Chesil Beach – Il segreto di una notte

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L’adattamento dell’omonimo romanzo di McEwan con Saoirse Ronan e Billy Howle

A qualche mese di distanza da The Children Act – Il verdetto, Ian McEwan – pluripremiato scrittore britannico – torna a prestare il suo estro al grande schermo, adattando il suo romanzo On Chesil Beach (2007) per la pellicola omonima diretta da Dominic Cooke, con Saoirse Ronan e Billy Howle. 

Le due intense interpretazione di Florence Potting ed Edward Mayhew sono sostenute da una riscrittura di On Chesil Beach più snella, limando quei momenti di paralisi diegetica che occasionalmente ostacolavano il fluire del romanzo stesso. Altresì la direzione chiaramente teatrale è evidente nell’accurata gestione della distanzia spaziale fra i due attori. Perché il lungometraggio di Cooke – come il romanzo – è una realizzazione sui piccoli spostamenti, cesellati negli innumerevoli primi piani di dettagli o imperfezioni del corpo, inseriti in un montaggio più introspettivo che dinamico. Sicché il ritmo di una narrazione globalmente immobile – se non fosse per i flashback – risulta dall’alternanza quasi ossessiva tra corpo e volto – il “messaggero” del primo. Solo nel finale il corpo dei due amanti è mostrato interamente, quasi a sottolineare la profonda intimità della storia. In questo senso la camera di Cooke non oltrepassa mai quel velo di imbarazzo, rimanendo sempre sullo stesso piano d’azione dei personaggi: è tutto concentrato nella persona, che non risente addirittura del trascorrere del tempo – il vero dramma della storia: l’incapacità di comprenderne la natura mutevole. 

Saoirse Ronan – all’attenzione del grande pubblico soprattuto per la sua interpretazione di Lady Bird (2017), per cui ha ricevuto una candidatura al premio Oscar – si conferma un’attrice duttile e potente: reprime ed esplode contemporaneamente tutta la repressione ideologica e sessuale degli anni ’60. Duetta, poi, con un’altrettanto eccellente Billy Howle, gestendo alla perfezione l’incedere lento e silenzioso della storia tra Florence ed Edward: anch’essa al contempo limpida ma incerta. Che si interiora visceralmente nell’animo della ragazza, tanto da determinarne il dubbio più intimo: «Certe volte è imbarazzante scoprire che il corpo non vuole, o non sa mentire a proposito delle emozioni. Chi è mai riuscito, per ragioni di decoro, a rallentare un cuore che batte forte, o a ricacciare indietro un rossore?» (Chesil Beach, Einaudi, pag. 72)  

Tuttavia, Chesil Beach – Il segreto di una notte (il titolo della versione italiana in sala dal 15 novembre) ha una falla piuttosto evidente, che rischia di compromettere un film generalmente ben strutturato, ben diretto e altrettanto ben recitato (senza gridare al capolavoro). Dove? Nella sequenza che ci accompagna e precede il dialogo finale tra Florence ed Edward. Questo non perché tale intermezzo sia in più rispetto alla trama originale – non è, infatti, dall’aderenza alla traccia del romanzo che si giudica se un “film adattato” sia riuscito o meno – ma perché si va a configurare come inutilmente dannoso ai fini della storia, volendo a tutti i costi privare lo spettatore della possibilità di evolvere e immaginare le scelte future dei due protagonisti. Invero, oltre alla poca credibilità – al limite del ridicolo – dei personaggi malamente invecchiati e casualmente riavvicinati dal destino, questa scelta distoglie l’attenzione dalla drammaticità della passione finale. Ovvero nel momento in cui Edward non riesce a comprendere le ragioni che impediscono a Florence di accoglierlo sessualmente. O, di più, di come lei possa elidere la sfera sessuale dalla sue mancanze. Quando, in realtà, a Florence «occorreva soltanto essere certa che lui l’amasse, sentirsi rassicurare sul fatto che non esisteva nessuna fretta, avendo un’intera vita davanti» (Ibidem, pag. 136)

McEwan, che non è nuovo ad “aggiustare” i suoi romanzi nella versioni cinematografiche (come anche nel caso del recente The Children Act), forza un po’ troppo la mano, rischiando di oscurare un significato ben più intenso e struggente di quello che suggerisce la fantasiosa riunione dei due amanti dopo anni.  Forse, in questo caso, sarebbe bastato seguire le sue stesse parole: «Ecco come il caso di tutta una vita può dipendere… dal non fare qualcosa. A Chesil Beach, Edward avrebbe potuto richiamare Florence, o seguirla» (Ibidem). 

Italiano: nato a Udine da madre piemontese e papà umbro; amo Roma, la città più bella del mondo. Studente di lettere all'Università di Pavia. Leggo per ricordarmi della realtà; scrivo per dimenticarmene. Innamorato della letteratura e ancor prima della sua idea - solo le donne hanno più potere. Il mio blog è www.possibilia.it .