A volte gli angoli più noti di un paese cambiano d’improvviso il loro aspetto, per opera di una mano sconosciuta. Passeggiamo convinti di incrociare la solita viuzza smorta, decorata di grigiore a perdita d’occhio: le centraline elettriche, le porte scrostate, i muri da cui si distacca l’intonaco, che cade giù a calcinacci sulle scarpe abituate al degrado.
Poi, un giorno qualsiasi, l’aria cambia. Il vento soffia da una direzione diversa, quasi come in Mary Poppins: lo scalpiccio del passante si ferma, si fa più cauto e circospetto. È successo qualcosa.
La coda dell’occhio viene catturata dal baluginare di un rosso acceso, sfumato verso un tramonto ardente; una maestosa orca, nello stesso dipinto, scintilla tuffandosi tra le nuvole abbozzate dall’artista, sotto un intreccio di rami fioriti anche in inverno. Accanto, per contrasto, un orizzonte marino accoglie un camaleonte abbarbicato ad un fuscello di bambù, verde e giallo contro l’azzurro del cielo sereno. Un piccolo contatore nelle vicinanze è stato ricoperto da una distesa d’erba screziata di quelli che sembrano papaveri, e ancora, ancora, ancora si susseguono le opere in questa inusitata galleria all’aperto, piccola oasi di pace ritagliata in un angolo dimenticato del coneglianese. I grappoli d’uva e le ortensie fanno da cornice ad un inconfondibile panorama collinare, culminante con la cinta muraria del Castello…
“Oggi dipingiamo?”
“Ma dove, qua? Ti pare il posto adatto?”
“Sarà anche il meno adatto, ma è il più utile. Dove c’è già bellezza non ha senso portarne ancora, è dove non ce n’è che vale la pena intervenire”.
Il pennello disegna una giravolta nell’aria. Preme in un punto, lasciando una virgola di tempera contro la fredda lamiera.
“Dici che al comune farà piacere?”
“Io dico che farà piacere alle persone”.
Un secondo pennello si alza, imitando il primo.
“Aiutami, dai”.
Immagino la scena mentre passo oltre, girando un video fin troppo veloce al posto che non so ritrovare, alla strada anonima che mi rimane nella memoria per le tinte accese di quei quadri improvvisati che, nella loro semplicità, arrivano ad accendere un sorriso sul volto di chi li scopre, per il solo merito di essersi guardato intorno una volta in più.
Foto di copertina a cura dell’autrice