Troppo stupida

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A volte nella vita ci si puó sentire inutili e inadeguati, ma possiamo superare tutto questo imparando ad amare le nostre debolezze

Sfoglio le pagine di quel dizionario e già lo so: sarà l’ennesimo insuccesso, così alzo lo sguardo, nascondendomi dietro quel grosso scudo. Loro no, loro non mostrano alcuna titubanza, per loro è un giorno come gli altri, per me invece un nuovo taglio sulla pelle. Perché per me quel voto è qualcosa di più, ogni voto in quella scuola determina la maggiore o minore distanza dal mio sogno, che è sempre più lontano. Loro non sentono nulla di tutto ciò, ma non le ho mai viste ardere di passione – piuttosto, di superbia e vittoria. Io non brillo più in niente da tempo, loro lo sanno e mi evitano, ridono della mia incapacità. Le invidio mentre si pavoneggiano in ogni materia: nessuna difficoltà, per loro tutto è semplice. Improvvisamente realizzo che non brillare consiste nell’essere nulla. 

Quando ritorno a casa mi sento svuotata, un’immensa fatica senza nessun risultato. Decido di uscire in terrazzo, nonostante il freddo della sera d’inverno. L’aria pungente che entra nelle narici mi dà l’impressione di rinascere, così come il cielo blu-rosa alla fine del tramonto. Guardo il giardino e conto, uno, due, tre con il portico, saranno tre metri, forse quattro. Immagino come sarebbe il mio corpo lì disteso e l’immagine non mi infastidisce, non mi fa provare nulla. Poi la scena continua: un funerale, mia madre che piange, svuotata, senza trovare più nulla di felice; mio padre attonito che si sente colpevole, e tu arrabbiato con me perché ti ho tolto tutto, senza nemmeno avvisarti. Stupida! Come ti viene in mente una cosa del genere? Ti sembra che abbia un minimo senso suicidarsi per un voto? I veri problemi non sono questi, ed ecco che per l’ennesima volta ti dimostri una stupida. Loro non lo avrebbero mai pensato, perché non sono stupide come te. Perché devi essere così?
E poi, in fondo, lo sai. Non è altro che una messa in scena per attirare l’attenzione, per far vedere che la tua vita aveva un senso, che stavi soffrendo troppo e meritavi di più. Piangersi addosso non risolve le cose, bisogna tenere duro per dimostrare il proprio valore. Per dimostrare chi siamo.
Ma chi sono, io? Chi sei, una volta che il tuo sogno non è più tuo? Quel sogno di cui Dio ti ha fatta innamorare, lo stesso che non puoi raggiungere perché sei troppo stupida? Se avessimo tutti le stesse capacità, forse spiccherebbe nella massa lo sforzo di chi saprebbe combattere di più per farne buon uso, inseguendo con tenacia un obiettivo. Allora sì, finalmente sarei qualcosa, finalmente sarei qualcuno. Sì, perché loro non avrebbero sopportato di vedersi strappare i loro sogni così, loro avrebbero mollato la presa su un’esistenza che non sentivano degna. Mentre a te possono anche consumarsi le mani fino all’osso, e staresti ancora tenendo stretti i brandelli di quel sogno. Perché tu lo ami davvero, loro invece non hanno idea di cosa voglia dire. Ecco, tu in questo ti senti migliore e forse, per questo, più forte.

“Sai di mentire”, sussurra però una voce.
“Questo film ti piace, ti fa sentire finalmente speciale, ma è una bugia. Loro probabilmente saprebbero sopportare più di te, ma pensare che non sia così ti fa sentire più tranquilla”.
“Non lo sei, e quest’illusione ti rende ancora più stupida”

Perché allora Dio mi hai fatta innamorare così di questo sogno, se non è la mia via? Perché mi hai dato la vita, se io qui non posso fare null’altro che ammirare gli altri mentre raggiungono i propri scopi, se sono solo qualcosa di passeggero, se non hai riservato nulla di speciale per me? Che senso ha la vita, se si consuma in un semplice fare presenza? Sei troppo stupida per capirlo, ma saresti ancora più stupida se salissi su quel balcone.


Sfogliavi gli spartiti di Natale, e già lo sapevi, sarebbe stata l’ennesima perdita di tempo; così, guardasti altrove per un secondo, e vedesti me. Da allora mi sei accanto, fingendo ogni giorno di non sapere che guardo quel balcone, fingendo di non conoscere i miei sciocchi pensieri e fingendo, ma forse anche no, di credere che io sia unica. Col tempo ho imparato a conoscerti: mi sono innamorata di come vivevi la vita, in quel modo totalmente diverso dal mio, sempre pronto a donare un immenso amore a chi ti circondava. Tu non avevi e non hai i miei stessi pensieri ad affliggerti, non pensi alla gloria, al successo e nemmeno al coraggio da avere. Tu, semplicemente, ami, che è qualcosa di più nobile. Cercare il proprio posto nel mondo, cercare di essere unici… Non è, in fin dei conti, un’altra forma di egoismo? Voler essere speciali non significa forse porsi al centro, al di sopra? Amare, invece, è l’unica azione che si proietta sugli altri senza essere motivo di vanto. Essere profondamente geniali, conoscere il segreto della felicità, ma non avere l’amore per condividerlo è disumano. 

Tu mi ami, nonostante tutta la mia stupidità, nonostante il mio egoismo, e mi accetti così. Ammiro chi sei, perché sai amare e non cerchi altro, né fai mai nulla per sentirti migliore, ma fai di tutto per gli altri.

Sfoglio le pagine di questo scritto, e già lo so, non sarà all’altezza. Così, alzo lo sguardo dietro queste parole e decido di mostrarmi a tutti così come sono. Vedo te, e decido di vivere per un ideale più grande della mia vita. Per amore decido di premere invio, perché so che mille altri si sono sentiti come me, mediocri, stupidi, senza un loro posto nel mondo: per condividere con loro questo dolore inesauribile. Non nascondete le debolezze – sono parte di tutti noi e, se imparerete ad amarle, vivrete per qualcosa di davvero grande. E così, facendo la morale della storia, senza alcun diritto né capacità, ancora una volta mi sento troppo stupida.

Prendere la penna in mano mi rende terribilmente felice. Fin da piccola mi sono innamorata del mestiere di scrivere, poteva essere il classico romanzo rosa, invece porto le cicatrici sul corpo di questo amore. Combatto ogni giorno per conquistare un pezzo del mio sogno, vivere di parole, perché anche se mi fa soffrire ne sono terribilmente innamorata.