Dopo la primavera viene l’inverno,
un inverno fatto di vene spoglie
e cuore anemico
di false accuse
per guardare avanti,
di false promesse
per non lasciare l’amaro in bocca,
di colore rappreso e ingrigito
che non tinge più la vita.
Se ti affacci alla finestra del mondo
guardi il passato rinnegato
che ride con il presente.
E la rabbia è forte quanto un uragano,
ma la volontà morente
e lo spazio è piccolo
come un granello di sabbia.
La simbiosi muta in alienazione,
e la volontà è così pigra
che non taglia la carne.
Fuori il cielo piange
gocce di veleno
cadono sull’asfalto
che fa il cammino arduo.
L’orologio si è fermato,
la memoria caduta,
i ricordi cancellati,
gli appigli dissolti.
Ma si deve andare avanti,
non ci sono alternative,
e magari un giorno
tornerà la primavera.