“Abbiamo disabituato le persone ad ascoltare musica dal vivo”: Mattia Carlesso

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Mattia di musica dal vivo ne sa qualcosa: ha suonato in innumerevoli band, poi la carriera da solista

Non è un caso che abbia incontrato Mattia Carlesso proprio al blocco Music hall, storico locale di  Verona rinato da poco e uno dei pochi rimasti che propone ancora musica emergente dal vivo. Mattia di musica dal vivo ne sa qualcosa, ha suonato in innumerevoli band passando dal punk rock al rock alternativo, poi la svolta: dopo la fine dell’ennesimo progetto ha deciso di intraprendere la carriera da solista. La chitarra ce l’aveva,  voce e testi con del potenziale anche , non doveva fare altro che cominciare a registrare.

Dopo l’uscita del primo album (Età della voce) Mattia è tornato con il singolo Glaciazione pubblicato con l’aiuto di un produttore che ha segnato un ulteriore passo in avanti per il cantautore veronese. Abbiamo dunque parlato dei suoi nuovi progetti e del ruolo della musica nella società moderna. Ecco cosa ne è venuto fuori:

Nel 2017 è uscito il tuo primo progetto da solista  Età della voce: come è nato e perché hai deciso di chiamarlo in questo modo?
Età della voce è un disco che ho auto-prodotto senza ausilio di discografici o produttori; ho voluto unire i pezzi del mio repertorio che più mi piacevano e li ho pubblicati con la volontà di cominciare a farmi conoscere, altrimenti sarebbero rimasti inascoltati nella mia stanza. In realtà, però, riascoltandolo adesso mi rendo conto di avere fatto un errore: ho unito temi e sonorità troppo diversi tra di loro, senza un filo conduttore e quindi se  potessi tornare indietro sceglierei brani più pertinenti. Non c’è un vero motivo per cui ho deciso di chiamarlo così, semplicemente mi piaceva l’accostamento di queste due parole e quindi ho deciso di tenerlo. Ho pubblicato anche un video del singolo Madagascar anche esso completamente auto-prodotto, la visibilità non è stata esagerata ma sono comunque soddisfatto del lavoro svolto.

La copertina di Età della voce, uscito nel 2017

Hai iniziato a collaborare con un produttore: come siete entrati in contatto e come vi muoverete? 
A inizio 2018 mi ha contattato il produttore David Marchetti attraverso Villaggio Musicale, gli è piaciuto il mio progetto e abbiamo deciso dunque di collaborare pubblicando intanto tre singoli, il primo dei quali è uscito proprio pochi giorni fa  e si chiama Glaciazione. Adesso abbiamo intenzione di far uscire un’altra canzone tra qualche mese in modo da restare attivi e provare a bussare alle porte di qualche casa discografica. La nuova canzone parlerà di una situazione critica che riguarda una donna che ha avuto delle problematiche con un uomo e quindi io ho provato a mettermi nei suoi panni cercando di capire come potesse sentirsi cercando di trasmetterlo in musica. Abbiamo intenzione anche di fare molti concerti , aprirò qualche concerto abbastanza importante quest’anno, soprattutto nel periodo estivo.

Hai parlato di Glaciazione che è il nuovo singolo uscito proprio in questi giorni. Perchè avete scelto proprio questa canzone ?
Glaciazione è  una canzone vecchia in realtà, perché l’ho scritta quattro o cinque anni fa e mi è sempre piaciuta molto, dopo averla ascoltata è piaciuta anche a David e secondo lui avrebbe potuto funzionare anche sotto il profilo radiofonico e per questo abbiamo deciso di pubblicarla come singolo di lancio. Una cosa che mi piace di questo brano è che è stato pensato proprio con l’ambientazione che si vede nel video quindi con un’atmosfera vintage; io sono un amante del jazz e quindi ho ambientato la storia in un club di New York degli anni 20. Il testo parla di un uomo che si innamora follemente di una ragazza (che sarebbe la barista) ma lei in realtà non lo ama e lo usa solo per i suoi comodi. La svolta arriva quando lui decide finalmente di mollarla ma fatalità quella sera lei si presenta ancora più bella del solito, con un nuovo taglio di capelli e lui ci ricasca malamente.

Il video ha la capacità di  proiettare realmente chi lo guarda nell’atmosfera degli anni ’20… puoi dirci qualcosa riguardo la sua realizzazione?
Il video nasce da una mia idea condivisa poi con il regista dj Tilo di Vicenza che mi aiutato a sistemarla e l’ha attuata. Abbiamo trovato un bellissimo locale a Bardolino, lo Swing,che presentava proprio le caratteristiche che cercavamo e con l’aiuto di qualche comparsa siamo riusciti a girare il video. Non è stato facile in realtà perché abbiamo dovuto rimandare le riprese parecchie volte per vari motivi, prima i costumi che non sono arrivati in tempo poi le varie disponibilità del locale o delle comparse, insomma appena terminato non mi sembrava vero che fossimo riusciti a finirlo.

