Lisa Paravan, la voce dei Blue Cinnamon, ci racconta il percorso di questo gruppo: coesione non solo musicale e professionale ma soprattutto emotiva. Melodie che, nella loro particolarità e ricercatezza, ci fanno entrare in un’atmosfera intima, dipinta di un intenso blu notte.
Scopriamo assieme a lei i punti salienti della loro crescita musicale attraverso le domande poste dalla nostra Anna Tonazzi.
Quando e come si è formato il vostro gruppo?
Ci siamo conosciuti quasi otto anni fa grazie alla musica: siamo entrati a far parte entrambi dello stesso gruppo che però dopo qualche anno si è sciolto. Dopo aver portato avanti progetti in maniera indipendente, nell’autunno 2016 abbiamo deciso di riprendere a suonare assieme con questa “formazione ridotta”.
Quale genere preferite eseguire nel vostro repertorio?
È difficile indicare un genere solo perché entrambi spaziamo molto a livello di ascolti e riferimenti musicali; di certo ci siamo ispirati molto alla scena grunge degli anni ’90, in particolare all’atmosfera degli MTV unplugged, proponendo anche brani “di nicchia” che ci emozionano particolarmente. Tuttavia non ci siamo mai imposti un limite da questo punto di vista, preferendo riadattare brani che ci piacciono, a prescindere dal genere. Per quanto riguarda i nostri inediti invece le influenze sono molteplici e in ogni brano cerchiamo di far confluire l’esperienza musicale e i gusti di entrambi, per poter creare qualcosa che possa piacere, allo stesso tempo, a noi e a chi ci ascolta.
C’è un brano a cui siete particolarmente legati?
I brani a cui siamo più legati sono la prima cover che abbiamo registrato e il primo inedito che abbiamo scritto come duo. La prima è Black dei Pearl Jam, un’intensa ballad dal loro primo album Ten. Il nostro inedito invece si intitola Stolen e per chi vuole ascoltarlo è disponibile sul nostro canale YouTube assieme ad altre registrazioni.
Quale esibizione vi ha dato maggiore soddisfazione e perché?
È difficile pensare ad un live in particolare, più che altro ci sono rimasti impressi degli episodi in cui abbiamo avuto un feedback positivo da parte di chi ci stava ascoltando, nonostante stessimo proponendo nostri inediti o brani non così popolari. Capire di riuscire a trasmettere le proprie emozioni a qualcun altro, rendendolo partecipe, è sempre la cosa più bella per un artista. Ci vengono in mente una serata al festival di Majano, in cui parte del pubblico ha tirato fuori gli accendini mentre suonavamo Hunger Strike dei Temple of the dog, e un pomeriggio in cui abbiamo deciso di suonare per strada a Udine e molti passanti si sono fermati ad ascoltarci.
Che obiettivi vi ponete per il futuro? Avete progetti?
Al momento abbiamo deciso di concentrarci sulla composizione di inediti per poter presentare a chi ci segue qualcosa di veramente rappresentativo di entrambi. Non escludiamo la possibilità di raccogliere tutto il materiale in un album in futuro.
Ci piace entrare in intimità con chi ci ascolta, quindi più che su grandi palchi (sui quali ci si esprime più attraverso energia esplosiva) preferiamo stare alla stessa altezza del nostro pubblico, in una situazione raccolta, che sia in un locale o all’angolo di una strada, cercando sempre di creare un’atmosfera accogliente.
Vi interesserebbe condividere concerti con altri gruppi europei o viaggiare per far conoscere la vostra musica o preferireste rimanere in Italia?
Come tanti artisti abbiamo anche noi il sogno di essere apprezzati all’estero, ma recentemente abbiamo rivalutato l’importanza di esprimerci attraverso quella che è la nostra lingua. Ci piacerebbe poter avvicinare il pubblico che ci sta intorno al genere che ci rappresenta di più, nonostante non sia così popolare in Italia e i riferimenti siano inevitabilmente stranieri. Anche per questo da poco abbiamo deciso di provare a trasmettere gli stessi “colori” e lo stesso sound anche attraverso l’italiano.
Avete mai pensato di partecipare a un talent show o un’audizione?
Abbiamo già partecipato ad alcuni contest in regione sia individualmente che come duo, ma riteniamo che l’aspetto positivo di questo tipo di eventi non sia tanto la competizione (che spesso rischia di far passare messaggi sbagliati) quanto piuttosto la possibilità di confrontarsi con altri artisti e il parere di giudici con una certa esperienza: può essere un’occasione di crescita, che permette di scoprire idee e modalità di connessione col pubblico differenti dalle nostre.
Per il momento ci stiamo concentrando più sull’aspetto compositivo che sui live, quindi consigliamo ai lettori di seguirci sui social e sul nostro canale YouTube per rimanere aggiornati su come procede il nostro lavoro e su quali saranno gli appuntamenti futuri.
Con che colore descrivereste la vostra musica?Come dice già il nostro nome, blue is the color! È sicuramente il più rappresentativo delle emozioni che cerchiamo di trasmettere con la nostra musica.
Connessione. Per entrambi la musica è qualcosa che permette di connettersi con sé stessi innanzitutto, imparare a scavarsi dentro e tirare fuori quello che si trova; e connettersi con gli altri ovviamente, trasmettendo un messaggio al di là di qualsiasi tipo di ostacolo.