Caffè letterario. La ricerca dell’identità oltre le maschere

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Quattro libri e una ricetta sul tema dell’identità e delle maschere

In questa nuova puntata della rubrica del Caffè letterario la nostra riflessione si concentra sul tema dell’identità e delle maschere che la società impone – o ci imponiamo. Le letture proposte affrontano il tema da prospettive diverse. Nell’opera teatrale di Otello, William Shakespeare condensa nella figura di Iago la meschinità di un manipolatore, che indossa una maschera per celare i suoi veri intenti. Pirandello fa di questo tema la sua poetica, che culmina nell’opera Uno, nessuno e centomila. Il saggio di Clarissa Pinkola Estés analizza invece la caratterizzazione dei personaggi femminili nelle fiabe, i cui caratteri caricaturali finiscono per accomunare culture diverse, facendo da specchio che mostra la concezione della donna nella società. Il romanzo di Teresa De Sio, ambientato nella notte di Carnevale, ci riporta ad un’Italia primitiva, governata dalle credenze, mostrando come le peggiori maschere siano quelle che la società ti cuce addosso. Infine la ricetta del mese propone un dolce dalla forte identità regionale: lo strauben.

Otello di William Shakespeare, Feltrinelli, € 9

Presumibilmente scritta nel 1603 dall’enigmatico personaggio di William Shakespeare, Otello, il cui titolo originale è The Tragedy of Othello, The Moor of Venice, è ad oggi una delle tragedie del Bardo meno citate e più affascinanti allo stesso tempo.  Ambientata a Venezia, la tragedia è divisa in cinque atti e vede sulla scena Otello, da cui prende il titolo l’opera, un dotato comandante moro al servizio della Repubblica di Venezia, che ha sposato in gran segreto la figlia del nobile Brabanzio, Desdemona. Il primo atto si apre con una scena notturna, durante la quale Iago, che è a tutti gli effetti il meschino protagonista del dramma, discute con Roderigo della scandalosa relazione tra Otello e Desdemona. Entrambi covano del risentimento nei confronti di Otello e decidono di vendicarsi dei torti subiti rivelando al nobile Brabanzio la verità sulle nozze segrete. Da questo momento la tragedia diviene un susseguirsi di intrighi e macchinazioni messe in atto da Iago, tanto astuto e abile manipolatore, quanto privo di scrupoli. Egli indossa svariate maschere e recita parti diverse pur di ottenere la tanto agognata vendetta: Iago si rivela un personaggio machiavellico, tanto seducente quanto letale per chiunque gli stia attorno. Da questa tragedia sono state tratte numerose trasposizioni cinematografiche, tra cui una piuttosto recente Iago (2009) che vede Nicolas Vaporidis nei panni di Iago e che fa virare il dramma verso una commedia, in cui la trama originale viene ampiamente rivisitata in chiave moderna.

Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello, Einaudi, € 8.50

«Che fai?» mia moglie mi domandò, vedendomi insolitamente indugiare davanti allo specchio.
«Niente» le risposi, «mi guardo qua, dentro il naso, in questa narice. Premendo, avverto un certo dolorino.»
Mia moglie sorrise e disse: «Credevo ti guardassi da che parte ti pende.»
Mi voltai come un cane a cui qualcuno avesse pestato la coda: «Mi pende? A me? Il naso?»
E mia moglie, placidamente: «Ma sì, caro. Guardatelo bene: ti pende verso destra.»

Così inizia l’ultimo romanzo di Lugi Pirandello, Uno, nessuno e centomila, quello considerato di migliore riuscita e sintetizzante il topos principale della sua poetica, le maschere e l’identità. Il protagonista di questo romanzo Vitangelo Moscarda, dopo l’osservazione della moglie sul suo naso, entra in una crisi di identità, che lo porta a riflettere sulla visione del mondo e la disgregazione dell’io. Così nell’opera ai vari accadimenti che si susseguono, come conseguenza a questa rivelazione, si intrecciano sempre più numerosi i monologhi e le domande, che Vitangelo si pone sulla sua identità, e su come lo vedano gli altri. Si viene così a creare un loop mentale intricatissimo, in cui il povero Vitangelo rimane intrappolato, giungendo alla pazzia. Rimane però al lettore rispondere alla domanda fondamentale: “Chi siamo? Uno, nessuno, centomila?”.

