Black Panther

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Perché la diciottesima pellicola di Marvel è diversa da qualsiasi altra che abbiamo visto finora

La prima volta che abbiamo visto il personaggio di T’Challa (Chadwick Boseman) vestito con il costume di Black Panther era nell’adattamento cinematografico di Capitan America: Civil War, e ha da subito catturato l’attenzione del pubblico per i segreti che lui e il regno del Wakanda sembravano nascondere.
Tuttavia, devo confessare che quando sono entrata al cinema per vedere Black Panther non avevo particolare interesse per la storia o per le vicende di T’Challa in Wakanda.

Ho dovuto ricredermi: quando il film è finito, mi sono resa conto di essere riuscita ad immergermi completamente nella storia e di avere apprezzato davvero il mondo costruito dal regista Ryan Coogler.

Black Panther è ambientato nel regno africano immaginario di Wakanda, dove viene narrata la storia del principe T’Challa, alle prese con uno degli eventi più importanti della sua vita: la morte di suo padre, il re T’Chaka. Lo spettatore viene presto a conoscenza del fatto che la forza di questa nazione risiede non solo nelle massicce riserve di Vibranio, un minerale duttile e resistente, ma anche nel modo in cui gli abitanti fanno uso di questa e altre risorse naturali per sviluppare tecnologicamente il regno. Con l’enorme responsabilità di difendere e governare questo Paese segreto immerso nel cuore dell’Africa, il principe T’Challa dovrà scoprire sé stesso per dimostrare al resto dei wakandiani che è degno di indossare la corona.

Nonostante Serkis venga annunciato come “il grande nemico di Wakanda”, finisce per essere un personaggio quasi secondario che apre la strada alla vera minaccia del film: Killmonger (Michael B. Jordan). L’antagonista è un soldato d’élite americano di origine wakandiana che non si sente parte né degli Stati Uniti né del Wakanda. Killmonger può mettere in pericolo il fragile equilibrio che mantiene la società Wakandiana in un posto privilegiato nel mondo e mettere in discussione la legittimità del trono in cui T’Challa siede. Ciò fa di lui non un semplice cattivo, ma anche un soggetto con motivazioni chiare e dirette: tornare nella sua terra, vendicare suo padre e aprire Wakanda al mondo per mezzo di armi, guerra e conflitto. È un personaggio intelligente e pericoloso, con una motivazione forse più forte del protagonista stesso.

La storia non è contaminata dalla presenza di Hulk, Tony Stark o Capitan America, ma è sviluppata e risolta localmente in Wakanda. Inoltre, Black Panther potrebbe benissimo funzionare come un film al di fuori del Marvel Cinematic Universe (MCU), dal momento che ha una personalità molto particolare che lo distingue dal resto dei film di questo ecosistema. Il suo carattere distintivo è anche una conseguenza della colonna sonora prodotta da Kendrick Lamar, che ha superato le aspettative di tutti i fan Marvel; la sua forza ed energia esaltano le scene chiave del film. Per anni la colonna sonora è stata un punto debole nei film di supereroi Marvel, fatta eccezione per Guardiani della Galassia e Thor: Ragnarok.
Vale la pena menzionare anche il cast, composto per il 95% da attori di origine africana. Mentre nel resto dei film Marvel i personaggi africani o femminili non sono altro che aiutanti degli uomini bianchi, in Black Panther accade il contrario: i personaggi bianchi non arrivano mai ad occupare posizioni di rilievo all’interno del film, ed i ruoli importanti della società del Wakanda sono occupati da donne. Per esempio, Nakia, l’interesse romantico di T’Challa, non è una semplice aiutante, ma anche una spia che ha la grande capacità di mettere il protagonista sullo sfondo quando agisce.

Uno dei punti forti di Black Panther è l’attenzione che il regista riserva all’origine, le abitudini e le dinamiche sociali del popolo wakandiano. Ci presenta un mondo totalmente nuovo in cui ci sono diverse fazioni con altrettanti modi di vedere la vita: alcune cercano di incentivare lo sviluppo tecnologico, mentre altre sono più radicate alla tradizione. E anche se T’challa rispetta il suo passato, dimostra propensione alla modernità mettendolo in discussione.

In definitiva, ciò che rende speciale Black Panther è un concetto quasi assente nei precedenti film Marvel: la rappresentazione. Sicuramente non è il primo film in cui l’eroe è nero: a tal proposito, Steel e Spawn sono stati i pionieri nel 1997. Anche Blade e Luke Cage rientrano nella categoria, avendo inoltre riscosso un buon successo fra il pubblico. Ma la dimensione del “fenomeno” Black Panther, l’interesse che ha generato ed il modo in cui è riuscito a rappresentare una nazione africana tecnologicamente avanzata, ma comunque carica delle proprie tradizioni e costumi, fanno di Black Panther un film Marvel fondamentale in un’era in cui il presidente degli Stati Uniti si riferisce all’Africa come un “gabinetto”.