Considerate se questo è un uomo

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In questo libro i numeri non segnano soltanto le pagine

Sfoglio le pagine di questo libro che appare bianco, bianco come il vuoto, come il nulla, con una figura nera solitaria e stilizzata in fondo alla copertina, a destra. Dev’essere un sottotitolo figurativo. Sapendo di cosa parla il testo, suppongo che siano vagoni ”merce”, vagoni che contennero persone non considerate tali.
Le pagine sono riempite da righe nere fitte, ed ancora non si vede l’intensità narrativa di quelle parole, che permettono anche a noi lettori odierni di vivere l’incubo di Primo Levi, ma quando inizio a leggerlo, frase dopo frase, le parole si trasformano in immagini, come nei veri libri, quelli scritti bene, quelli che non vorresti fossero libri soltanto, ma persone reali a cui fare domande, tante domande approfondite ed incredule.

Conoscete sicuramente già quest’opera. A scuola avrete forse letto un capitolo, come potrebbe essere ad esempio «Ottobre 1944», nel quale è impossibile non notare quel modo di scrivere così conciso ed efficace, così forte, intenso, coinvolgente. Perché non leggerlo tutto?
In fondo forse i libri da leggere devono essere solo felici, a lieto fine, con storie inventate e fantastiche? No, appunto: quando i libri narrano di storie reali sono più impressionanti. Nessuna critica all’epica, s’intenda, ma lo stile di Levi ha qualcosa di crudo, gelido e aspro che si vede in poco altri autori.

Prima di iniziare il libro, soffermatevi sulla poesia che fa da premessa al libro.
Timide e forti righe nere che esortano il lettore ad ascoltare: «Voi che vivete sicuri / nelle vostre tiepide case» sono i primi due versi, Voi, dice. A noi si rivolge, noi siamo il suo narratario (il narratario nel linguaggio tecnico è il pubblico di ascoltatori a cui il narratore sceglie di destinare l’opera). «Voi che tornate tornando a sera / il cibo caldo e visi amici»: e qui già ci vediamo: è quasi una scena quotidiana. «Considerate se questo è un uomo» è il verso che segue. Subito ci chiediamo perché. Perché? Chi?
Segue allora una serie di proposizioni relative che non sto ad elencarvi: è una poesia da leggere, poiché contiene una forza e un dolore inenarrabili.

Continua nei versi a parlare di quel che ha visto, ha vissuto, ha sentito, e tutti i nostri sensi si attivano: sentiamo il fango sotto i piedi, il freddo dell’inverno, l’odore del duro lavoro, vediamo il gelo negli occhi tedeschi, quelli che ci descrive anche Paul Celan in Todesfuge, vediamo le donne senza capelli (neanche l’ebrea Sulamith di cui parla Celan merita di avere i suoi ”capelli di cenere”), vediamo numeri al posto dei nomi. Numeri, numeri freddi, numeri che parlano solo per indicare la provenienza, numeri soli e vuoti. E Levi, poi si vede nel corso della lettura, ci dice: ci avessero tolto solo il nome! Ci han tolto tutto, dai vestiti alla dignità, non siamo neppure più uomini, siamo bestie da lavoro che non vivono più.

Come si fa continuamente, per tutta la lettura, a rispondere ad un tale invito? Come possiamo solo immaginare una tale situazione? Noi? Senza nome, senza vestiti, in balia dell’inverno, della fame, della malattia, lavorando per altri meccanicamente, come schiavi degli schiavi del mondo? No, non possiamo, queste cose per essere solo credute devono essere vissute. Ed ancora, cosa dovremmo dire della selezione, della «Selekcja», del baratro più profondo?
Non esiste livello più basso, il fondo è stato toccato. «Sarai scelto tu, sarò escluso io.» Una frase indelebile per una mente sensibile: ora vi è scolpita, come lettere latine su una stele erosa dal tempo. A destra, a sinistra: il destino segnato da un verso, da dove la scheda verrà messa, la scheda con un numero e senza nome, un numero che segna a vita e che di essa segna il confine, il limite, la fine più certa.
Numeri tatuati in inchiostro nero, sulla pelle bianca.
Come la copertina: in mezzo al bianco, al vuoto, l’incertezza trionfa, l’equilibrio manca, lo smarrimento regna.
Quel disegno stilizzato, solo, timido ma forte, passa ora e si ferma poi.