Donne che corrono coi lupi di Clarissa Pinkola Estés, Pickwick, € 15 

Vi siete mai chiesti che ruolo abbiano le fiabe all’interno delle varie culture? Generalmente nascono per trasmetterci delle morali, per insegnarci qualcosa, ed è proprio quello che ci spiega l’autrice del libro: Clarissa Pinkola Estés è una psicologa che ha studiato per circa 20 anni il ruolo della donna all’interno delle varie culture in diversi periodi di tempo, facendoci un quadro generale sul come è percepito e com’è mutato. Le fiabe prese in considerazione hanno tutte come protagoniste le donne e affrontano, chi più chi meno, le stesse fasi: l’iniziale ingenuità della donna che la fa vivere serena, la donna che cade in qualche trappola tesa dalla società maschilista e patriarcale e quindi soccombe perdendo sé stessa e la propria forza creativa, la donna che riesce a rialzarsi in seguito alla liberazione delle proprie catene, infine la sua rinascita. È considerato la bibbia delle donne, un must che tutti dovrebbero leggere almeno una volta nella vita, in quanto fa un ampio excursus su quella che è la psiche della donna, su come venga avvelenata e su cosa si debba fare per purificarla e farla tornare a splendere. Ci sono vari consigli e aneddoti su ciò, ma hanno tutti un denominatore comune: riscoprire la “Donna Selvaggia” che è in ognuna di noi, ovvero la parte più istintuale, la forza pura che ogni donna ignora di possedere. Invita a prenderci cura di noi stessi, a riscoprirci, ad andare avanti accettando il ciclo Vita/Morte/Vita che fa parte del modo in cui siamo al mondo.

Metti il diavolo a ballare di Teresa De Sio, Einaudi, € 16

Siamo a Mangiamuso, un piccolo paese nel cuore del Salento. La realtà rurale degli anni Cinquanta appare governata dalla rigida gerarchia sociale dettata dal denaro. La piccola Archina Solimene, figlia di Nunzio, porta in sé un grande segreto, un male inconfessabile, che si porta dietro come una zavorra e la fa ammalare. In paese tutti pensano che sia stata morsicata dalla taranta e, si sa, l’unico modo per far guarire i pizzicati è quello di metterli a ballare per liberarli dal male. Ed è a ritmo di pizzica che Teresa De Sio costruisce questo romanzo, intrecciando storie di personaggi e tempi narrativi, in un crescendo vorticoso che culmina in un’unica e terribile vicenda. Nella notte di Carnevale – la notte in cui la gente indossa panni non suoi «per dire qualcosa di definitivo sulla propria natura o per farne perdere completamente le tracce» – qualcuno scopre il terribile male che affligge Archina e gli equilibri di un paese rischiano di essere completamente stravolti. Una storia corale, cruda e potente, che ci riporta ad un passato segnato dalle credenze popolari e dai pettegolezzi delle malelingue, che creano maschere ad hoc che rischiano di plasmare per sempre l’identità delle persone.

STRAUBEN – a cura di Angela Serena Dorigatti

Visto che il tema del mese riguarda non solo le maschere, ma anche l’identità, ho deciso di proporre la ricetta di un dolce tipico della mia terra, il Trentino Alto Adige. Il dolce in questione non manca mai alle sagre di paese, alle feste di Carnevale e ai mercatini di Natale: gli strauben. Questo dolce prende il nome dal termine tedesco straub che descrive la sua forma tortuosa, a chiocciola e può essere realizzato in qualunque momento visto che richiede ingredienti che si trovano nella cucina di tutti.

Ingredienti (per circa 8 strauben):

  • 3 uova
  • 250 ml di latte intero
  • 50 gr di zucchero
  • 25 gr di burro
  • 200 gr farina 00
  • un pizzico di sale
  • 25 ml di grappa o liquore per insaporire (opzionale)
  • q.b. olio di semi per friggere
  • q.b. zucchero a velo
  • q.b. marmellata/Nutella per farcire

Procedimento:

Setacciare la farina e poi mescolarla con il latte, aggiungere il burro fuso, la grappa o il liquore e i tuorli d’uovo. A parte montare a neve gli albumi con un pizzico di sale e amalgamare poi il composto all’impasto. A questo punto munirsi di un imbuto (o di una sac à poche) e far colare l’impasto nell’olio bollente con un movimento circolare, formando una spirale e far friggere fino a ottenere una leggera doratura. Passare nella carta assorbente e farcire a piacimento con zucchero a velo, Nutella oppure marmellata. La versione alto atesina originale di questo dolce lo vede farcito con zucchero a velo e marmellata di mirtilli rossi.

Articolo a cura di Giada Penello, Federica La Terza, Angela Serena Dorigatti e Rossella Azzara

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