Quando ormai non vedevi
Ma sentivi soltanto
Sotto le ruvide dita
La tua pittura
E dentro l’anima antica
La paura
Mentre la vita, lentamente,
Abbandonava il tuo cuore e le tue tele
Lasciando in te e in loro
Un solo, flebile lume
Stemperavi i contorni del mondo
In macchie indistinte di nero
Tiziano,
Cosa vedevi oltre la punta delle tue mani?
Cosa sentivi oltre il silenzio di Venezia
In quell’ultimo, tremulo anelito?
Qual era il suono muto
Nascosto dietro il torbido colore della Morte?
Forse il grido immortale di chi sa
Che l’arte sua gli sopravvivrà.

Un enorme grazie a chi continua indefessamente ad apprezzare i miei versi e ad incoraggiarmi a pubblicarli anche quando li ritengo meno riusciti di altre volte: dietro ad ogni scrittore o artista c’è sempre chi ha creduto in lui o in lei ed io, davvero, mi sento fortunata ad avere così tanto supporto. Quindi, ancora una volta, grazie di cuore 🙂