Benvenuto, lettore, nel nostro piccolo caffè letterario.
Uno spazio pensato dai nostri autori per riflettere, attraverso i libri, sulla nostra società e sul mondo che ci circonda. Questo mese la nostra attenzione si concentra sul tema della guerra e della memoria. I consigli di lettura che vi proponiamo spaziano nel genere: dai romanzi, alle biografie e ai saggi, fino ai fumetti. Non c’è forma in cui la letteratura non sia in grado di farci pensare. E come in tutti i caffè letterari che si rispettino, anche il nostro coniuga lettura e buon cibo e vi proponiamo una ricetta ispirata al tema analizzato.

Il rogo nel porto di Boris Pahor, Zandonai, € 15.30
Boris Pahor, con uno stile diegetico sofferto e spiazzante per quanto crudo, realistico e aspro, apre il proprio cuore nella raccolta di racconti chiamata Il rogo nel porto, in cui dipinge innanzi a noi lettori diversi quadri tinti di un colore azzurro grigiastro che ricorda la polvere mischiata alla salsedine del mare triestino e, perché no, delle lacrime degli sloveni, compatrioti dell’autore, che hanno dovuto subire a testa bassa, e pagandone duramente le conseguenze, l’occupazione italiana della Slovenia e di Trieste nel Novecento. L’autore ci accompagna in diversi angoli della sua Trieste, addirittura a Gorizia quando ci narra di Lojze Bratuz, direttore di coro trascinato via durante le prove da alcuni ufficiali. Per non parlare di Julka, che per aver detto qualche parola in sloveno viene appesa dalla maestra all’attaccapanni della classe con le sue treccine adornate da graziosi fiocchetti che paiono farfalle posate sui ganci, mentre viene privata del suo nome e chiamata Giulia, perché lo sloveno non si deve sentire, neppure se il suo vicino di banco Danilo, nonché suo migliore amico, lo parla come lingua madre. L’universo di Pahor, per quanto limitato ad una realtà regionale e di confine, spazia nell’animo umano con un’avvincente capacità di agghiacciare, coinvolgere, creare con fragile altisonanza i contorni di quella che è stata una vita così difficile che ha fatto fatica a superarne il ricordo anche lo stesso popolo che l’ha vissuta solo in parte, anche tramite i racconti dei nonni o dei genitori. A noi, avvolti tra le sue pagine, non resta che ascoltare, conoscere, ricordare più di tutto.

La madre del riso di Rani Manicka, Mondadori, € 10
La lettura di Madre del Riso è appassionante e cruda allo stesso tempo. Pochi libri sono in grado di far provare un tale senso di angoscia, di triste empatia e di orrore davanti alle atrocità che può compiere l’essere umano quando decide di dare il peggio di sé. Rani Manicka, l’autrice, racconta la storia di una famiglia malese che si sviluppa a partire dalla madre del titolo: Lakshmi. Cresciuta sull’isola di Ceylon a inizio Novecento, ancora bambina si vede promessa in sposa a un uomo anziano, all’apparenza un ottimo partito, che però si rivela una grande delusione, così come la vita infelice che Lakshmi condurrà in Malesia con lui una volta trasferitasi. Le cose precipitano ulteriormente nel momento in cui inizia l’occupazione giapponese e Lakshmi si ritrova a difendere la sua famiglia con ferocia, e in particolare la figlia a lei più cara. Da questo momento il dolore della protagonista, dapprima intimo e personale, diventa il dolore di una generazione e di un popolo a causa delle violenze indicibili perpetrate dai soldati giapponesi e descritte senza pena né pudore dall’autrice. In questa saga famigliare ogni personaggio ha una sua voce, ogni episodio è descritto da angolature diverse, è vissuto, ricordato e raccontato in maniera differente, offrendo al lettore più prospettive e finendo col farlo sentire a sua volta partecipe del dolore e delle gioie dei protagonisti.

I sommersi e i salvati di Primo Levi, Einaudi, € 12
L’ultima opera di Primo Levi, scritta a 41 anni dalla fine del secondo conflitto mondiale, è un’attenta analisi della logica dello sterminio di massa. Gli esempi nella storia sono molteplici, si tratta di un fenomeno universale, che in fondo non è connotato né da una nazionalità o da una religione. Chiunque può diventare carnefice e Primo Levi riflette sull’esperienza che lui ha vissuto in prima persona per capire come si plasmino le coscienze di un popolo, come si riesca a disseminare un odio razziale e religioso piegando le menti ad una connivenza senza eguali. «Le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre» ed è questo il motivo per cui bisogna riflettere innanzitutto sulla memoria, riconoscendo che essa è fallace, facilmente condizionabile, specialmente quando si fa leva sulle emozioni per appropriarsi della razionalità della mente umana. In questo saggio viene coniato il termine della “zona grigia”, costituita da tutte quelle persone che hanno barattato la loro coscienza per una labile garanzia di sopravvivenza e hanno collaborato con i carnefici. Una zona grigia di omertà a cui tutti noi rischiamo di aderire, quando le dinamiche della storia tornano a ripetersi.

