Era il non-poi-così-lontano 2015 quando si sentiva in radio ed in tutti i luoghi pubblici dotati di colonna sonora di sottofondo una canzone intitolata Stressed Out. Tale canzone ha poi raggiunto il miliardo e mezzo di visualizzazioni di YouTube. Metaforicamente parlando è come se l’intera popolazione italiana (circa 60 milioni di persone), nessuno escluso, l’avesse ascoltata per ben due volte nella propria vita. Ed è così che i Twenty One Pilots (Tyler Joseph – voce, basso, tastiere e Joseph Dunn – batteria) sono passati dall’essere degli artisti semi-sconosciuti a detenere il record – ancora imbattuto – di avere un intero album in cui ogni canzone è stata certificata come “oro”. Il tutto nel giro di qualche mese. Chapeau.
Il loro enorme successo, però, non è nato dal nulla. Come ogni buon artista che si rispetti anche i TØP hanno dovuto passare per il tunnel della famosa “gavetta”. Prima di Blurryface (2015), l’album con cui hanno raggiunto il successo planetario, hanno pubblicato altri tre dischi: Twenty One Pilots (2009), Regional at best (2011), Vessel (2013). Il 5 ottobre 2018, dopo tre anni di silenzio, hanno fatto ritorno sulla scena musicale con la pubblicazione di Trench. L’album, attesissimo sia dai fan che dalla critica musicale, ha spaccato in due l’opinione generale: da una parte c’è chi è rimasto con l’amaro in bocca poiché non lo considera un lavoro all’altezza del precedente masterpiece che è stato Blurryface; dall’altra, invece, c’è chi ha apprezzato “l’evoluzione controllata” che i due artisti statunitensi sono stati capaci di imboccare.
Anche questo, così come i precedenti, è un concept album. Quest ultimo è diventato ormai un marchio di fabbrica del duo e forse anche quello che li ha resi unici nel loro non-genere. La capacità di rendere ogni cd una sorta di universo parallelo, con una trama e dei personaggi ben precisi, è ciò che più li ha contraddistinti nel corso degli anni. Vessel è una metafora che rappresenta un oggetto (il nostro corpo) in grado di trasportare qualcosa di più importante del solo contenuto esterno e che continuerà a vivere una volta che noi non ci saremo più; Blurryface è un personaggio immaginario creato da Tyler il quale personifica tutte le sue insicurezze e le sue paure più nascoste. Trench, infine, rappresenta invece un luogo fittizio, che Tyler racconta di aver immaginato e di poter descrivere nei minimi dettagli.
Il tema dell’album è incentrato sulla fuga di Clancy, un personaggio immaginario, dalla città di Dema: materializzazione della depressione, delle sue ansie e delle sue paure e sul suo arrivo in un selvaggio e inesplorato mondo chiamato “Trench”, con riferimenti ad altri personaggi quali il misterioso Nico e i nove vescovi che controllano Dema. In un’intervista il cantante Tyler Joseph (autore di tutti i testi e delle musiche) rivela che Nico è uno dei nove vescovi e che il suo vero nome è Nicholas Bourbaki, colui che si nasconde dietro il fittizio personaggio del precedente album. Nicholas Bourbaki è, in realtà, lo pseudonimo di nove matematici che, oltre alle varie scoperte e ricerche, hanno inventato il simbolo “ø”. Dalle parole del cantante:
Quando si viaggia all’interno di Trench è come stare a metà tra due luoghi, che sia tra lavori, scuole o periodi della vita; qualcosa a cui penso che molte persone possano rapportarsi. In sostanza la narrativa cerca di descrivere alcune di quelle emozioni che qualche persona può ritrovarsi a provare mentre percorrono il proprio viaggio.
Trench non segue un genere ben definito, i suoi brani si spostano velocemente dal rock (come Jumpsuit, prima traccia dell’album) all’alternative hip hop (è il caso di Levitate, seconda traccia dell’album, totalmente rappata). Dal reggae all’elettronica.
Questo cd, a differenza di Blurryface, non contiene canzoni dalla portata radiofonica o dal raggiungimento del miliardo di visualizzazioni su YouTube. E’ un disco intellettuale, un concept album che richiede pazienza e molteplici ascolti per essere apprezzato fino in fondo. Quasi un libro, o meglio, cibo per la nostra mente. Ma Trench è, soprattutto, un inno alla vita. Una dimostrazione del fatto che c’è speranza, che è possibile uscire dalle trincee che noi stessi ci costruiamo quotidianamente nella nostra mente. E raggiungere, quindi, come è riuscito a fare Clancy il nostro “Trench” ovvero il luogo dove ci saremo finalmente spogliati di tutte le nostre insicurezze e le nostre paure.