La scienza e le donne in epoca imperiale: Ipazia di Alessandria

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Ricordo di un personaggio emblema di tante donne

Ancora oggi ci chiediamo se le società in cui viviamo siano capaci di garantire la giusta integrazione delle donne, della loro storia, del loro pensiero, dei loro contributi alle scienze nella complessità del connettivo sociale. Eppure non va dimenticato che nel mondo antico le donne hanno difeso, in certi periodi storici, la loro libertà intellettuale e si sono imposte come scienziate in campi dominati dagli uomini. Per tale motivo desidero condurvi per un cammino che ci fa conoscere un personaggio di eccezionale interesse: Ipazia di Alessandria. Intorno al III secolo d.C. Alessandria rappresentava la città simbolo della cultura dell’Impero Romano facente capo all’antica παιδεία, ossia alla tradizione ellenica, quanto all’ermetismo egizio. Infatti, era sede della Grande Biblioteca e godeva di una reputazione elevatissima tra le province dell’Impero, in quanto era considerata uno dei maggiori centri di studi. Possedeva una moderna università che prendeva il nome di Muzeum, dove Ipazia insegnava. Nell’ambito del Muzeum si creò quel culto del passato, quel rispetto della tradizione che è premessa indispensabile alla conoscenza storica e caratteristica importante della cultura occidentale.

Per comprendere la grandezza di una donna come Ipazia diventa inevitabile fare un piccolo exursus storico, che ci permetta di inquadrare meglio dal punto di vista politico-religioso il contesto in cui visse il nostro personaggio. La battaglia di Azio nel 31 a.C., conclusasi con la vittoria di Ottaviano su Cleopatra e Antonio, segnò l’inizio dell’Impero Romano. Imperatori di famiglie diverse succedettero ad Augusto e, con la riforma di Diocleziano nel 286 d.C., l’Impero venne diviso in Impero d’Oriente e Impero d’Occidente, entrambi affidati ad un Augusto. Nel 312 d.C, Costantino divenne Augusto d’Occidente e l’anno dopo emanò l’editto di Milano, in base al quale venne concessa libertà di culto ai cristiani. Un suo successore Giuliano, abile generale, fu nominato l’Apostata perché cercò invano di restaurare il paganesimo. Ma già nel 380 d.C. Teodosio con l’editto di Tessalonica proibiva il paganesimo e faceva del cristianesimo l’unica religione dell’Impero.

All’epoca Alessandria era una città multietnica, abitata da elleni, egizi, ebrei e costellata da vari edifici religiosi: sinagoghe, templi alle divinità greche ed egizie, chiese cristiane. Il gruppo più numeroso era costituito dagli elleni, molti dei quali si stavano convertendo al cristianesimo, ormai diventato la religione dell’Imperatore. Ipazia apparteneva a questo gruppo sociale, ma non era cristiana. Ipazia nacque ad Alessandria d’Egitto tra il 350 e il 370 d.C., alcuni decenni prima che la città diventasse parte del nuovo Impero Romano d’Oriente. Nulla si sa della madre, che probabilmente morì precocemente; sappiamo invece certamente che aveva un fratello di nome Epifanio e un padre molto celebre, Teone, filosofo di Alessandria, che osservò due eclissi nel 364 e che visse durante tutto il regno di Teodosio I. Le antiche fonti riportano che Ipazia fu istruita dalo stesso padre nella matematica e nelle scienze. A testimoniarlo è lo stesso Teone in un suo libro, che era una commento alle teorie matematiche di Tolomeo, dove scrive: ”Commento di Teone di Alessandria al terzo libro del Sistema matematico di Tolomeo. Edizione controllata dalla filosofa Ipazia, mia figlia”. Ma scrive Filostorgio che “ella divenne migliore del maestro, particolarmente nell’astronomia e che sia stata ella stessa maestra di molti nelle scienze matematiche”. Sia Filostorgio che Suda scrissero inoltre di interessanti scoperte compiute da Ipazia sul moto degli astri, conoscenze che confluirono in un testo intitolato Canone astronomico. Scrisse inoltre di filosofia neoplatonica, di matematica e di astronomia: in particolare commentò Apollonio, Tolomeo e Diofanto. Ipazia fu esponente di una tradizione millenaria e la sua importanza è tale che lo stesso Raffaello ce la rappresenta con il tribon, il mantello dei filosofi, buttato sulle spalle, perché andava in giro per Alessandria per spiegare alla gente la libertà di pensiero e l’uso della ragione, in un particolare della Scuola di Atene.

