Debutta in prima serata su RaiUno la miniserie da otto episodi de L’amica geniale, tratta dall’omonimo romanzo di Elena Ferrante. Ambientata nel rione Luzzatti della Napoli degli anni Cinquanta, la serie racconta le vicende di Elena Greco, soprannominata Lenù, e della sua amicizia con Lila. Il romanzo, che ha conosciuto un successo clamoroso a livello internazionale, racconta ben più della vita di due ragazze: affronta i temi dell’istruzione, dei diritti delle donne, della mafia e della povertà. E lo fa con una delicatezza che riflette la visione del mondo di un bambino, rendendoli ancor più atroci e crudi. L’uscita dei primi due episodi era fortemente attesa: lo dimostrano i numeri, con una media di 7 milioni e 92 mila spettatori, pari al 29.3% di share. Numeri che, va detto, sono tutti meritati.

Questa serie vanta una ampia collaborazione per la sua produzione, realizzata da Lorenzo Mieli e da Marco Gianani per Wildside e da Domenico Procacci per Fandango, con la partnership di Rai Fiction, HBO Entertainment e TimVision. Alla regia c’è Stefano Costanzo, conosciuto per Il commissario Montalbano, affiancato da una Elena Ferrante che continua a mantenere celata la sua leggendaria identità, al punto da far affermare a Costanzo che con lei «è stato come lavorare con un fantasma». Si tratta di «una storia neorealista, colta e popolare insieme»: così il regista definisce l’impresa di ricostruire una Napoli del dopoguerra, che faccia da sfondo alle vicende vissute dalle protagoniste. Emerge la cura e l’attenzione al dettaglio poste in questa operazione, iniziata con l’intera costruzione di un set cinematografico di 60mila metri quadrati, a cura di Giancarlo Basili, a Caserta, nell’ex fabbrica Saint-Gobain. L’atmosfera del dopoguerra si riflette nella fotografia, caratterizzata da colori opachi e stinti. Mano a mano che si procede nella narrazione, spiega Costanzo, i colori si fanno sempre più accesi: gli anni della ricostruzione passano e lasciano il posto ad una nuova epoca, gli anni Sessanta. L’amica geniale non è un’opera neorealista ma una storia neorealista, che si affida totalmente alla rappresentazione cinematografica, assumendosene tutte le responsabilità.

Oltre alla fedelissima rappresentazione del rione, forse soltanto chi ha letto il libro riesce veramente ad apprezzare la scelta del cast. Gli attori non sono professionisti; molti – a partire dalle protagoniste Margherita Mazzucco, Elisa del Genio, Gaia Girace e Ludovica Nasti – non hanno mai recitato, eppure si rivelano perfetti per il ruolo assegnato loro, incarnando perfettamente nei modi e nell’aspetto le descrizioni fornite dal romanzo. Recitano completamente in dialetto, motivo per cui gli episodi sono sottotitolati: gli unici personaggi a parlare italiano sono la maestra Oliviero (Dora Romano), Elena e a volte Lila. C’è una ragione precisa in questa scelta: parlare italiano equivale ad avere studiato, una caratteristica fortemente criticata dagli abitanti del rione. La povertà ti obbliga a lavorare il prima possibile, lo studio è per i figli dei signori e sicuramente non per le figlie. La maestra Oliviero, nelle quattro mura di un’aula troppo piccola per tutte quelle bambine e in poche taglienti battute, dà un insegnamento fondamentale: che la povertà si combatte con la cultura e che le donne non hanno niente di meno degli uomini. La maestra incoraggia queste bambine a fare qualcosa che per l’epoca – e non solo per quell’epoca – era inconcepibile: misurarsi con i maschi da pari, averne gli stessi diritti.

I primi due episodi hanno sicuramente generato grandi aspettative. Se ne parla ovunque, tra Italia e America, e su Twitter rimbalza l’hashtag #LAmicageniale. Intanto a Napoli, il City Sightseeing ha lanciato una nuova iniziativa: un bibliobus con tanto di copie a disposizione e guida letteraria bilingue che farà tappa nei luoghi descritti dalla Ferrante nei suoi romanzi.