Quando e come vi siete conosciuti? Ti ricordi il momento in cui avete deciso di formare una band? Come è nata l’idea?
Casualmente in prima superiore eravamo solo un gruppo di amici, di cui alcuni già suonavano, peraltro mica benissimo. Gli altri poi hanno seguito il loro istinto musicale innato (e la pressione psicologica da parte degli altri membri) che casualmente li ha portati a selezionare strumenti diversi e compatibili tra loro. Casualmente nel 2015 in occasione di una festa di compleanno del padre di un allora componente del gruppo abbiamo provato a esibirci per la prima volta assieme. Da lì ci è piaciuto talmente tanto che non abbiamo voluto più smettere. È anche vero che il cachet aiuta e il vino non cresce sugli alberi.
Quale genere preferite eseguire?
Tra Dorlini (il batterista) che propone di far cantare a Grazia una canzone dei Clash e Giovanni (il sedicente sassofonista) che propone pezzi urdu-nepalesi riarrangiati da un duo finlandese di flicorno baritono, la questione è controversa. Generalmente troviamo un punto di equilibrio su generi come Soul, Blues, Indie e Rock. Che è come dire tutto tranne la pizzica. Poi in realtà ogni tanto anche quella…
Se potessi esprimere l’essenza del vostro gruppo con un brano da voi eseguito, quale sarebbe e perchè?
Senz’altro il brano che più ci rappresenta è “Party Ora” (che si può trovare su youtube), perché in questa canzone c’è tutto quello che siamo: campanacci, un tastierista figo, troppa sessualità repressa tra i membri e un discreto passivaggressivismo postallergenico.
Utilizza una parola straniera per descrivere il significato del vostro “fare musica” e spiegane il significato.
“Die Kehre”. Vuol dire “la svolta” ed è un concetto molto importante della critica heideggeriana. Ogni volta che componiamo qualcuno sfodera la Svolta (un suono, un riff, un ritornello) che dovrebbe farci svoltare la carriera. Abbiamo svoltato così tante volte che son tre anni che giriamo in tondo.
Con che colore identificheresti il vostro sound?
Rosso mattone.
Grazia, cosa significa per te essere la voce di questa band?
Più che sentirmi “la voce” mi sento la mamma di un gruppo di pischelli esagitati. Credono di saper cantare o addirittura suonare, sono sempre sudati e non portano mai la maglietta della salute. Tre di loro poi secondo me ci provano. In realtà loro non sanno che sto progettando un golpe con cui finalmente li porterò a costituire una tribute band ai cori delle mondine.
Qual è la vostra arma vincente? Se non è un segreto, ovviamente…
Probabilmente il nostro punto di forza, oltre all’energia potenziale gravitazionale sprigionata dal nostro batterista mentre suona, è il sex appeal della sezione fiati, che con il loro sound così cool elevano il mood dell’happening. È anche vero che abbiamo un impianto talmente figo che farebbe suonare I cugini di campagna come i Queen.
Come amate rapportarvi all’audience? Cosa volete comunicare prima di tutto?
Solitamente ci piace apparire puliti dentro e belli fuori, ma soprattutto amiamo un rapporto coinvolgente e senza filtri. Prediligiamo il contatto fisico, d’altronde da quando Mariano ha smesso di giocare a calcetto il martedì sera, lo stage diving è rimasto la sua unica attività fisica.
Conservate il ricordo di un’esibizione particolarmente memorabile tra le vostre esperienze performative?
Tra le varie esibizioni memorabili, ce n’è una piuttosto recente che ci ha visti protagonisti di un remake del famoso Concerto nella Gabbia dei Blues Brothers solo con più buzzurri: era Friuli DOC 2018, e la sera del sabato ci siamo esibiti di fronte a un pubblico scatenatissimo, che però a causa di una grata e delle piante non riusciva a vederci. Hanno comunque ballato tutta la notte. Crediamo.
Che progetti avete per il futuro?
Stiamo lavorando ai brani del secondo album di inediti che finalmente porterà il nostro nuovo nome definitivo della band: “Il Mercatovecchio”. Oltre a questo abbiamo una serie di date nei prossimi mesi, tra Udine, Bologna, Trento e Bolzano. Siamo carichissimi. Raga, la SVOLTA!
Se poteste scegliere una città europea (o anche extra europea) in cui esibirvi, quale sarebbe?
Non ci siamo ancora decisi, ma per questa estate stiamo valutando di fare un tour esplorativo come musicisti di strada nelle principali città europee. L’obiettivo sarebbe rientrare nelle spese e ripetere l’esperienza l’estate successiva lungo la Via della Seta. Funzionerà? No. Scoprite come sul nostro profilo Instagram e sulla nostra pagina Facebook.
Grazie a The Sidewalk Band ed un grande in bocca al lupo per tutti i loro futuri progetti musicali!