Fast animals and slow kids: animali da “palco” prima che “notturni”

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Prima del concerto al parco del Cavaticcio di Bologna la band perugina ci ha parlato di come sia la vita in tour e del loro nuovo album “Animali notturni”

Arrivo a Bologna in ritardissimo e soffrendo un caldo che mi consente di affacciarmi sulle soglie dell’inferno, complice anche la scarsa capacità del treno di elargire aria condizionata. Nonostante tutto riesco ad arrivare al Park dove è programmata prima del concerto un’intervista alla band perugina Fast animals and slow kidsin tour di promozione del quinto album in studio Animali notturniche è anche il primo sotto una major (Warner Bros. Studio) e prodotto da Matteo Cantaluppi, nome di spicco per l’indie Italiano (Ex Otago, Thegiornalisti).
L’ambiente è denso di tecnici che controllano gli ultimi dettagli, tra poco si suona e purtroppo con delle restrizioni perché di fianco al palco si ergono delle case e quindi il volume non può essere troppo alto e soprattutto non si può far durare la serata più del dovuto. Tutto deve quindi essere perfetto, più del solito. Sono fermo a contemplare il palco quando ecco che arrivano Aimone (voce), Alessio (batteria), Alessandro (chitarra) e Jacopo (basso) che vengono verso di me presentandosi come se io non avessi la minima idea di chi siano, ci stabialiamo in un bar li vicino e arrivato al tavolo l’essenziale spritz puo’ cominciare l’intervista:

 Siete soliti fare ai vostri concerti ciò che vi piace chiamare “tamarrate”, come durante il Miami festival, quando Aimone  si è fatto portare tramite crowd-surfing fino al bar del locale. Le pensate prima o vi vengono spontanee?
Metà e metà, ad esempio le parti di doppia batteria ci piace provarle in sala prove mentre altre vengono spontanee sul palco e poi gli episodi come quello che hai citato vengono spontanei, quando sei li ti viene l’illuminazione. Stasera chissà magari ci viene voglia di buttarci nel canaletto di fianco al palco.Il tour è iniziato da pochissimo ma potete dare un primo feedback? Come sta andando e come suonano i pezzi nuovi?
 Sta andando parecchio bene, i pezzi vengono cantati dalla gente e questo non è scontato perché l’album è uscito da poco. Poi c’è tantissima gente, non ci aspettavamo una così numerosa risposta da parte del pubblico. Abbiamo fatto due date veramente piene e soprattutto qualche giorno fa a Tolentino che è un piccolissimo paese siamo rimasti colpiti perché c’era veramente pieno. C’era soprattutto gente nuova e curiosa che non ci aveva mai sentiti dal vivo e questo è sempre stimolante. Poi ci sono le grandi conferme di amici che vediamo da 10 anni a questa parte e ormai si è creata una sinergia pazzesca.

I Fast animals and slow kids e un “infiltrato”: il nostro Elia Mastriani, autore dell’intervista

Secondo voi si è persa un po’ l’usanza  del live? E quanto incide l’avvento dei social?
In realtà non sappiamo bene quanto sia una tendenza che c’è sempre stata in alcuni ambienti e quanto invece sia una cosa relativa al momento storico. L’avvento dei social ha comunque sicuramente portato dei miglioramenti perché hai la possibilità di confrontarti con le altre band e poi a noi piace ricondividere sulle storie di Instagram i video della gente che ci tagga ai concerti e questo è un modo per capire anche come abbiamo suonato e dove abbiamo sbagliato. Ci sono  certamente dei lati negativi, ad esempio quando trovi quello che sta tutto il concerto con il telefono in mano ti verrebbe da lanciarglielo. Forse è vero che per alcuni, soprattutto in questo periodo storico, è più importante fare un bel video che un bel live. Alla fine però la musica trionfa sempre anche dal vivo perché comunque prima o poi un concerto lo devi fare. Noi abbiamo avuto il tempo di imparare a suonare mentre altri artisti si scontrano subito con eventi così giganti che non hanno nemmeno il tempo di “maturarli.
Per voi com’è vivere in furgone visto che adesso dovrete starci per molto tempo?
 Ci siamo già stati parecchio perché tutto maggio abbiamo girato per la promozione del disco quindi abbiamo fatto in store, riunioni, concerti in acustico ed è stato un po’ un inferno. Adesso però ci siamo riacclimatati nell’ambiente “furgone” e con l’inizio del tour siamo anche più rilassati e viviamo il viaggio con meno ansia perché preferiamo suonare anziché girare per promuovere il disco. Adesso siamo in un momento secondario all’uscita dell’album quindi non c’è più la paura che piaccia o meno e possiamo processare tutto ciò che abbiamo fatto mutandolo sotto forma di musica suonata. È bello però avere un anno di tranquillità in cui pensi alle canzoni e le registri e poi partire “A bomba” e stravolgerti la vita cambiando ogni giorno posto, ci divertiamo perché non è mai la stessa routine.

