Il Coro Giovanile Regionale del Friuli Venezia Giulia, che ha alle spalle numerose esperienze di alto livello ed è ormai uno dei più rinomati cori giovanili sul panorama nazionale, ha avuto l’opportunità di partecipare al Concorso Internazionale della Città di Derry, località situata nelle lande dell’Irlanda del Nord, dal 25 al 28 ottobre 2019, proprio quando nell’aria c’era odore di preparativi per Halloween.

La piccola cittadina, vantando peraltro una lunga e ricca tradizione nell’amore per la coralità, ha accolto il Coro con grande gioia, cordialità e ospitalità: certo, i problemi nella comprensione del loro strettissimo accento ci sono stati, ma sicuramente possiamo definirlo un dettaglio irrilevante rispetto a quanto questo viaggio ha lasciato in noi.
La luce nordica ci ha accompagnati ogni mattina dal nostro ostello, situato nel bel mezzo di un parco naturale chiamato St. Columbus, lungo il Ponte della Pace, su cui abbiamo camminato spesso stringendoci nei nostri cappotti per proteggerci dal gelido clima, in modo da non perdere la voce prima di raggiungere il luogo delle prove.

Notevole è stato sin dall’inizio l’apprezzamento nei confronti della nostra realtà giovanile, che con grande orgoglio non solo ha rappresentato l’Italia ma prima di tutto una regione molto eterogenea al proprio interno dal punto di vista etnico ma in questo contesto più che mai amalgamata dalla musica, che ancora una volta è riuscita ad unire le differenze e a levigarle rendendole un’opera d’arte.

Durante il concorso, inaugurato proprio da questo Coro, i brani proposti sono stati quattro: Haec dies di William Byrd, essendo obbligatoria l’esecuzione di un brano rinascimentale; A Nywe Werk di Sean Doherty, essendo richiesta anche la presenza di una composizione di un autore irlandese (nel nostro caso corista dei New Dublin Voices, anch’essi in gara); Patriarcharum Vestigia di Andrea Venturini, compositore regionale che ha realizzato questo brano appositamente per noi in onore dell’anniversario dei 2200 anni dalla fondazione di Aquileia, dedicato ai santi Ermacora e Fortunato; O Sapientia di Tadeja Vulc, compositrice contemporanea slovena, già allieva di direzione corale della nostra direttrice.
Oltre ad aver ottenuto il quarto posto, il Coro Giovanile Regionale ha visto riconosciuto il proprio impegno vedendosi assegnato il premio per la migliore esecuzione di un brano scritto da un compositore irlandese.


Risultati a parte, che sono soltanto numeri simbolici, possiamo dire di avere imparato molto da questa esperienza: abbiamo vissuto in prima persona una messa irlandese, che è stata animata dal nostro canto che è stato accolto con gioia dai fedeli, abbiamo goduto di gustosi buffet a non finire, abbiamo portato noi stessi davanti a un pubblico insolito, misurandoci in contesti molto diversi tra loro e soprattutto dal solito, abbiamo mirato allo stesso obiettivo, convergendo assieme nello stesso messaggio: anche se il nostro percorso triennale si sta per concludere, le nostre voci non sapranno più dividersi. Saranno ancora lì, nel freddo che avvolgeva quei giorni, nei nostri abiti neri, nelle nostre trecce fatte all’ultimo ma con molta dedizione, negli occhi stupiti di cori provenienti da tutto il mondo che sono venuti a complimentarsi con noi, nella gratitudine di Doherty e di una giurata che si sono commossi per la nostra esecuzione di un brano a loro molto caro, tra i volti soddisfatti di chi ha creduto nella nostra realtà giovanile, come l’USCI Friuli Venezia Giulia che sempre ci ha sostenuti – e in questo con affetto vanno doverosamente ringraziati Pier Filippo Rendina, Paola Pini e il presidente attuale Carlo Berlese per esserci sempre accanto, qualunque cosa succeda, in qualunque circostanza felice come in qualsiasi magagna, perché bisogna ammettere che non mancano mai -, nel cuore della nostra direttrice Petra Grassi, che ci ha portati con consapevolezza, esperienza, esigenza, passione e grinta verso un risultato che mai all’inizio del nostro percorso avremmo immaginato di raggiungere e che grazie a lei invece siamo orgogliosi di aver conquistato.
Abbiamo raccontato la nostra storia, ci siamo confrontati con nuove realtà e siamo tornati con un bagaglio ricolmo di coraggio. Sì, quel coraggio di chi parte, si mette in gioco a dispetto della nostalgia che, come è naturale, non può che seguire a momenti come questi, e sa che tornerà diverso e migliore di quanto fosse il giorno della partenza.
Concludo con una citazione da Alunna delle Muse di Eugenio Montale, che sicuramente potrà servire d’ispirazione a tutti coloro che, come noi, potrebbero un giorno vivere tali esperienze, in modo che da esse possano trarre il meglio:
E ora parti
e non sia troppo chiuso il tuo bagaglio.
