Intervista a: Matias di Stefano

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“Dimentico spesso che sia lavoro, è la mia vita “

Di questi tempi è sempre più difficile pensare di riuscire a fare il proprio “lavoro dei sogni”. Sembra sempre un traguardo impossibile da raggiungere e solo per pochi “eletti” che sono stati “raccomandati” o hanno avuto chissà quale “aiuto divino”. La realtà però è ben diversa, come può testimoniare Matias di Stefano, un esempio di quella fantomatica fuga di cervelli, malattia che sembra colpire sempre più menti geniali della nostra nazione. Lui, per fortuna, in Italia qualche volta ci torna. Ad esempio il mese scorso, a Parma, dove l’ho incontrato e dove ho potuto scambiare qualche chiacchiera con lui per ben due ore prima di accorgermi che l’intervista l’avevamo praticamente già fatta. Peccato che io non avessi registrato nulla di ciò che era stato detto. È stato lui, però, a cercarmi a fine show prima di ripartire per un altro viaggio. Matias forse lo ricorderete perché nel 2015 approdò con la sua band (i traccia24 ) sul palco di X-Factor. Adesso Mat ha abbandonato le vesti da chitarrista, ma la musica è rimasta una costante della sua vita. Anzi, è diventata il suo lavoro. Nelle vesti di live sound engineer , production manager musicista segue in tour artisti della scena pop-rap come Gionny Scandal e pilastri della musica hip-hop in Italia come Mondo Marcio. 

Nel 2017 si è trasferito a Londra ed è stato ammesso, con soli 20 posti disponibili in tutto il mondo, all’Abbey Road Institute dove ha conseguito un master in ingegneria del suono e produzione musicale presso gli Abbey Road Studios: lo studio di registrazione più  prestigioso d’Europa. Dove artisti come The Beatles, Pink Floyd etc. hanno scritto la storia della musica. Ecco cosa mi ha raccontato:

 

Matias, tu vieni da un passato da musicista, hai suonato la chitarra per molti anni nei traccia24. Quanto ti ha aiutato questa esperienza da musicista nel momento in cui hai deciso di passare dall’altro lato del palco come fonico? Come e quanto esperienze del calibro di X-Factor hanno inciso nella tua carriera?

L’esperienza da chitarrista mi ha aiutato tantissimo, al 200%. Soprattutto perché mi ha permesso di capire cosa un musicista si aspetta da me. Per quanto riguarda il mio lavoro di fonico, mi piace molto in qualche modo “coccolare” la band per la quale devo seguire lo show. Soprattutto se il rapporto è a lungo termine, come nel caso dei tour. Mi preoccupo soprattutto dei piccoli dettagli, dall’altezza dell’asta del microfono al suono della chitarra che preferiscono. Per dare il loro meglio devono fidarsi di me e per ottenere questo rispetto devo immedesimarmi, mostrare sicurezza e far sentire tutti a proprio agio. X-Factor, invece, è stata un’esperienza molto motivante, vissuta come band. Poi ti dà qualcosa in più perché ci si sostiene, non sei da solo. Ci ha richiesto un grande salto a livello di preparazione musicale, ma lo abbiamo vissuto con spensieratezza e divertendoci senza aspettarci troppo. È stato formativo al massimo e li ho potuto scoprire il lavoro assurdo e inimmaginabile che si svolge dietro le quinte. È tutto in diretta e velocissimo, scenografie che cambiano in due minuti. É forse da lì che mi sono innamorato del lato pratico che non si vede della musica.

Quando hai capito che la musica avrebbe avuto un ruolo fondamentale nella tua vita?

Ho cominciato come ascoltatore dopo aver scoperto l’Ipod di mia sorella Florenzia. Al suo interno c’erano band come AC/DC, Queen etc. In questo modo mi sono avvicinato al rock ed ovviamente cercavo di imitare Brian May alla chitarra. Ho cominciato all’età di 11 anni, tardi rispetto ai miei amici che già suonavano. All’inizio è sempre stato solo divertimento che pian piano si è trasformato nella consapevolezza di qualcosa di più grande. Ho la fortuna di aver sempre avuto la mia famiglia al mio fianco. Mi ha sempre supportato aiutandomi a tenere la musica come priorità,  senza dimenticare mai i doveri di un ragazzino. Ho iniziato dunque come musicista in una band ed è anche grazie a questa che ho aperto gli occhi e sono riuscito a capire il mondo dell’industria musicale. Nel frattempo mi sono, piano piano, avvicinato all’ingegneria del suono registrando le prime demo della band in casa. Quello è stato il punto definitivo in cui ho capito che vivere di musica non è solo un sogno ma si può realmente fare. Mi sono impegnato parecchio e nel 2013 , insieme a mio padre e mia sorella (cantante degli ex “LAVA LAVA LOVE”), ho dato vita al Fabfour Music point, struttura che ospita al suo interno uno studio di registrazione, sala prove, produzione video e corsi d

