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Dialogo al finestrino

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Parlare con se stessi è un modo di viaggiare

Di Alberto Ferro - Lun 6 Agosto 2018 Nuove penne Racconti Racconti e poesie

– Se c’è una cosa che non sopporto è stare seduto a fianco di un finestrino interrotto. Non so mai se stare tutto attaccato al sedile o tutto sollevato dallo schienale. In un modo o nell’altro non mi godo la vista, sto solo ad immaginare come sarebbe cambiare posizione, a pensare se magari nell’altra vedrei con più agio.
– Dai, la prossima volta andrà meglio, non si può sempre cadere in piedi. Con i posti prenotati funziona così, mica te lo dicono che hai prenotato un posto con il finestrino interrotto da un palo.
– Sono abituato ad affidarmi poco alla Provvidenza, sempre meglio prendere le giuste precauzioni. Mi segno il posto, così la prossima volta so quale evitare. È un piano perfetto.
– Dubito funzionerà, dovresti assicurarti di prendere lo stesso modello di vettura, altrimenti la cadenza delle interruzioni dei finestrini potrebbe essere del tutto diversa.
– Perché deve essere tutto così difficile da prevedere? È proprio vero che il più forte è quello che si adatta…
– Tutta una questione di flessibilità: è facile essere forti nel proprio habitat. Partiamo, goditi la vista ora. Sento che la posizione tutta attaccata al sedile sarà quella migliore.
– Ci provo. Non sarà difficile comunque: oggi è stata una giornata davvero stancante. A dire la verità i momenti più felici che ricordo sono anche quelli in cui mi sentivo più stanco: questo è decisamente uno di quelli. Non ne ero del tutto certo, ma ne è valsa davvero la pena venire qui.
– I viaggi migliori sono proprio quelli inaspettati. Alla fin fine non c’è alcun gusto nel prevedere le cose… A proposito: è rimasto qualcosa nel frigorifero? Sarà troppo tardi poi per fare la spesa.
– Temo di averlo svuotato, ma nello zaino ho ancora una mela e quei biscotti che mi ha dato Gaia. Intanto li conservo: so che fra un po’ morirò di fame.
– Persona fantastica lei, di quelle che fanno stare bene gli altri senza saperlo. È bastato passare assieme un pomeriggio per vedere tutto questo viaggio sotto un’altra luce: più calda e più giusta. Dopotutto sono le persone a fare le esperienze, vale la pena circondarsi di quelle buone.
– Mi chiedo però dove stia il confine tra il cercare persone buone e il trovarle, e anzi, non capisco se vi sia differenza tra le due cose. Molti dicono che l’unica cosa che conta è comportarsi con naturalezza, molti altri che bisogna agire attivamente per ottenere ciò che si vuole.
– Forse il punto non è scegliere tra le due cose, ma trovare il modo per convivere con ciò che non ci piace, soprattutto di noi stessi. Insomma, anche da un finestrino interrotto vedi il panorama.
– Già… Per me i viaggi su strada non durano mai abbastanza. Starei qui per sempre a guardare il paesaggio che corre. Avevo letto un articolo su come ogni strada rappresenti un punto di vista diverso sullo stesso territorio, più che un modo di attraversarlo. In effetti ogni percorso ti impone di vedere ciò che ti circonda da una precisa angolazione…
– Certo che è da giorni che ti porti appresso quel libretto promettendoti di finirlo in viaggio, e puntualmente non lo tiri fuori nemmeno dallo zaino.
– Ogni volta che lo metto nella tasca so già che non lo leggerò, ma mi sembra brutto precludermi fin da subito questa possibilità. Meglio uno zaino un po’ più pesante che uno zaino poco fornito.
– Sembra un altro dei tuoi modi di nascondere la polvere sotto il tappeto. Stare ore al finestrino non è da pigri?
– È incredibile come la vegetazione sia tanto diversa da quella di casa mia… Mi piace accoppiare il carattere di un luogo alla sua flora. Proprio come i cani con i loro padroni. Cosa sarà mai a dare la stessa aria a cose così diverse tra loro?
– Credo sia uno dei tanti fatti che tutti capiscono ma che nessuno sa spiegare. Ad esempio tu sapresti spiegare perché hai intrapreso questo viaggio? Tutti sono concordi nel dire che sia un fatto stupendo, ma nessuno dà le sue ragioni.
– Non lo so spiegare il perché sono qui, a guardare fuori da un finestrino. Non ho problemi ad ammetterlo perché non è questa spiegazione ciò che cerco. Certo, non saprei dire nello specifico cosa sto cercando.
– Forse sei sulla buona strada per imparare come comportarsi con naturalezza, allora.
– Direi che fare liste non serve, è più una questione di incontri, di incroci. So solo che quando mi trovo davanti a qualcosa capisco subito se è tra le cose che cerco o no. E ciò che sto ammirando ora lo è certamente.

Racconto originale di Alberto Ferro

Tags: dialogofinestrinoflusso di coscienzaviaggio
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