Era una magister e insegnava Platone, Aristotele e altri filosofi del periodo antico elargendo il suo sapere senza distinzione di ceto. Infatti, attirava un cospicuo numero di allievi, tra cui Sinesio, dopo diventato vescovo di Tolemaide, che la consultava a proposito della costruzione di un astrolabio ed un idroscopio. Socrate Scolastico, storico cristiano e suo coevo, riferisce che Ipazia era  la terza caposcuola del Platonismo dopo Platone e Plotino. Fu in grado di passare dalla semplice erudizione alla vera sapienza filosofica. E ancora scrive che “Ella giunse a un tale grado di cultura, che superò di gran lunga tutti i filosofi suoi contemporanei. Per la magnifica libertà di parola ed azione, che le veniva dalla sua cultura, accedeva in modo assennato anche al cospetto dei capi della città e non era per lei motivo di vergogna stare in mezzo agli uomini. Infatti a causa della sua straordinaria saggezza, tutti la rispettavano profondamente e provavano verso di lei un timore reverenziale”. Pallada, una poetessa, le dedicò un epigramma, in cui tesseva il suo elogio “Quando ti vedo mi prostro, davanti a te e alle tue parole, vedendo la casa astrale della Vergine, infatti verso il cielo è rivolto ogni tuo atto Ipazia sacra, bellezza delle parole, astro incontaminato della sapiente cultura”.

Il prestigio conquistato da Ipazia ad Alessandria fu preminentemente culturale, infatti era l’erede della scuola alessandrina, la più importante comunità scientifica del periodo antico, dove avevano studiato Eratostene, Ipparco e Tolomeo; tuttavia, dato il momento storico particolare e la confusione che regnava ad Alessandria, esso acquistò anche un profondo significato politico. Dopo i decreti di Teodosio, il vescovo Teofilo fece di tutto per ottenere dall’Imperatore la distruzione dei templi elleni nella città. Gli elleni opposero grande resistenza alla distruzione del Serapeo, il tempio più antico e prestigioso di Alessandria, adorno di atri, colonnati e statue fastose. Lo stesso Imperatore sollecitò gli elleni a convertirsi, ma questi abbandonarono il tempio che fu poi distrutto. Non conosciamo il comportamento tenuto da Ipazia durante questi eventi incresciosi. Sappiamo, però, che l’importanza della scienziata-filosofa crebbe dopo questi avvenimenti e coincise con l’affermazione del potere politico e culturale degli elleni, che si fecero custodi della tradizione culturale greca indipendentemente dall’adesione alle singole religioni. Infatti, quando alla morte di Teofilo venne eletto Cirillo al patriarcato di Alessandria, gravi dissensi nacquero fra lui e il prefetto Oreste, che non volle perdonare a Cirillo l’espulsione degli ebrei alessandrini, avvenuta a furor di popolo per istigazione di Cirillo. Si sostenne che il principale ostacolo alla pacificazione tra i due fosse Ipazia, della quale era nota l’amicizia che aveva con Oreste e la forte influenza che aveva su di lui. Nel frattempo, quando Pulcheria, sorella dell’Imperatore Teodosio II e molto vicina al vescovo Cirillo, assunse la reggenza di Alessandria si scatenarono guerre di culto. In un giorno di marzo del 415 d.C. Ipazia fu assalita per strada da una folla di fanatici capeggiati dal lettore Pietro, trascinata in una chiesa e massacrata: i resti del suo cadavere fatto a pezzi furono arsi. Quanto questo misfatto vedesse la partecipazione di Cirillo non è dato sapere; l’unica notizia che ci è giunta è che ne fu rimproverato.

Dalle notizie che ci sono giunte e da come molti illustri intellettuali si siano inchinati innanzi alla sua sapienza, possiamo certamente dedurre che Ipazia, in questo clima di conflitti e persecuzioni religiose, era semplicemente una donna libera, priva di stereotipi, autentica, grazie ad una intelligenza notevole ed una cultura immensa,  guidati dalla sua coscienza. Margherita Hack ha scritto di lei: “…la prima donna scienziata…rappresenta il simbolo dell’amore per la verità, per la ragione, per la scienza che aveva fatta grande la civiltà ellenica”. La sua popolarità era proporzionale al suo impegno nello studio e alla forza delle sue argomentazioni che non trovavano validi opposizioni. Lo stesso Pascal la descrive come l’”ultimo fiore meraviglioso della gentilezza e della scienza ellenica”. Fu  eliminata anche perché la sua indipendenza intellettuale e la sua forte influenza sulla città disturbava l’antagonismo tra due poteri, quello imperiale e quello ecclesiastico. Il bellissimo ricordo della sua personalità di donna che teneva lezioni seguite da tanti, autorevole tra gli autorevoli rappresenta sicuramente un modello anche per le donne di oggi, che spesso sono confuse e poco coraggiose. Il personaggio di Ipazia nella sua complessità e con la sua assertività in un mondo di uomini risulta straordinariamente moderno.

Mi chiamo Sveva Vitale, ho 17 anni e frequento l'ultimo anno del Liceo Classico. Sono di Catania e amo la mia terra e il suo passato di Magna Grecia. Mi piace leggere autori italiani e stranieri e come avrete capito mi cimento anche nella scrittura. Amo la musica, il nuoto e viaggiare molto. Mi interessa l'attività di un giornale fatto da giovani proprio per la possibilità di esprimere le proprie idee senza troppi condizionamenti.