Con tutto quel che c’è
da portare via,
mi spieghi perché
proprio le feste, epifania?
Con tanta spazzatura
che giace sui balconi,
la violenza, la bruttura,
tu ti porti via i festoni!
Ci corrompi col dolciume
e vuoi indietro l’alberello,
non ci rimane che un barlume
del magico e del bello.
Piuttosto, per piacere,
come una ditta di traslochi,
prendi le cose vecchie e nere,
non le feste e non i giochi.
Tieni pure il terrorismo
e con quello l’ignoranza
di chi semina razzismo
quando il mondo è una stanza
di convivenza collettiva
ed è fratello ogni terrestre;
tira aria un po’ cattiva:
epifania, apri finestre.
E più che abeti smonta
l’idea del lavarsene le mani:
ché quando il Natal tramonta
possiam tornare meno umani.
E più che carbone porta nel sacco
ai potenti ed ai malvagi
non la fame, non l’acciacco,
ma la carità dei magi;
questa cieca speranza vedente
che ci fa cercare invano
un regalo non deludente:
siamo noi -noi stessi- il dono.