La sfilata che attraversa i generi

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Pierre Davis porta in passerella la prima collezione transgender alla New York Fashion Week

Ha debuttato a New York il 4 febbraio 2019 la prima collezione No gender (senza genere sessuale) della designer transessuale Pierre Davis.

Il marchio, registrato a Los Angeles, si chiama No Sesso e ha sfilato presso i Pier59 Studios per l’apertura della moda maschile alla New York Fashion Week, spaziando tra capi d’abbigliamento eleganti, sportivi e casual e mixando insieme colori e temi per dar vita ad un incredibile spirito “Glamazon” (unione tra Glamour e Amazon).

Pierre Davis, 29 anni, nata uomo, ha raccontato che la sua collezione si basa sul voler imprimere nelle menti degli spettatori l’idea di “una comunità più coesa e far realizzare loro che non tutto ciò che ci circonda è estetica o commercio, ma anche umanità”. Alla sua sfilata hanno partecipato modelli e modelle, indossando in ugual misura gonne, bustini succinti e pantaloni in pelle lucida.

La sua collezione provocatoria promuove l’importanza di dare uguali opportunità a prescindere dall’identità sessuale, soprattutto in un settore come quello del fashion, in cui secondo la stilista, esistono ancora grandi ostacoli alla parità.

Nonostante negli ultimi anni abbiamo assistito ad un graduale sdoganamento del tabù transgender, in larga parte grazie al mondo della moda, alcuni come la Davis restano scettici. Tra i numerosi esempi di modelli/e irrotti con successo sulle scene internazionali, ricordiamo senza dubbio il caso di Lea T (Lea Cerezo), la prima modella transgender a partecipare ad una campagna pubblicitaria di alta moda, divenendo l’icona di Riccardo Tisci per Givenchy.

Impossibile anche dimenticare il #oneofakind della sessualità anticonformista degli scatti di Bettina Rheims per Sisley, per la quale “è necessario provocare reazioni ed emozioni nelle persone, anche quando esse sono la rabbia o la paura”.

Sfidando gli stereotipi, il mondo transgender colleziona un successo dopo l’altro scatenando accese polemiche da un lato e creando grandi consensi e curiosità dall’altro. Se i più conservatori reclamano una separazione netta tra i generi, gli animi più infiammati come quello di Pierre Davis “minacciano” esibizioni più compromettenti e ambigue di tutte le precedenti.

Per quanto ci riguarda, non vediamo l’ora!

Articolo di Rossella Lorusso