Regina di un attimo

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Diventare padroni di un paesaggio surreale e unico, che suggestiona la mente

Quella notte aveva qualcosa di irripetibile. L’aria aveva un odore acido e metallico, sicuramente a breve avrebbe piovuto. C’era afa, ma il vento soffiava impetuoso e freddo. Il silenzio era assordante, nessuno era per strada, le luci delle finestre erano spente, mentre le foglie sbattevano fra di loro creando una cantilena vorticosa. Si sarebbe potuti impazzire, con quel suono. I rami degli alberi si piegavano e sembravano pennelli che dipingevano il cielo: lo stesso cielo che non avrebbe mai dovuto essere com’era, perché era contro la scienza che il cielo, alle due di notte, potesse avere quel colore. Il buio classico della notte, di quella notte nuvolosa e senza stelle, era sormontato da un flebile velo color rosso. Era come una patina che annebbiava di porpora la vista. Quella notte aveva qualcosa di vampiresco e magico.

La prima cosa che provai di fronte a tutto ciò fu paura. Paura di quel fenomeno paranormale che mi circondava, paura, come spesso accade, di qualcosa di sconosciuto, che nessuno vedeva e che solo io avevo davanti agli occhi. Forse fu proprio questo a cambiare tutto.

Ero forse l’unica persona al mondo che in quel momento poteva godere di quello spettacolo, di quelle sensazioni. Quel momento era solo mio. E improvvisamente desiderai che non lo potesse avere mai nessuno. Incantata da quella grandezza, cominciai a perdermi nei pensieri, venni colta da una strana frenesia ed emozione nel possesso di quel momento. Così, la fantasia cominciò a confondersi con la realtà.

Mi trasformai come una pianta per adattarmi a quell’ambiente. I miei capelli divennero lunghi e corvini. Il vento li agitava nell’aria come onde che si infrangevano, a perturbare quel cielo surreale e assurdo. L’aria era così fredda che ti bruciava i polmoni,sembrava entrare con un respiro e diffondersi nelle vene, era così fredda che riuscì a mutare il colore dei miei occhi, della mia pelle, divenni come la neve che luccica al sole, che muta riflesso ad ogni sguardo. La forza degli alberi era così potente da irradiarsi in ogni dove, era energia cosmica: dalla terra salì lungo i miei piedi e si impossessò velocemente di tutto il mio corpo. L’atmosfera si sfaldava in un turbinio, e quello in cui mi trovavo non era più il mondo reale, ma forse un sogno, un dipinto.

Ero potente, invincibile, padrona del mondo, di quel mondo che mi si parava davanti e che era solo mio. Ero la regina di quell’attimo. Un attimo irripetibile che, anche se qualcun’altro avesse veduto quello che vedevo io, rimaneva solo mio, perché solo io avevo potuto connettermi con lui in quel modo. Danzai, agitando le dita verso il cielo come gli alberi, sulle punte dei piedi, leggera; i fili d’erba crescevano e si avviluppavano lungo il mio corpo, divenni parte di quel mondo, la natura mi avvolgeva e richiamava a lei a ogni respiro. Ogni mio movimento creava una nuova distorsione in quell’ambiente, suoni, forme colori, odori, mutavano a ogni mio passo.

Una regina ero in quel minuscolo mondo, in quel minuscolo tempo. Sopra ad ogni cosa.

Non so quanto durò, mi parve un attimo. Un attimo che non avrei mai voluto perdere, che per giorni non seppi se conservare solo nei miei ricordi. Finì improvvisamente come era arrivato, da un piccolo pensiero, il chiedermi come fosse possibile tutto questo, il chiedermi perché la notte brillasse di rosso. La  perseveranza nel cercare a tutti i costi una ragione uccise quell’attimo di follia. Una follia che aveva prodotto qualcosa di più grande della ragione, ma che era immensamente terrificante e incomprensibile, perché forse travalicava i confini terrestri di questo mondo.

Salii in casa, aggrappandomi alla memoria di quella straordinaria metamorfosi.

Prendere la penna in mano mi rende terribilmente felice. Fin da piccola mi sono innamorata del mestiere di scrivere, poteva essere il classico romanzo rosa, invece porto le cicatrici sul corpo di questo amore. Combatto ogni giorno per conquistare un pezzo del mio sogno, vivere di parole, perché anche se mi fa soffrire ne sono terribilmente innamorata.