Voi siete di Perugia, siete molto fieri della vostra provenienza e nonostante veniate da una piccola città siete riusciti ad arrivare in alto. Secondo voi c’è differenza tra chi nasce in provincia e chi invece viene da una grande città?
Beh indipendentemente da tutto basta “farsi il culo” e si arriva dappertutto. Se ci credi e “ti sbatti come un drago” crediamo che una via nella musica tu la possa trovare. Poi è ovvio che c’è differenza ma non è detto che sia positiva. Per noi ad esempio è stato estremamente essenziale nascere in provincia perché ci ha dato tanta sicurezza e una serie di possibilità in più perché conosci tutti e ci si presta l’attrezzatura, si creano belle occasioni musicali e questo non avviene in una grande città dove ti ritrovi da solo e devi sgomitare per farti notare.
Animali notturni è stato prodotto da un grande nome della musica Indie Italiana: Matteo Cantaluppi e con una major come Warner bros. Music, come mai questo cambiamento?
L’obiettivo era proprio fare una cosa diversa. Abbiamo registrato in due-tre studi a Milano e questa è una cosa a cui non eravamo abituati perché di solito ci trovavamo tutti in una casa di campagna dove ci registravamo il disco praticamente da soli. È strano per una band decidere di non andare in uno studio ed era anche rischiosa come scelta ma ci sembrava quella giusta e addirittura a questo punto della nostra carriera è diventato quasi più un rischio non fare quello che abbiamo sempre fatto perché era una formula ormai consolidata. Abbiamo cominciato a percepire il fatto che quella cosa era già vissuta e già provata e allora abbiamo deciso di cambiare radicalmente. Nella musica bisogna sempre rischiare qualcosa. Devi riuscire ad essere sempre instabile. Abbiamo cambiato cinque produttori prima di trovare Matteo Cantaluppi perché non ci soddisfaceva nulla di quello che stava uscendo.Matteo invece ci ha sconvolto portandoci veramente al suono che noi avevamo in testa ma che non eravamo mai riusciti ad ottenere.

Matteo Cantaluppi

Poi registrare da soli in casa aveva i suoi lati negativi perché ovviamente non era come registrare in uno studio reale ma dall’altra parte potevamo registrare tutto il giorno e tutta la notte quindi non avevamo limiti mentre per il nuovo album siamo stati costretti a smettere di registrare  alle 20 e avevamo paura di non riuscire a terminare in tempo. Avevamo comunque bisogno di questo cambiamento e siamo contentissimi del risultato ottenuto, per noi il risultato è ottimo.
Cos’è cambiato e come dal primo EP Cavalli ad Animali notturni?
A parte le nostre vite che sono andate avanti, è cambiata anche la concezione di quello che facciamo. La prima cosa che pensiamo appena ci alziamo la mattina è: facciamo i musicisti mentre dieci anni fa questa cosa non era possibile. Per molto tempo ci siamo definiti più dei fan della musica anziché artisti effettivi e abbiamo fatto un percorso che ci ha resi consapevoli della nostra figura e di quello che è il nostro ruolo. Non è un gioco questo, è diventata la nostra vita. Noi abbiamo sempre creduto in quello che facciamo, è chiaro che a vent’anni era difficile convincere chi avevamo davanti di quello che volevamo fare ma il punto è che tu devi essere convinto di quello che dici e noi volevamo fare questo a tutti i costi. Per tanto tempo ci ha spaventati ma alla fine lo facciamo da dieci anni quindi, smettiamo di prenderci in giro, noi siamo questo, ne abbiamo preso coscienza e siamo contenti.Sembra quasi che questo album abbia una doppia valenza. Da una parte è abbastanza cupo e malinconico ma allo stesso tempo dà una segnale chiaro di speranza. È così?
Sì, è un doppio album. Sembra proprio tagliato a metà, ha una sua anima iniziale molto cupa e poi trova una soluzione interna in cui questi momenti oscuri vengono risolti e ne esce una visione anche positiva del futuro e soprattutto di cambiamento. Si percepisce un cambio di registro e questo è strettamente connesso al nostro percorso emotivo quindi è un disco che sentiamo particolarmente nostro.

Le 8.000 persone presenti al parco del Cavaticcio

Il concerto ovviamente è stato una bomba. Le aspettative sono state rispettate e nonostante l’audio non fosse perfetto la carica si è sentita tutta. Una band che riesce a stupire sempre di più e a mio avviso una delle migliori dal vivo in questo momento. È arrivata anche la tanto attesa “tamarrata”, la seconda batteria posizionata su un tetto e raggiunta da Aimone per cimentarsi in una drum battle con Alessio tra lo stupore degli 8.000 presenti. L’energia si sente anche dopo giorni ed è questo che rende i Fast animals and slow kids degli animali da palco prima ancora che animali notturni.

 

Non vi chiedo di capirmi ma di provare a comprendermi. Disilluso ed esagerato sono sempre stato convinto di non potermi accontentare, mi dedico a tutto ciò che mi appassiona nel miglior modo possibile. Studio lettere e amo la musica alla follia.