Quest’anno, per affinare le doti di scrittrice, ho deciso di completare il mio percorso di studi con un Master di sceneggiatura cinematografica. Il primo modulo è stato interamente dedicato ai principi dello storytelling, ovvero a come si racconta una storia affinché coinvolga intellettualmente ed emotivamente il pubblico e lasci qualcosa nel cuore di chi la legge o guarda. Ovviamente, mi aspettavo che avrei imparato qualcosa su come essere una scrittrice migliore; quello che non mi aspettavo, però, è che spesso imparare a scrivere significa anche imparare a vivere. Cioè?, mi chiederete, supponendo che abbia fatto uso di sostanze non propriamente legali. No, nessun’erba, alcolico o manuale zen ha influenzato questo articolo – per quanto ami Baudelaire, ho deciso di non adottare il metodo creativo bohémien – ma soltanto l’immensa saggezza degli scrittori e della loro arte. Per semplificare, comincerò con sei punti chiave.
- Non esiste una storia senza un cambiamento. Il protagonista deve avere un arco di trasformazione, positivo o negativo, che lo cambi nel profondo. A pensarci bene, è così anche nella vita. Spesso la noia, la monotonia, la depressione, sono legate a condizioni di stasi, di blocco, da cui non ci si riesce a staccare. Cambiare è indispensabile per crescere, per vivere, ciò che non si evolve è destinato a perire.
- Non esiste cambiamento senza un problema da affrontare. L’uomo è un animale conservatore, non è portato a fare sforzi se non è strettamente necessario: chi ce lo fa fare? Ogni azione deve avere un obiettivo, persino la più semplice. Naturalmente, se si aumenta il grado di difficoltà – a tutti gli appassionati di Mission Impossible: la cosa più difficile che un essere umano possa fare non è rimanere attaccati a un aereo in decollo, ma cambiare se stessi – e se aumenta di conseguenza anche il fattore di rischio – non cadere dall’aereo, ma deludere gli altri, fallire – ecco che diventa necessaria una piccola spinta per metterci in azione. E quale spinta è maggiore di un problema da risolvere? Il problema ci toglie l’equilibrio, sta a noi sfoderare le armi per riconquistarlo.
- Solitamente la spinta che ci mette in moto proviene dall’esterno. Nei film e nei libri è lo scrittore a escogitare il giusto incidente scatenante per il suo personaggio, nella vita reale, se non si crede alla Provvidenza divina, può essere il caso o il destino. Raramente una persona si sveglia al mattino e decide di cambiare radicalmente, quello si chiama bipolarismo. Le persone normali – conservative, o pigre, che dir si voglia – hanno bisogno di una spinta esterna per mettere in moto i meccanismi all’interno. Un po’ come un motore, senza benzina non va avanti, e quando si parla di cambiare noi esseri umani assomigliamo molto più a un diesel.
- Spesso per raggiungere un traguardo o per risolvere un problema nel mondo esterno, dobbiamo prima risolverne uno interno. Ognuno di noi ha un fatal flaw (un difetto fatale) che ci impedisce di cambiare; che sia un evento traumatico del passato, una delusione o un difetto caratteriale, abbiamo tutti un tallone d’Achille che ci impedisce di correre dritti e spediti verso la felicità. Tutto sta nel trovarlo, nell’accettarlo e nel tentare di combatterlo. Una volta risolte le paturnie interne, il resto è tutto in discesa. Dopotutto, non siamo i peggiori nemici di noi stessi?
- I problemi dentro di noi si riflettono sulle relazioni e spesso sono proprio le relazioni la chiave per risolvere i problemi della vita. Insomma, parliamo di un circolo virtuoso: se riusciremo a cambiare, affrontando i nostri demoni e smussando le spigolosità del carattere, avremo delle relazioni migliori, che a loro volta ci aiuteranno a risolvere i conflitti nel mondo esterno. Ma se non lavoriamo prima su noi stessi non possiamo avere relazioni ottimali e se non abbiamo relazioni ottimali avremo più difficoltà ad affrontare i problemi della vita. Il cerchio si chiude: semplice, no?
- L’aspetto esteriore non dice nulla di una persona-personaggio, sono le scelte che fa a svelarne la vera essenza. Da Seneca al Piccolo Principe, che l’essenziale sia invisibile agli occhi non è una novità, ma quante volte, pur sapendolo, ci lasciamo ingannare? Siamo sicuri che quella ragazza sempre vestita alla moda e truccata sia davvero sicura di sé e piena di amici? O che quell’uomo che srotola una lista di lauree e master sia intelligente e affidabile? Non è di fronte allo specchio ma ai bivi della vita che si svela una persona.
Per ora mi fermo qui, è quasi Natale e non voglio tediarvi con troppe lezioni di vita, ci pensa già Bauli a ricordarci che “a Natale si può dare di più”. Perciò, vi lascerò il tempo di assorbirle e accumularle assieme alle fette di Pandori e Panettoni. Buone feste!