Il preciso istante del cambiamento

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In bilico nel presente, cercando l’equilibrio tra passato e futuro

Giovedì 11 giugno 2015, ore 13.04.
Mi trovo in cima alla scalinata centrale, lì dov’è situato il punto focale dell’istituto, il cuore pulsante della mia scuola, la posizione da cui si vede tutto quel che di bello c’è da osservare: l’atrio marmoreo adornato da imponenti colonne con capitelli corinzi, il viavai di studenti e docenti che si incontrano e parlano tra loro. Tra questi, alcuni si schivano silenziosamente, senza rivelare le sommesse antipatie che sono state, almeno oggi, accantonate un attimo negli anfratti di questo prodigio architettonico, magari all’interno di un libro dimenticato in un armadio, tra una fessura e l’altra di una tapparella, nell’aula di informatica. Da qualche parte ma non qui.

Ora, in questi miei ultimi sessanta secondi da allieva di questo liceo classico, vedo solo serenità, pace, conforto. Nessuno si guarda male, nessuno cammina con indifferenza, tutto insomma è come sempre e allo stesso tempo completamente diverso. In fondo, questi sono come tutti i sessanta secondi che ho trascorso in questo luogo, solo che sembrano durare un’infinità di più.

Sono da sola qui, mentre gli studenti delle classi terze liceo, che sono finalmente giunti alla fine dell’ultimo anno del loro percorso, sono tutti sparsi per la scuola a raccogliere acqua nelle bottigliette per bagnare gli altri ragazzi, soprattutto quelli del ginnasio, all’uscita, come da consueto rito. Compito che io ho abbandonato per correre qui, da sola, ad assaporare questo ultimo istante.

Per me, questo momento, non ha lo stesso valore che assume per gli altri. Per me ha un ruolo indescrivibile, inestimabile, unico. Sento sotto di me il vuoto del futuro e sulle spalle il peso del passato, una pesantezza che amo sorreggere e un vuoto in cui temo fluttuare. Non so cosa fare, cosa dire, come agire. Nel marmo delle colonne vedo riflettersi tutti gli attimi di paura trascorsi qua dentro, tutti i sorrisi e le soddisfazioni, i momenti in cui, pur amando questa scuola, ho avuto paura di essere fuori luogo. Però, rigida come quel marmo, ho saputo non arrendermi. Sempre ho saputo mantenermi a terra con i piedi. Ora però non lo so fare più. Improvvisamente silenzio.

13.05.
Driiiiiiiiiiiiin
Dalla palestra un turbinio di voci acclamano la fine, gambe irrequiete ed estasiate corrono verso l’atrio, mille braccia si abbracciano con foga. Tutto è in movimento, tranne me. Tengo le mani distese, arrese totalmente al loro destino. Lo sgomento dei miei occhi pare inestimabile, il cuore pare pian piano calmarsi. Ora è tutto svanito. Ogni cifra numerica insensata, ogni preoccupazione, ogni appartenenza a una classe. Vero, rimangono gli esami, ma io sento la fine di qualcosa in questo preciso istante, una fine che non può non essere un inizio.

Penso a quanto ho vissuto qui dentro e mi rendo conto di quanto non casualmente io abbia scelto questa posizione per godermi i miei ultimi secondi da allieva: sono in cima alla scalinata, ce l’ho fatta contro il parere di tutti, mentre quei pochi che credevano in me mi tenevano per mano a ogni gradino finché non sono arrivata qui. Allora mi avvio anche io verso il centro dell’atrio. Scendo piano, in maniera silente, accorta e premurosa, ripercorrendo ogni gradino della mia crescita. Uno rappresenta l’esser diventata positiva, un altro l’aver conservato sempre l’impegno e l’entusiasmo, poi il cambiamento da ginnasio a liceo, poi la paura del non essere all’altezza, superata con grande fatica ma con enorme tenacia. Appena metto il piede sul pavimento dell’atrio mi sento più forte di sempre.

Tutti corrono attorno ma io sono ancora sola, sto aspettando le mie amiche che fanno parte di quel Coro di cui non sono più membro da qualche minuto. Quando arrivano, una di loro inizia a scuotermi:

Anna, hai finito la terza! Ti rendi conto? Hai finito il liceo!

