È il film più atteso dell’anno. Se ne parla incessantemente ormai da mesi, il web è andato in tilt quando è stato annunciato Joaquin Phoenix come interprete di Joker. Dopo le prime recensioni dal Festival di Venezia per il debutto della pellicola firmata da Todd Phillips il 31 agosto scorso e l’annuncio della vittoria del Leone d’oro al miglior film, l’hype ha raggiunto livelli altissimi. L’uscita nelle sale italiane è prevista per il 3 ottobre. Ma è già ora di fare i conti con questo film che sa di capolavoro.
Nessuno si aspettava un film del genere dal creatore della trilogia di Una notte da leoni, un film che mette in scena una storia tanto introspettiva, perturbante e dolorosa. Joker prende le distanze dal classico cinecomic a cui siamo abituati: Joker non è la storia di un supereroe o di un leggendario villain da fumetto, non è un film d’azione pieno di avventure e imprevisti, né tanto meno di leggendarie battaglie decorate da effetti speciali e stuntman da tutte le parti.

Joker è la storia di un uomo, Arthur Fleck, un signore sulla trentina, povero, che vive con la madre malata e sclerotica, Penny Fleck (Frances Conroy), e che lavora presso un’agenzia di intrattenimento come clown pubblicitario e nei reparti di pediatria degli ospedali. Arthur soffre di sindrome pseudobulbare di natura traumatica, che gli causa una risata patologica irrefrenabile e fortissima che non corrisponde al suo stato emotivo ma che anzi, crea nel malato un’incredibile situazione di disagio e sconforto. Arthur soffre inoltre di altri problemi mentali e di una pericolosa magrezza (Phoenix ha dovuto perdere una ventina di chili per ottenere la parte).
La cosa peggiore di essere malato di mente è che la gente si aspetta ti comporti come se fossi sano
questo annota Arthur nei suoi diari, in cui scrive i suoi pensieri e le battute per il suo debutto nella stand-up comedy, e questa è la società in cui è costretto a vivere: in una Gotham city in preda alla malvivenza, terribilmente vicina alla New York degli anni ’80, dove i potenti e i ricchi lasciano senza sicurezze i più poveri, dove non si investe nella sanità e i bisognosi sono abbandonati a sé stessi. Arthur Fleck vive inseguendo il sogno sbiadito dalla malattia di diventare un cabarettista, affrontando quotidianamente derisione per la sua risata e violenze gratuite e meschine, confondendosi nel caos psicotico di una città nera, dove morte, violenza, spaccio e prostituzione sono la normalità.
Joker non è quindi un film sul celeberrimo Joker, che già abbiamo visto sul grande schermo interpretato da Jack Nicholson, Heath Ledger e Jared Leto. È la storia di un uomo che a causa della malattia, di una società brutale e alienante, si trasforma in un assassino. E mentre Arthur scopre lentamente oscure atrocità sul suo passato e nelle strade impervia il caos più totale, lo vediamo trasformarsi lentamente nel Joker, vediamo quel sorriso rosso trasformarsi da trucco scenico a sangue.

Il film apre il suo sguardo anche alla realtà che lo circonda: Joker, dopo un primo efferato omicidio, diventa infatti il simbolo di una protesta, di una ribellione, un modo per ridicolizzare e umiliare i dirigenti dei piani alti, la maschera di un popolo deluso e inferocito che cerca di ottenere l’attenzione che merita. Joker è il simbolo di una rivolta che parte dal basso, dalla strada e dalla feccia, che vede nella violenza fisica e mentale, l’unico modo per attirare l’attenzione.
L’attenzione alla psicologia del personaggio è meticolosa, scrupolosa: in due ore otteniamo non solo un quadro preciso di ciò che quotidianamente Fleck è costretto a vivere, ma ne scopriamo anche l’origine, in un’infanzia tanto traumatica da causare in lui danni permanenti. Il tutto è reso indimenticabile da una delle migliori interpretazioni di Joaquin Phoenix, che per mesi e mesi ha cercato quella risata dolorosa e agghiacciante che caratterizza il suo Joker, osservando i comportamenti dei malati di sindrome pseudobulbare, proponendo al regista numerose versioni prima di trovare quella giusta. E quella risata, che si protrae per tutto il film, è davvero difficile da dimenticare.
Joker è un personaggio che affascina e attrae. All’inizio sembra facile empatizzare con lui perché non è altro che uno dei deboli, uno che viene picchiato ingiustamente e privato di tutte le piccole cose che lo rendono felice, incatenato da un rapporto morboso con una madre di cui non si capisce bene il grado di lucidità, intrappolato in una vita che non ha deciso lui. Arthur Fleck è una persona insicura, debole, introversa: osserva le vite degli altri senza potere, senza essere nemmeno sicuro di essere qualcuno, di esistere. Ma in un vortice ascendente di violenza e crudeltà Fleck si libera di tutte le costrizioni, di tutte le insicurezze: ride, spalanca le braccia e balla, balla davanti allo specchio, balla da solo, sulla cima di una scalinata deserta, in una delle sequenze più belle di tutto il film. E quando Joker trova quella libertà, lascia andare sguaiata quella tremenda risata che ora si fa ferina, selvaggia e lo spettatore si tira indietro, raggelato. Arthur Fleck ha superato un punto di non ritorno.

Al momento del debutto, Joker è stato acclamato come capolavoro, tanto da guadagnare il Leone d’oro alla 76 Mostra internazionale di arte cinematografica di Venezia, conquistando pubblico e critica in una gigantesca ovazione, facendo già parlare di Oscar. Joker è un film tanto grandioso quanto spietato. Joker è un film duro perché mette in scena tutta la fragilità umana, la lotta dell’uomo che cerca di ribellarsi ai soprusi creando un circolo di violenza difficile da disinnescare. Alcune sequenze sono molto dure, piene di sangue e ancora più spaventose perché arrivano all’improvviso, come una fulminea pazzia. Mette in mostra i lati oscuri dell’animo umano e il bisogno di ogni singolo di autoaffermarsi in qualche modo, diventando il simbolo di una rivoluzione popolare, togliendo la vita agli altri come affermazione della propria potenza.
Joker è un grande film perché pur raccontando di un personaggio di un fumetto, si slega da tutta la tradizione precedente e dalle canoniche vicissitudini di Joker, portando sullo schermo un’indagine psicologica di un uomo qualunque e non una semplice narrazione. Joker è un film che con un ritmo rapido, incalzante, arriva dritto al cuore e agli occhi dello spettatore, che impotente osserva una società dove l’attenzione per l’altro non esiste più e tutti sono disposti a tutto per ottenere ragione. Anche un non fanatico della DC comics può amare un film come questo, perché al di là di Joker c’è un uomo, c’è una malattia e una storia ben più reale di un mondo di supereroi e supercattivi che si sfidano per il dominio del mondo. Dietro tutto questo c’è un mondo reale: c’è il nostro mondo.