Decadimento e vissuto esistenziale

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In un mondo in decadenza si può ancora dare uno scopo alla propria vita e raggiungere così la felicità?

«Bisogna proporre un fine alla propria vita per viver felici»: questa affermazione che Leopardi scrive nello Zibaldone è assolutamente condivisibile, anzi rappresenta per noi un grande insegnamento. Una vita priva di obiettivi si riduce a “nuda vita”, ad una esistenza vuota e superficiale. La riflessione di Leopardi è lontana dalla sensibilità dei giovani di oggi, in quanto la nostra società è caratterizzata da un progressivo declino dei valori morali fondamentali. Molti non riescono a trovare uno scopo, un obiettivo di vita e si affidano a “facili consolazioni” come la droga o l’alcool. La decadenza della società contemporanea può essere sintetizzata nella domanda che il poeta pone nello Zibaldone: «a che mi servirà la mia vita?». Questo quesito molti giovani nella nostra società non se lo pongono, vivono in modo sfrenato o se si interrogano non riescono a trovare risposte valide e di conseguenza non si interessano di dare un senso alla loro esistenza.

Lo Zibaldone di Giacomo Leopardi

In una visione globale la nostra società sembra tendere al modello della vita estetica di Kierkegaard. Nel Diario di un seduttore il filosofo descrive Joannes come un uomo alla continua ricerca di un’alternativa esistenziale che risulta essere soddisfatto solo dalla propria insoddisfazione. I giovani dei nostri tempi vivono una vita frenetica, passano da un’esperienza all’altra, sperimentando alternative alla loro incapacità di dare alla propria vita uno scopo, un senso e, così, passano di “trastullo in trastullo” senza realizzare come la loro esistenza diventi sempre più vuota. L’autore della Gaia scienza, Nietzsche, affermò «Dio è morto», erano morti i valori, erano state demolite le certezze che avevano sostenuto l’uomo nei secoli: “Dio era morto” ma iniziava la vita del superuomo. Pur non essendo la riflessione di Leopardi vicina alla maggioranza dei giovani, non bisogna, però, trascurare quelle giovani menti che si avvicinano all’idea del poeta, che hanno fatto il salto verso la vita etica, che hanno accettato la «…morte di Dio» e sono pronti a dare uno scopo alla loro vita.

Tuttavia sarebbe ingiusto ed inesatto dire che tutti al giorno d’oggi vivono in mondo vuoto e superficiale; sarebbe poco realistico, perché se è vero che molti non seguono il “precetto” leopardiano dell’arte della felicità, c’è un’altra parte della popolazione giovanile che cerca di dare un senso alla propria vita. Di fatto viviamo in un mondo pieno di guerre, Manzoni nel Cinque maggio scriveva «…la tua cruenta polvere a calpestar verrà». La nostra terra è bagnata dal sangue dei genocidi e delle violenze, ed anche in questi tempi ed in questi luoghi, c’è qualcuno che ha dato uno scopo nobile alla propria vita, che ha speranza, che si dissocia dalla decadenza generale. È il caso di Nadia Murad, una giovane irachena che ha vissuto il genocidio operato dai terroristi dello stato islamico alla sua comunità yazida presente nel Sinjar iracheno. Nadia Murad è stata rapita nel 2014 e tenuta in ostaggio fino al 2016, dopo complesse vicissitudini che hanno comportato la sua liberazione attraverso la fuga e la successiva ascesa ad un organo di difesa dei diritti umani, l’ONU. È, infatti, diventata prima ambasciatrice dell’ONU, titolo che le è stato conferito per la dignità dei sopravvissuti alla tratta degli esseri umani, e nel 2018 ha vinto il premio Nobel per la pace. Durante il settantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, Nadia ha tenuto un discorso e con le sue parole ha ricordato che è orribile ma vero che esistono crimini fatti da uomini contro altri uomini – come la tratta di uomini e donne – sebbene sia anche vero che solo dando un senso alla nostra vita, solo schierandoci con chi è stato strappato ad una esistenza felice, possiamo cambiare il mondo. La giovane irachena è una testimonianza e un esempio di vita coraggiosa da seguire. Non tutti riescono a porsi obiettivi nobili che nascono dal dolore come quelli di Nadia, ma darsi uno scopo significa in qualche modo cercare di raggiungere la propria felicità. Come dice Leopardi riferendosi a quelli che non hanno progetti «…che vita sia quella che costoro menano, che morte quella che aspettano, chi non ha una meta diventa facile preda dei mali della nostra società».

Nadia Murad

Tuttavia, dovrebbe essere un’esigenza esistenziale per ognuno di noi dare un senso alla propria vita, proprio tenendo presenti esempi di vita come quello di Nadia  e di tutti quelli che non hanno avuto il tempo per guardare e “salutare” la vita che avevano, per intraprendere poi un percorso fatto di sofferenze. Dovremmo sentirci in dovere di perseguire un fine proprio per costoro, i quali, pur non avendo avuto alternative poiché violati nella loro libertà, hanno sentito di dover dare uno scopo alla loro vita, non solo per raggiungere una felicità personale, ma per aiutare altri a raggiungere la propria.

In conclusione ritengo di poter affermare di condividere le parole di Leopardi, pur non essendo vicine alla sensibilità della maggioranza dei giovani di oggi, i quali avranno l’opportunità di “cambiare” il mondo, credendo e strutturando nelle loro personalità quei principi morali nobili, quali giustizia, fedeltà, costanza, fortezza e anche l’amore, cioè tutti quegli elementi che sono fondamento di una società funzionale. In fondo rappresentano l’unica speranza in mondo di “mostri”. In ultima analisi penso che non si possa definire vita “vera” quella di chi di fronte alle difficoltà si arrende, perché se è vero che chi lotta può perdere, chi rinuncia ha già perso in partenza!

Mi chiamo Sveva Vitale, ho 17 anni e frequento l'ultimo anno del Liceo Classico. Sono di Catania e amo la mia terra e il suo passato di Magna Grecia. Mi piace leggere autori italiani e stranieri e come avrete capito mi cimento anche nella scrittura. Amo la musica, il nuoto e viaggiare molto. Mi interessa l'attività di un giornale fatto da giovani proprio per la possibilità di esprimere le proprie idee senza troppi condizionamenti.