Il mio sguardo è vuoto, sorrido e non riesco a rispondere in maniera chiara. E ora cosa succederà? Dove andrò? Realizzerò i miei sogni? Tutto quel che ho in mente ora è così confuso, ho paura ma ne sono contenta perché so che dev’essere così. Sono arrivate tutte, ora le guardo intensamente. Non mi volto indietro ma mi limiterò a guardarmi intorno. Una di loro mi prende per il braccio, lanciandomi un’occhiata di intesa che non posso ignorare.

«Andiamo» dico a tutte e, essendo la più grande del gruppo, le guido verso la porta. La spingo con delicatezza, la luce bianca che filtra dai vetri mi avvolge, le voci diminuiscono man mano fino a scomparire. Eccomi davanti a un’altra scalinata: il mio futuro. Sono felice: non sono sola e da qui, come vedete, è tutto in discesa.

Racconto di Anna Tonazzi

Dopo essermi diplomata al liceo classico Jacopo Stellini di Udine, proseguo lo studio dell'antichità con grande passione: infatti mi sono laureata alla triennale in Lettere classiche presso l'Università degli Studi di Udine con una tesi in Papirologia e sto continuando il percorso con il corso di laurea magistrale in Filologia, letteratura e tradizione classica presso l'Alma Mater Studiorum - Università di Bologna. Il mio sogno è quello di diventare un'insegnante di italiano, storia, geografia, latino e greco: nel frattempo dall'8 novembre 2016, a seguito di 75 ore di tirocinio formativo, insegno privatamente le discipline classiche ai ragazzi della scuola secondaria di secondo grado. La mia passione è sempre stata quella della scrittura e ultimamente sto riscontrando grande soddisfazione in questa attività: recentemente infatti quattro tra i miei racconti sono stati selezionati dalla casa editrice Historica Edizioni e pubblicati, uno nell'antologia Racconti friulano-giuliani (2018), l'altro nella raccolta di Racconti Storici (2018), l'altro ancora nell'antologia della V edizione del Concorso Nazionale Cultora (2018) e l'ultimo nella seconda antologia dei Racconti friulano-giuliani (2019). In contemporanea, da molti anni canto in diversi Cori di alto valore artistico, attualmente nel Coro Giovanile Regionale del Friuli Venezia Giulia (dal 30 settembre 2016) e precedentemente (settembre 2017 - settembre 2018) nel Gruppo Vocale Vikra di Trieste, entrambi diretti da Petra Grassi, gruppi con cui ho partecipato a diverse iniziative di vari livelli, dal regionale all'internazionale. Sono stata inoltre selezionata come soprano per EuroChoir (Coro Giovanile Europeo) per la sessione 2018 a Helsinki e Tallinn, sotto la direzione di Mikko Sidoroff (Finlandia) e Maria van Nieukerken (Paesi Bassi). Ho partecipato per sei volte al Festival di Primavera a Montecatini Terme, dal 2011 al 2015 con il Coro del Liceo Classico Jacopo Stellini di Udine e nel 2017 con il Coro Giovanile Regionale del Friuli Venezia Giulia in occasione di Officina Corale del Futuro. Nel maggio 2019 ho preso parte attivamente al festival Singing Brussels a Bruxelles assieme a BEvocaL (Coro Giovanile Nazionale Belga) e il rinomato gruppo vocale britannico VOCES8. Ho studiato canto e tecnica vocale con i soprani Mara Corazza (Villa Vicentina) e Ilaria Zanetti (Trieste) e in seguito canto moderno presso la scuola di musica Music Art di Udine sotto la guida di Chiara Tricarico. Sono fondatrice e attuale amministratrice di tre pagine Facebook, tra cui Noi classicisti, una piattaforma di enorme successo, dato il più che positivo riscontro ricavatone. Inoltre mi impegno a scrivere anche sulla piattaforma Wattpad. Ho collaborato con la sezione Scuola del Messaggero Veneto, la rivista regionale Choralia, la rivista nazionale Choraliter e il celebre blog triestino OperaClick. Ho preso parte inoltre a una puntata radiofonica di Choralia on air. Sono parte del consiglio direttivo del Coro Giovanile Regionale del Friuli Venezia Giulia e responsabile della promozione dell'immagine di quest'ultimo sulle piattaforme social, in particolare Facebook. Sono appassionata alla vita, entusiasta e determinata: cercherò di trasmettervi tutto questo attraverso le mie parole con uno stile narrativo quanto più originale e innovativo.