Mattia nel video di Glaciazione

Parliamo dei tuoi inizi da artista: com’è iniziato il tuo approccio con la musica?
Come tutti o quasi i chitarristi suonando punk in una band a 14 anni. Ho suonato per parecchi anni in diverse band facendo un sacco di generi diversi, ho suonato rock elettronico alla subsonica poi metal, rock alternativo e poi mi sono scoperto anche cantante solo da pochi anni quando in un nuovo gruppo che avevo formato serviva un cantante. Li ho provato a cimentarmi nel canto e ho capito che avrei potuto cimentarmi in questa disciplina.  È stato abbastanza traumatico perché ho iniziato a cantare con Elefante dei Ministri quindi una canzone non semplicissima, mi sono distrutto le corde vocali subito!

Perché non avevi mai cantato prima di allora?
Non mi sentivo all’altezza, mi piaceva cantare, però in tutte le band che ho avuto ci sono sempre stati dei bravi cantanti e quindi io mi limitavo a suonare la chitarra a parte qualche seconda voce, non avevo mai preso lezioni e anche per questo non me la sentivo. Poi ho formato insieme a due amici i Margutte oh! dove effettivamente serviva un cantante e quindi su consiglio del batterista ho provato io. Quel progetto era iniziato con l’intenzione di chiuderci tre mesi in sala prove, prendere il primo album dei Verdena e suonarlo tutto dal vivo, dall’inizio alla fine. Poi però dopo alcune prove abbiamo cominciato a scrivere pezzi nostri e abbiamo cominciato a concentrarci solo su quelli. Per necessità diverse poi il progetto si è sciolto e quindi ho deciso di intraprendere la carriera da solista. In tutte le band che ho avuto ho sempre scritto pezzi inediti quindi di materiale ne avevo dovevo solo realizzarlo, farlo uscire dalle pareti della mia stanza. Purtroppo per una band è più difficile perché non tutti hanno le stesse idee, le stesse convinzioni e gli stessi stimoli mentre ora essendo da solo posso gestirmi come meglio credo. Il mondo della musica è costoso e richiede tanto tempo.

Cosa ne pensi della discografia moderna, come si può inserirsi musicalmente in un contesto così ampio e difficile?
Sono molto critico nei confronti della discografia moderna, sembra quasi che si debba vincere per forza un talent per fare musica. Per carità dai programmi televisivi passano delle voci straordinarie ma mi piacerebbe sapere quante di queste si scrivono i testi. I talent show oggi giorno sono una sorta di karaoke fatto da gente che sa cantare, si cantano canzoni di altri addirittura sulla stessa base strumentale quindi senza neanche riarrangiarla. Quello che soffro di più della musica moderna è il testo, le canzoni non dicono niente a mio avviso, sarà anche perché sono cresciuto con artisti come Mogol, Battisti, Celentano, artisti che raccontavano delle vere e proprie storie e in tre minuti riuscivano a riassumere una vita. Per quanto riguarda l’inserirsi nel mondo musicale non ti so dire come ci si possa riuscire. Secondo me questi sono gli anni peggiori per fare musica, abbiamo disabituato le persone ad ascoltare musica dal vivo e quindi diventa sempre più difficile per un musicista inserirsi in questo contesto.

Strumenti come Spotify hanno permesso a chiunque di ascoltare la musica che vuole quando vuole e questo è bellissimo ma ha fatto si che si perdesse la magia di una volta. Mi ricordo che a 14 anni mi sono comprato il mio primo cd degli  Iron Maiden (No Prayer for the Dying)ci ho messo un mese per mettermi via i soldi e appena l’ho avuto in mano sono stato la persona più felice del mondo, l’ho consumato perché era l’unico modo che avevo di ascoltare musica.  Adesso queste sensazioni si sono perse, non c’è più la magia di un tempo, è diventato tutto più scontato e quindi non è più cosi’importante.

 

Come si può fare a riabituare la gente ad andare ad ascoltare concerti di band semi-sconosciute?Sicuramente cercando di riproporre buona musica, scommettendo  e soprattutto investendo sull’artista. Il mondo discografico di oggi è troppo veloce, nel giro di sei mesi passi da non essere nessuno a trovarti a suonare davanti a milioni di persone ed ovvio che prima di tutto ne esci stralunato, e poi non sei pronto, quindi il tuo successo è tanto veloce quanto evanescente e non può far altro che bruciarsi in fretta.
Una volta invece quando un produttore notava un artista non gli faceva incidere il cd subito ma prima lo faceva crescere, lo formava insegnandoli a stare sul palco a cantare e a crearsi un proprio stile. È difficile anche suonare facendo pezzi inediti perché ad esempio le tribute band vanno ancora tantissimo, sono formate da grandissimi musicisti ma vanno secondo me a togliere un po’ di spazio a progetti emergenti che meriterebbero più riscontro.  Secondo me bisognerebbe dare il giusto equilibrio e puntare un po’ di più sui gruppi originali, so che può essere difficile all’inizio per un gestore di un locale ma è l’unico modo che conosco per  non far morire la buona musica.

Non vi chiedo di capirmi ma di provare a comprendermi. Disilluso ed esagerato sono sempre stato convinto di non potermi accontentare, mi dedico a tutto ciò che mi appassiona nel miglior modo possibile. Studio lettere e amo la musica alla follia.