Premio Nobel Medicina 2018: l’immunoterapia contro il cancro

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Scoperta la chiave per sbloccare i “lucchetti” posti al nostro sistema immunitario dalle cellule tumorali

Come di consueto, con l’arrivo di ottobre, viene inaugurata la stagione dei Nobel. Ad aprire le danze, quest’anno, sono stati James P. Allison e Tasaku Honjo, i quali sono stati insigniti – il 1° ottobre – del premio Nobel per la Medicina presso il Karolinska Institute di Stoccolma. I due scienziati, statunitense l’uno e giapponese l’altro, hanno studiato e poi dimostrato come diverse strategie per sbloccare i “lucchetti” imposti al sistema immunitario possano essere utilizzate nel trattamento del tumore. Se questi freni – chiamati checkpoint immunitari – vengono eliminati, il sistema immunitario si attiva per combattere la malattia.

Il tumore è una delle patologie più diffuse al mondo, se non la più diffusa, con il più alto tasso di mortalità tra chi ne è affetto. Questo perché – fino ad oggi – non si erano ancora trovate delle strategie di cura efficaci che portassero il paziente ad una guarigione totale e permanente. Addentrandoci nella patologia, si tratta di una crescita incontrollata e scoordinata di un gruppo di cellule, le quali continuano a moltiplicarsi fino a distruggere l’equilibrio interno del nostro organismo. Più cellule sono presenti, infatti, più esse richiederanno energia e nutrienti. Tutto ciò va a scapito del nostro corpo, che diventa sempre più debole fino a non riuscire più a sostenere un tale carico di stress e morire. Ci sono vari step in cui può essere classificata una massa tumorale. Si opera una distinzione tra tumori benigni – chirurgicamente rimovibili – e tumori maligni, il cosiddetto cancro.

Il primo approccio utilizzato nel trattamento del cancro è stato quello chirurgico. Successivamente sono state introdotte la chemioterapia e la radioterapia. Il quarto step è stato, infine, quello dell’immunoterapia. Non è la prima volta che si parla di immunoterapia nel campo della ricerca scientifica contro il cancro, essa infatti è già da parecchio tempo che viene sperimentata e ha già portato ad importanti successi. L’immunologia dei tumori risale – infatti – già agli anni ’70. Allora c’era una teoria dell’ immunosorveglianza che prevedeva che nel nostro corpo si formassero continuamente cellule tumorali, ma che il nostro sistema immunologico riuscisse ad eliminare. Ad oggi questa teoria non è più sostenibile poiché ogni tumore è diverso, così come è diverso ogni individuo che lo ospita e la maggior parte di essi riescono ad eludere benissimo l’immunosorveglianza.

Questa nuovo tipo di immunoterapia scoperta dai vincitori del Nobel ha preso il nome di terapia dei ‘checkpoint immunitari’ ed è già stata adottata in ambito clinico, dando ottimi risultati. Come nel caso del melanoma, un tumore della pelle, che rispondeva davvero poco alle altre forme di terapia. Essa ha rivoluzionato il trattamento del cancro e ha cambiato radicalmente il modo in cui i clinici da oggi in poi gestiranno questa importantissima patologia.

Tasaku Honjo ha scoperto che, se presente sulle cellule immunitarie, funge su di esse come una sorta di “lucchetto” del sistema di difesa dell’organismo. Essa è PD-1 (Programmed Cell Death Protein, individuata per la prima volta nel 1992), che funge da inibitrice alla risposta del nostro sistema immunitario quando si lega a PD-L1, proteina espressa sulle cellule tumorali. Da una parte essa promuove l’apoptosi (morte cellulare programmata) dei linfociti T con attività infiammatoria, ovvero quelli che sarebbero incaricati di rispondere attivamente contro le cellule tumorali. Dall’altra riduce l’apoptosi dei linfociti T regolatori i quali inibitori di PD-L1 si sono dimostrati efficaci nel trattamento del cancro della vescica e del cancro del polmone. Ad oggi, sul mercato, sono disponibili all’incirca 5 anticorpi anti-PD1 o anti-PDL1.

James P. Allison, invece, ha scoperto la proteina CTLA-4 , molecola recettore nei linfociti T che inibisce la loro attività immunitaria. Ha, inoltre, progettato un anticorpo monoclonale [1] nominato Iplimumab che, legandosi al recettore, riattiva il linfocita. Togliendo questa sorta di lucchetto (CTLA-4) si dà modo alle cellule del nostro sistema immunitario di precipitarsi a sconfiggere il tumore. Funzione per cui esse sono state inizialmente programmate, ma che viene “spenta” dai geni presenti nel DNA delle cellule tumorali.

Il viaggio verso la sconfitta del cancro non è ancora giunto al termine, molta strada deve essere ancora percorsa. Di sicuro, però, grazie alle scoperte di Allison e Honjo sono stati fatti passi da gigante e l’utopia di una possibile cura definitiva, che per anni ha occupato le menti più illustri della comunità scientifica, ora sembra essere più vicina.

 

Note:

[1] Gli anticorpi monoclonali (mAb) sono un insieme di anticorpi artificiali identici fra loro dal momento che sono prodotti a partire da un solo tipo di cellula immunitaria. La terapia con anticorpi monoclonali prevede l’utilizzo di mAb che si leghino specificamente alle cellule bersaglio.

Elisabetta, per gli amici assolutamente non Betta. Divoro libri a colazione, manuali di Anatomia a pranzo, a cena invece preferisco il cibo vero. Quando non scrivo, penso, quando non penso, scrivo. Credo fermamente nell'esistenza degli universi paralleli, nell'auto-ironia, nei numeri primi, nell'utilizzo corretto della punteggiatura, nel potere della Forza, nel numero 42, nell'equazione di Dirac, negli ossimori e nella serendipità. Mi piace definirmi senza troppe definizioni.