Premio Nobel per la Pace 2018: Denis Mukwege e Nadia Murad

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“La giustizia non è negoziabile.”

Venerdì 5 ottobre 2018 ad Oslo il comitato norvegese ha conferito il premio Nobel per la Pace a Denis Mukwege e Nadia Muradfor their efforts to end the use of sexual violence as a weapon of war and armed conflict”.

Le Nazioni Unite il 18 giugno 2008 siglano la Risoluzione 1820 che riconosce la violenza sessuale in situazioni di conflitto armato come un Crimine di Guerra, contro l’Umanità e istigazione al Genocidio e proclamano il 19 giugno la Giornata Internazionale contro la violenza sessuale e la sua eliminazione nei conflitti armati. Ma, fino a quel momento, qual è stata la posizione sostenuta dalla comunità internazionale davanti a questo fenomeno? Perché il lavoro di Denis Mukwege e Nadia Murad viene premiato solo ora?

Per rispondere a queste domande bisogna fare un passo indietro nella storia. Per secoli la violenza sessuale di massa nei periodi di guerra è stata considerata “un male necessario ed inevitabile”, “il legittimo bottino di guerra dei soldati”, basti pensare ad episodi come il “Ratto delle Sabine”. Persino durante la Seconda Guerra mondiale sia le truppe degli Alleati, che quelle sovietiche, italiane e tedesche hanno messo in atto stupri di massa ai danni di milioni di donne e bambine e questi crimini non sono stati perseguiti da nessun istituto giudiziario nazionale o internazionale.

Le prime condanne al fenomeno risalgono agli ultimi decenni degli anni ’90, quando l’ONU rilascia una serie di dichiarazioni dove sostiene di impegnarsi per prevenire crimini e violenze ai danni di civili e la schiavitù sessuale in contesti di conflitto armato. Inizia a diventare chiaro che la violenza sessuale non è un semplice bottino di guerra, bensì un’arma da usare per colpire il nemico, una strategia militare e politica. Di fatto, sono proprio i rapporti diffusi dall’ONU a dimostrare che gli stupri di massa perpetrati in diverse aree di guerra diffuse su scala globale seguono una metodologia pressoché identica: i civili vengono divisi per sesso e per età e mentre i ragazzi e gli uomini ritenuti “forti” vengono destinati ai lavori forzati o finiscono sotto tortura, mentre i bambini e le donne diventano schiavi sessuali.

Lo scopo è quello di terrorizzare, disgregare la popolazione, diffondere malattie veneree, “sporcare” la composizione etnica delle generazioni successive e rendere molto difficile ricostruire una situazione di Pace una volta finito il conflitto.

Le ferite che le vittime di queste violenze riportano non sono solo fisiche, ma anche psicologiche, poiché vengono spesso accusate di aver preso posizioni favorevoli “al nemico”, di essere state “contaminate” e perciò vengono emarginate dalla comunità. Il discorso diventa ancora più tragico e disumano per coloro che finiscono nei giri di prostituzione o nel commercio delle schiave del sesso, come oggi accade a molte donne yazide o curde nei territori occupati dall’ISIS.

Nella dichiarazione che spiega le motivazioni che hanno spinto il comitato a conferire il premio a Denis Mukwege e Nadia Murad si legge che il loro impegno è stato cruciale poiché ha permesso di attirare l’attenzione della comunità internazionale su questi crimini contro l’umanità e, soprattutto, si riconosce il coraggio e la forza manifestata non solo per combattere questi crimini, ma anche per chiedere giustizia per le vittime ed aiutarle a ricostruirsi un futuro.

Nadia Murad è un’attivista yazida di 25 anni e la sua storia è raccontata nel libro “L’ultima ragazza”.  Nata e cresciuta nel villaggio di Kocho nel nord Iraq, la sua vita cambia per sempre quando nel 2014 viene rapita e venduta come schiava dai miliziani dell’ISIS. Nel 2015 Nadia tiene un discorso davanti al Consiglio di Sicurezza dell’ONU riguardante proprio la situazione delle donne yazide nei territori conquistati dall’ISIS e della tratta di essere umani duranti i conflitti.

Nel 2016 diventa la prima Ambasciatrice ONU per la dignità dei sopravvissuti alla tratta di esseri umani e collaborando con l’avvocato Amal Clooney, raccoglie le testimonianze di altre vittime del genocidio e delle violenze di massa, con lo scopo di perseguire un’azione legale contro i comandanti dell’ISIS.

Denis Mukwege è un medico ed attivista congolese di 63 anni, specializzato in ginecologia e ostetricia. Dopo aver fondato il Panzi Hospital in Congo, è conosciuto come uno dei massimi esperti nel trattamento dei danni fisici e psicologici dovuti ai casi di stupro in situazioni di conflitto internazionale o civile. Denis ha più volte criticato i governi della comunità globale per non impegnarsi a mettere fine alle violenze sessuali di massa, invitando poi a segnalare e contrastare con ogni mezzo i casi di violenza.  Nel 2014 il Parlamento Europeo gli conferisce il Premio Sakharov per la libertà di pensiero.

 

 

 

The Norwegian Nobel Committee has decided to award the Nobel Peace Prize for 2018 to Denis Mukwege and Nadia Murad. (…) Denis Mukwege and Nadia Murad have both put their personal security at risk by courageously combating war crimes and seeking justice for the victims. They have thereby promoted the fraternity of nations through the application of principles of international law.”

“Fino al giorno in cui mi minacciarono di non lasciarmi più leggere, non seppi di amare la lettura: si ama, forse, il proprio respiro?” (Harper Lee) Ciao a tutti! Sono Mirjam e faccio parte del team di blogger di Cogito! Scrivo di ciò che vedo, mi piace leggere, ascoltare musica, fare foto e prendere una valigia e scappare tutte le volte che ne ho l'occasione.