The Sisters Brothers

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Il primo western di Jaques Audiard tra pallottole e sentimenti con un cast sensazionale

Schermo completamente buio. Silenzio. Uno sparo. Un flash improvviso illumina la scena nell’oscurità della notte. Un’altra breve rapida sequenza di spari. «Siamo i fratelli Sisters Non ce la farai mai!» si sente urlare in lontananza. Continuano gli spari e tra i loro bagliori intravediamo una landa desolata, una casa e un paio di alberi.

Con fortissimo impatto si apre The Sisters Brothers (I fratelli Sisters nella traduzione italiana), l’ultimo film del regista francese Jaques Audiard, Palma d’Oro per Deephan – Una nuova vita (2015) e Gran Prix speciale della giuria a Cannes per Il profeta (2009). Prima opera western e in lingua inglese del regista d’oltralpe, The Sisters Brothers è stato presentato in concorso alla 75° Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia lo scorso settembre, aggiudicandosi il Leone d’Argento per la miglior regia. La pellicola è uscita nelle sale italiane il 2 maggio, a più di sei mesi dalla première americana il 21 settembre.

Tratto dall’omonimo romanzo picaresco dello scrittore canadese Patrick deWitt, col titolo italiano Arrivano i Sisters (2011), la storia racconta le vicende dei fratelli Sisters, Eli e Charlie, interpretati rispettivamente da John C. Reily e Joaquin Phoenix, di cui è inutile celebrarne la bravura (scherzo, lo farò un po’ più avanti). Ci troviamo nell’Oregon del 1851. I due lavorano come sicari al servizio del commodoro: famosi per la loro efficacia, rapidità e brutalità, tutto il far west li conosce e li teme.

I due fratelli sono caratterialmente agli antipodi: Eli è un uomo molto sensibile, molto riflessivo e introspettivo (il romanzo è raccontato infatti dal suo punto di vista), estremamente legato al fratello e proprio per stargli accanto e proteggerlo continua a lavorare come sicario, sebbene la sua indole non sia per nulla violenta. Charlie, al contrario, è un uomo aggressivo e imprevedibile: segnato da una difficile relazione col padre, su cui pian piano lo spettatore apprende tante cose, Charlie cerca continuamente conforto nei fondi di bottiglia.

L’avventura comincia quando ai due viene affidato un nuovo compito: rintracciare il chimico Hermann Kermit Warm (Riz Ahmed), che ha scoperto una formula chimica in grado di rendere luminoso l’oro nei letti dei fiumi. L’utopia di Warm si allontana dalla proverbiale sete di ricchezza della famosa corsa all’oro: la sua idea è quella di trovare denaro per finanziare una società di sapienti e scienziati in grado di migliorare le condizioni dell’epoca. Un cowboy mecenate. Sulle tracce del chimico c’è anche il misterioso John Morris, interpretato da Jacke Gyllenhaal, un detective dalle intenzioni ambigue e sempre sfuggente.

L’incontro tra i quattro cambierà per sempre le sorti dei nostri personaggi ed è qui che il film inizia a discostarsi dal tipico film western diventando qualcosa di completamente insolito: i nostri personaggi iniziano a chiedersi se davvero vogliono trascorrere le loro vite ad uccidere persone innocenti, se non sarebbe meglio cercare di costruirsi una vita sedentaria e una famiglia, cercare stabilità, ritrovare sé stessi. The Sisters Brothers si trasforma così in un road movie dai tratti esistenzialistici. A differenza dei soliti film western, quello che interessa ad Audiard è l’uomo nel suo intimo, l’uomo di fronte ai cambiamenti del paesaggio e della tecnica. L’uomo che si pone la grande Domanda: chi sono io?

La dissonante relazione tra i due fratelli e quella ambigua tra Morris e Warm, rendono la pellicola quasi una doppia buddy commedy, con scene esilaranti e dialoghi brillanti. In mondo particolare, Phoenix e Riley realizzano un’interpretazione carica di complicità e naturalezza, regalandoci non solo dei battibecchi che spesso sfociano in rissa ma anche momenti di grande sentimentalità e commozione. Al tempo stesso però non va dimenticato che si tratta a tutti gli effetti di una serie di inconvenienti e incomprensioni destinate ad aggravarsi con lo scorrere del film, toccando delle note estremamente tragiche e cupe.

In conclusione, The Sisters Brothers è un film davvero godibile, divertente ma anche impegnato, un film che sorprende allontanandosi così tanto dal classico film western ma che convince. È un esperimento ben riuscito anche se non sconvolge particolarmente lo spettatore. Di grande impatto sono le scene degli spostamenti, alla scoperta del desolato far west che pian pianino inizia a riempirsi di villaggi e ferrovie, a trasformarsi sotto l’impulso tecnologico, rivoluzionando non solo le vite dei suoi abitanti ma anche il concetto stesso di società e di natura.

Sono nata a Chioggia, negli anfratti della Laguna Veneta. Studio Filosofia all'Università di Padova. Attualmente vivo in Germania per il mio anno in Erasmus all'Università di Tubinga. Amo viaggiare, amo l'arte e la letteratura, il buon cibo, i cani e soprattutto amo il cinema e il teatro. Qui su Cogito cerco di raccontarvi il meglio di queste due arti meravigliose.