La corsara di Sandra Petrignani, Neri Pozza, € 29
Sandra Petrignani, in questo libro, arrivato quinto al concorso Strega del 2018, tenta di ricostruire la storia e la personalità di Natalia Ginzburg, famosa scrittrice, editrice, e giornalista del Novecento. Nell’opera presenta l’autrice attraverso le sue parole, i suoi scritti, e le dichiarazioni di coloro che l’hanno conosciuta. Si viene a creare così una dettagliata descrizione dell’ambiente antifascista, costituitosi intorno alla casa editrice Einaudi, ricco delle più importanti figure del periodo, della loro esperienza e dei loro ricordi. Il racconto si dilata fino al periodo degli anni novanta, con la descrizione del dopo guerra e degli anni di piombo, filtrato sempre attraverso lo sguardo di questi personaggi principali. L’autrice è inoltre riuscita a colmare, tutti i vuoti riguardanti la figura riservata di Natalia, che nonostante il romanzo autobiografico Lessico famigliare, dà una visione distaccata della propria vicenda familiare, senza essere mai protagonista, segretando ogni più profonda emozione, anche nei momenti più drammatici. La Petrignani attraverso una accurata ricerca e ricostruzione, è riuscita così a portare alla luce la vera personalità di “Corsara” di Natalia Ginzburg.

Kobane Calling di Zerocalcare, Bao Publishing, € 20
Kobane Calling nasce dall’idea di condividere con i lettori più di un semplice “diario di viaggio” in una zona di conflitto internazionale, di voler dare qualcosa di più di una testimonianza, dalla voglia di raccontare una realtà molto lontana dai riflettori dei media internazionali ma non per questo inesistente, una realtà che sembra essere la mela della discordia di molti Stati e la vergogna di altri, una rappresentazione dell’umanità nella sua forma più atroce, disarmante e nello stesso tempo anche magnifica. Zerocalcare (nome d’arte di Michele Rech) parte con un gruppo di volontari romani per tre viaggi che in un anno lo portano ad attraversare ben tre Stati: Turchia, Iraq, Siria, fino alle porte di Kobane. La graphic novel racconta, attraverso incontri con membri dei gruppi armati e testimonianze dirette i vari la condizione dei civili, le battaglie che hanno consumato il territorio, la resistenza dei peshmerga contro l’ISIS e l’incontro con le bande femminili curde armate. Lo scopo dell’autore è mantenere una narrazione oggettiva, senza condanne morali o patteggiamenti per una delle molteplici parti in gioco, tuttavia non si può non notare l’ironia, lo spirito critico verso alcune contraddizioni intrinseche agli interventi bellici ed il coinvolgimento emotivo di tutti i protagonisti. Il testo tocca, inevitabilmente, molteplici “tematiche calde” ma quella che più arriva ai lettori è la speranza “di coloro che sono rimasti”. A pochi chilometri di distanza da Kobane, infatti, sorge la regione indipendente di Rojava, a maggioranza curda, che raccoglie coloro che continua a battersi contro l’ISIS e i civili che cercano rifugio. Ed è proprio in questo piccolo lembo di terra che i curdi, insieme alle altre minoranze presenti, cercano di creare una propria “utopia democratica”: uno Stato federale che possa raccogliere tutte le etnie e minoranze religiose che da sempre hanno abitato la Siria e garantire loro equo rispetto, libertà di culto e soprattutto pace. Ma accanto alla voglia di rinascere e creare un futuro migliore, c’è la volontà di non dimenticare il passato, né tanto meno il dolore che esso ha portato, perché è proprio ricordando ciò che è successo “ieri” che “oggi” si riescono a mettere i mattoni per costruire il futuro che “domani” tutti condivideremo.
Madeleine – a cura di Angela Serena Dorigatti
Quando penso al tema del ricordo e della memoria, non posso non pensare a una lezione di letteratura cui ho assistito alle medie. È paradossale che me la ricordi ancora perché è passato un decennio, ma il ricordo è ancora vivido nella mia mente; si commentava un testo del libro di antologia: Les Petites Madeleines di Proust. L’autore definisce “la sua piccola madeleine” quel momento improvviso, nostalgico e allo stesso tempo quotidiano, in cui un odore, un suono, un profumo, un sapore, un nonsoché ci riconduce improvvisamente a un ricordo del nostro passato. E parlando di sapori…lo sapete come si fanno le madeleine?

Ingredienti:
- 120 g uova intere (2 grandi)
- 120 g zucchero semolato
- 100 g farina 00
- 3 g lievito per dolci
- 100 g burro fuso tiepido
- q.b. burro per lo stampo
- q.b. farina per lo stampo
Procedimento:
Le madeleine vanno preparate in due momenti, l’impasto viene preparato la sera, mentre si procede con la cottura il giorno successivo.
La sera bisogna montare le uova a neve con lo zucchero per 5 minuti, aggiungere un po’ alla volta la farina e il lievito dopo averli setacciati, aggiungere il burro fuso e mescolare il tutto. A questo punto versare l’impasto in un contenitore e far riposare in frigo per tutta la notte. Il giorno successivo si procede alla cottura, quindi preriscaldare il forno a 250°, imburrare e infarinare lo stampo e quindi regolare la temperatura a 220°. A questo punto versare una noce d’impasto in ogni formina (se non avete le formine delle madeleine potete provare a dare all’impasto la loro forma caratteristica con una sac à poche) e infornare per 8-10 minuti. Una volta sfornate togliere subito le madeleine dallo stampo e farle raffreddare prima di gustarle.
PS: per una variante più golosa, intingere nella cioccolata sciolta una volta pronte e mettere in frigo per una mezz’oretta.
Articolo a cura di Federica La Terza, Mirjam Frakulla, Giada Penello, Anna Tonazzi e Angela Serena Dorigatti