Tutti noi usiamo (o abusiamo di) Facebook, Twitter, Instagram, sbilanciandoci alternativamente verso l’uno o l’altro account: alcuni di noi preferiscono creare profili unicamente professionali, magari limitandosi a LinkedIn o all’ormai necessario uso di WhatsApp, Telegram o altre applicazioni di messaggistica istantanea; altri considerano Tumblr, Snapchat e affini una perdita di tempo – e, secondo l’antico adagio, una perdita di denaro.
Come risolvere questo conflitto nell’era della multimedialità? Ha senso condannare i social senza possibilità di appello e redenzione?
Per come sono strutturati We Heart It, Flickr, Vero e i loro colleghi, forse, la risposta è sì: esiste un margine di produttività legato al ruolo di “vetrina” che possono avere, alle potenzialità che certamente hanno come media di massa e alla conseguente visibilità che offrono a privati cittadini (ora potenziali influencers), organizzazioni profit e non, associazioni ed enti commerciali delle più svariate tipologie, ma per quanto riguarda la creazione di contenuti rischiano di avere un ruolo veramente marginale nel panorama globale.
Il discorso è già diverso se si passa a considerare piattaforme quali DeviantArt, YouTube e Wattpad, progetti estremamente validi per condividere arte, filmati e opere di propria invenzione: in inglese, gli autori sono indicati giustamente come “content creators”, meritando in tutto e per tutto l’appellativo.
È sempre di un social network che vorrei parlarvi in quest’articolo: si tratta di Trybe.one, un sito web che per meccanismo di gestione somiglia molto a Steemit: la particolarità di entrambi i portali consiste infatti nell’utilizzo del sistema delle blockchains e delle criptovalute associate (in questo caso, EOS) per ricompensare gli utenti attivi e vitali della community. Chiunque condivida articoli e contributi interessanti, utili e apprezzati riceverà così, per ogni voto favorevole, un compenso in token, poi convertibili nella valuta virtuale sviluppata da Daniel Larimer e Brendan Blumer. Amministrare i guadagni è infine possibile grazie ad un portafoglio digitale disponibile per il download su PlayStore: l’app da cercare è TokenPocket, come da icona in immagine.

Ma lasciamo la parola al video introduttivo che descrive il progetto:
“Volete imparare qualcosa di più sulle criptovalute, le blockchains, l’imprenditoria, la scienza o la tecnologia? Unitevi alla nostra community, dove ognuno di noi ha qualcosa da insegnare e da apprendere! A differenza degli altri social network, Trybe è basato sulla tecnologia blockchain e mette nelle mani degli utenti il potere monetario che ne deriva. Al posto che esporvi a clickbaits, annunci e fake news, vi forniamo articoli revisionati da un team di esperti: se avete conoscenze da condividere e creerete dei contenuti, verrete ricompensati dalla community tramite Trybe tokens. Qui potrete trovare molte persone che condividono i vostri stessi interessi e stringere nuove amicizie! Trybe è il social network che fa per voi”.
Il portale nasce con un indirizzo inevitabilmente tecnico-specialistico, ma di recente si sta aprendo a nuovi contenuti che vanno dal gaming alle rubriche di viaggio, dai consigli su salute e benessere ad articoli di economia: il primo set di argomenti, tuttavia, è molto utile per capire e addentrarsi nel meccanismo stesso che muove il sito, che al momento è facilmente comprensibile soltanto agli addetti ai lavori.
In linea generale, la logica del sistema rimane quella indicata dall’ultimissima frase della presentazione: gli utenti possono inviare e ricevere richieste di amicizia e seguirsi a vicenda, commentare e inviare messaggi nell’apposita chatroom, il tutto nel rispetto delle più comuni caratteristiche di un classico social network. Solo, con la possibilità di qualche guadagno in più.