i musica. Un modo per dare a tutti la possibilità di conoscere ed avvicinarsi al mondo della musica.

Come mai questa scelta di andare a Londra?

Ormai ho capito che ogni mia scelta è dettata dalla curiosità e dal desiderio immenso di imparare, osservare e rielaborare. Volevo mettermi al posto di chi crea, al posto di chi solitamente cambia le carte in tavola e le regole dell’industria. Sono qui perché questa città ti permette di entrare a contatto con tutte le culture diverse del mondo e di “rubare” il tuo piccolo souvenir da ognuna di loro.

In un mondo come questo quant’è difficile passare dal lato teorico finché sei negli “studios” al lato pratico quando devi settare i suoni per lo show?

Non ti nego che, poco prima dello show, le prime volte mi sembrava di morire. Percepisco ancora molta ansia e responsabilità perché, alla fine, io sono il punto di contatto tra la band e il pubblico e quindi da me dipenderà buona parte della riuscita della serata, ma ho imparato a gestirla. Bisogna essere trasparenti ma anche precisi. I musicisti devono fidarsi di te, quindi bisogna nascondere l’ansia, sorridere ed anche se hai un problema gigante non farlo notare. Abbey Road ti insegna anche tutto questo. Ti mettono sotto pressione, inseriscono apposta dei problemi da risolvere, poi è solo questione di tempo. Io ho avuto la fortuna di aver iniziato a 16 anni nei locali piccolini e quindi ho fatto la mia esperienza. Questo mi ha aiutato tanto anche quando ho dovuto seguire il tour di Gionny scandal, dove la tensione era altissima e il lavoro è stato tantissimo. Ho dovuto ripensare più volte a come ho iniziato cinque anni prima nei locali e come affrontavo le diverse situazioni. Fortunatamente tutto è andato per il meglio e l’emozione di tornare a casa dopo lo show sold-out all’Alcatraz di Milano è stata immensa.

(Matias insieme a Gionny Scandal dopo il sold-out all’Alcatraz)

 

Com’è la vita a Londra? Ti sei ambientato bene ?

Costosa. No dai, alla fine neanche troppo. C’è stato un periodo in cui ho pensato di rimanere lì, poi invece ho deciso di tornare. Farò un po’ di avanti-indietro. Mi sono ambientato subito, è una città che da spazio a tutti, dalla differenza di cultura alla differenza di gusto musicale, è davvero multietnica come città per questo si riesce a fare amicizia con tutti. Lì si parla il linguaggio universale della musica, si può soffrire un po’ di solitudine all’inizio ma è normale. Gli italiani sono molto stimati, culturalmente e caratterialmente parlando. A Londra penso siano quasi più degli inglesi ormai.

Sei riuscito a fare della tua passione un vero lavoro, qual’ è il segreto per riuscirci?

Se tu una cosa la vuoi avere, la puoi avere, devi solo cominciare a pensare per “gradini”. Io nel 2010 non avrei mai pensato di arrivare agli Abbey Roads, nel 2015 avevo deciso di andarci ma non mi sentivo pronto, due anni dopo mi sono candidato.
Una volta deciso cosa conta veramente per te, cominci a dedicare tutta la tua vita alla sua realizzazione. Tutti hanno la scuola, tutti hanno il lavoro ma non bisogna trovare scuse. Continuare a crederci e a dedicarci il giusto tempo è il segreto per far si che i risultati arrivino. La musica ti chiede tanti sacrifici, non c’è dubbio, ma quello che ti regala ogni giorno è il dono che neanche cento Babbo Natale messi insieme potranno mai portarti.

Non vi chiedo di capirmi ma di provare a comprendermi. Disilluso ed esagerato sono sempre stato convinto di non potermi accontentare, mi dedico a tutto ciò che mi appassiona nel miglior modo possibile. Studio lettere e amo la musica alla follia.