Debutta su Netflix la nuova serie di Liz Feldman Dead to me – Amiche per la morte, una dark comedy di 10 episodi, rilasciati sulla piattaforma di streaming il 3 maggio 2019. Il format è quello delle comedy americane, composte da episodi dalla durata massima di trenta minuti, ma di humor ce n’è poco e totalmente nero.
Le protagoniste, Jen (Christina Applegate) e Judy (Linda Cardellini), sono due quarantenni che si incontrano ad un gruppo di supporto psicologico. Entrambe hanno subito una perdita recente ma è Jen a non riuscire a trovare pace: il marito Ted è stato investito da una macchina, il cui guidatore è scappato, lasciando Ted a morire in mezzo alla strada. Le indagini non procedono e Jen cerca disperatamente di superare la perdita, trovando in Judy la roccia a cui aggrapparsi. Ma l’apparenza inganna e tante cose non tornano: poco per volta calano i veli sul matrimonio di Jen, sull’incontro con Judy e sulla loro amicizia, rivelando verità scomode e spaventose.

Ultimamente Netflix sta puntando molto sulle cosiddette mature comedy, serie che raccontano la vita adulta senza aver bisogno di espedienti paranormali ma giocando sulle coincidenze e sugli eventi traumatici di cui chiunque può trovarsi a fare esperienza. Ne sono esempi Grace and Frankie e Il metodo Kominsky, prodotti di cui Netflix ha già potuto attestare l’ampio gradimento da parte del pubblico. Il pregio di queste serie è quello di tessere la trama a partire da una situazione ordinaria, che di per sé potrebbe succedere a chiunque, ma che è caratterizzata da un forte disagio psicologico. Dalla perdita di una persona cara, per cause naturali o per uno sfortunato incidente, al tradimento e al divorzio. Quello che succede dopo diventa lo spunto di avventure più o meno comiche, che vengono però intervallate da flashback, che alimentano la curiosità dello spettatore per ricostruire poco a poco il quadro del prima.

Ma se in serie come quelle sopracitate prevale una riflessione sulla vecchiaia, sulla malattia e sull’inevitabile avvicinarsi della morte, in Dead to me a farla da padrona sono le bugie, che intossicano i rapporti d’amore e di amicizia. In questo senso le atmosfere drammatiche (e ansiogene) ricordano estremamente quelle di The Affair e già dalla fine del pilot comincia ad insinuarsi il dubbio che nessuno stia dicendo completamente la verità e che nessun legame sia come appare. Ma il pregio della sceneggiatura è proprio quello di riuscire a combinare le atmosfere thriller di The Affair a quelle comiche di Grace and Frankie, con un ritmo incalzante dato dai colpi di scena che chiudono ogni puntata, spingendo lo spettatore ad un binge watching senza vergogna. Alla vicenda principale si affiancano numerose scene, che affrontano tematiche familiari e lavorative, riuscendo a non scadere nel vasto buco nero del “già visto”.
Non ci sono ancora notizie sul rinnovo della serie. Si spera in una seconda stagione non soltanto per la simpatia delle due protagoniste ma anche perché l’ultimo episodio finisce con un gigantesco (e come al solito ingiusto) cliffhanger. Questo darebbe spazio allo sviluppo di un seguito molto intrigante e con la possibilità di far pendere la bilancia dalla parte della comicità.