Mentre continuiamo a leggere, quanto non vorremmo credere a quel che c’è scritto! Perché è così: quel che fa più paura, quello che ci tiene incollati alle pagine con gli occhi sbarrati e le labbra serrate e tremanti, è che ognuna di quelle parole è il frutto di un’esperienza realmente accaduta.

Dopo essermi diplomata al liceo classico Jacopo Stellini di Udine, proseguo lo studio dell'antichità con grande passione: infatti mi sono laureata alla triennale in Lettere classiche presso l'Università degli Studi di Udine con una tesi in Papirologia e sto continuando il percorso con il corso di laurea magistrale in Filologia, letteratura e tradizione classica presso l'Alma Mater Studiorum - Università di Bologna. Il mio sogno è quello di diventare un'insegnante di italiano, storia, geografia, latino e greco: nel frattempo dall'8 novembre 2016, a seguito di 75 ore di tirocinio formativo, insegno privatamente le discipline classiche ai ragazzi della scuola secondaria di secondo grado. La mia passione è sempre stata quella della scrittura e ultimamente sto riscontrando grande soddisfazione in questa attività: recentemente infatti quattro tra i miei racconti sono stati selezionati dalla casa editrice Historica Edizioni e pubblicati, uno nell'antologia Racconti friulano-giuliani (2018), l'altro nella raccolta di Racconti Storici (2018), l'altro ancora nell'antologia della V edizione del Concorso Nazionale Cultora (2018) e l'ultimo nella seconda antologia dei Racconti friulano-giuliani (2019). In contemporanea, da molti anni canto in diversi Cori di alto valore artistico, attualmente nel Coro Giovanile Regionale del Friuli Venezia Giulia (dal 30 settembre 2016) e precedentemente (settembre 2017 - settembre 2018) nel Gruppo Vocale Vikra di Trieste, entrambi diretti da Petra Grassi, gruppi con cui ho partecipato a diverse iniziative di vari livelli, dal regionale all'internazionale. Sono stata inoltre selezionata come soprano per EuroChoir (Coro Giovanile Europeo) per la sessione 2018 a Helsinki e Tallinn, sotto la direzione di Mikko Sidoroff (Finlandia) e Maria van Nieukerken (Paesi Bassi). Ho partecipato per sei volte al Festival di Primavera a Montecatini Terme, dal 2011 al 2015 con il Coro del Liceo Classico Jacopo Stellini di Udine e nel 2017 con il Coro Giovanile Regionale del Friuli Venezia Giulia in occasione di Officina Corale del Futuro. Nel maggio 2019 ho preso parte attivamente al festival Singing Brussels a Bruxelles assieme a BEvocaL (Coro Giovanile Nazionale Belga) e il rinomato gruppo vocale britannico VOCES8. Ho studiato canto e tecnica vocale con i soprani Mara Corazza (Villa Vicentina) e Ilaria Zanetti (Trieste) e in seguito canto moderno presso la scuola di musica Music Art di Udine sotto la guida di Chiara Tricarico. Sono fondatrice e attuale amministratrice di tre pagine Facebook, tra cui Noi classicisti, una piattaforma di enorme successo, dato il più che positivo riscontro ricavatone. Inoltre mi impegno a scrivere anche sulla piattaforma Wattpad. Ho collaborato con la sezione Scuola del Messaggero Veneto, la rivista regionale Choralia, la rivista nazionale Choraliter e il celebre blog triestino OperaClick. Ho preso parte inoltre a una puntata radiofonica di Choralia on air. Sono parte del consiglio direttivo del Coro Giovanile Regionale del Friuli Venezia Giulia e responsabile della promozione dell'immagine di quest'ultimo sulle piattaforme social, in particolare Facebook. Sono appassionata alla vita, entusiasta e determinata: cercherò di trasmettervi tutto questo attraverso le mie parole con uno stile narrativo quanto più originale e innovativo.