziane aborrivano l’abbronzatura. Ritenevano infatti che avere una pelle abbronzata dimostrasse l’appartenenza ad una classe meno agiata. Mentre “la vera signora”, che non prende mai il sole in quanto non deve lavorare per vivere, ha una pelle bianchissima.»
«Mesi addietro ho letto qualcosa in merito, in biblioteca», intervenne Paul.
«Sono bizzarri, sembrano davvero provenire da un’altra epoca…Posso indossarli?», chiese Susan con entusiasmo.
«Sì, ma presta attenzione. Sono molto delicati», le rispose Zaìra porgendole la custodia.
«In effetti», continuò Paul, «si tratta di una scoperta ingegnosa. Nonostante non avessero ancora scoperto l’esistenza dei raggi UV, i maestri vetrai di Murano erano davvero brillanti, infatt…»
«SUSAAANN!», lo interruppe Zaìra, «Sei sempre la solita maldestra!!!»
Zaìra si accovacciò per raccogliere gli occhiali dal suolo, quando si accorse che il lapislazzuli blu incastonato nell’asta sinistra si era staccato ed era rotolato più avanti. In quel preciso momento Zaìra gonfiò le gote ed espirò l’aria con forza, sbuffando a causa dell’irritazione.
«Ricordami di non prestarti mai più nulla, neanche per un paio di minuti.»
«Scusami tanto», bofonchiò Susan, «sono mortific…».
«Sei eccessivamente distratta», la interruppe Zaìra, «Non hai una minima cura delle cose altrui e…»
«Dai Zaìra, non tirarla per le lunghe. Susan è parecchio imbranata, ma vedrai che riusciremo a sistemarli», intervenne James, cercando come sempre di mitigare le acque.
Liam, che nel frattempo aveva raccolto la pietra, assunse un’espressione stupefatta in volto: «Ehi, Harrison. Credo proprio che dovresti dare un’occhiata». Le appoggiò il lapislazzuli sul palmo della mano sinistra e aggiunse: «Mi sembra che ci sia scritto qualcosa».
«Cosa stai dicendo?…»
La ragazza, ancora incredula, strofinò il pollice destro sulla pietra in modo da togliere via la polvere residua, quando si accorse che la superficie non era liscia, ma al contrario riportava l’incisione di una scritta quasi svanita dal tempo, di cui rimanevano visibili soltanto le seguenti lettere: “ l ke o rt, lyn wa”.
«Da non credere!» esclamò Paul «Tieni, prova a lucidarlo maggiormente con questo panno».
«Nulla da fare», replicò Zaìra.
«Forse le altre lettere si sono cancellate ormai…»
«Probabilmente è così, Susan, ma vorrei comunque tentare di scoprire cosa ci sia scritto. Me ne ha fatto dono mia nonna, mi sento legata a questi occhiali».
«C’è una gioielleria, qui vicino», disse Liam, «Se ci sbrighiamo riusciamo a trovarla ancora aperta».
La gioielleria era ospitata al piano terra di un imponente palazzo in stile vittoriano. Sull’uscio della porta era riportata la scritta: “Tower Bridge: jewels and diamonds”.
Il proprietario li accolse con una straordinaria gentilezza, per poi scomparire sul retro del negozio. Indossava un abito in tweed marroncino a trama unita e portava un rolex al polso.
«Signorina!» disse l’uomo a Zaìra, comparso nuovamente dietro il bancone «Devo ammettere che l’orefice che ha incastonato questo lapislazzuli doveva essere molto in gamba. Sembra davvero un originale a primo acchito. Ma se lo si osserva con più attenzione e con gli strumenti adeguati, si comprende che è un falso».
Zaìra era ancora scettica.
«Ovviamente posso sistemarle nuovamente la montatura, ma sappia che qualcuno lo ha incastonato successivamente alla data di fabbricazione degli occhiali. Per quanto concerne le lettere incise sopra, può osservare lei stessa il lapislazzuli al microscopio».
«Accidenti!», esclamò Zaìra. Adesso tutte le lettere apparivano ben nitide davanti ai suoi occhi: “I’ll take you to my heart, Evelyn. Always”.
«Zaìra, che storia mai sarebbe questa?», chiese Liam.
«Non ne ho la minima idea. Ma c’è solo una persona che può aiutarci a far luce su questa strana vicenda».
Continua…
Immagine di copertina a cura di Giorgia Gangemi