Era il 19 maggio 2016 quando Roberto Burioni – direttore della Scuola di specializzazione in microbiologia e virologia e specialista in immunologia clinica e allergologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano – fece la sua prima apparizione televisiva in qualità di divulgatore scientifico. Era uno degli ospiti della trasmissione Virus trasmessa su Rai2 e la puntata in questione trattava il tema dei vaccini. In sala era presente anche il DJ Red Ronnie che fece un intervento palesemente anti-vax: i vaccini erano la principale causa di autismo e delle morti bianche, egli sostenne inoltre che era sufficiente uno stile di vita sano ed una corretta alimentazione per prevenire molte delle patologie per cui oggi i bambini vengono vaccinati. Questo spinse un Burioni decisamente indignato a scrivere, il giorno seguente, un post su Facebook che raggiunse in poco tempo 5 milioni di visualizzazioni e spalancò la finestra della “questione vaccini” su un’ampia porzione di pubblico. Da allora il vulcano vaccini è diventato sempre più caldo: si è partiti dalle vere e proprie marce di protesta organizzate dal movimento anti-vax fino a far scendere in campo anche note figure politiche a dire la propria sull’argomento e – non soddisfatti – a farlo diventare vero e proprio tema di campagna elettorale.
In tutto ciò Burioni, grazie alla sua retorica impeccabile e alla capacità di spiegare in modo semplice concetti medico-scientifici di per sé molto complessi, ha acquisito sempre più fama sui social media. In un’ intervista il virologo ha raccontato che, quando decise di iscriversi a Facebook nel 2012, fu per ritrovare vecchi amici e vedere come erano invecchiate le sue passate fiamme. Scopo che si è, poi, radicalmente evoluto al cercare di destare una nazione intera dal torpore di verità facili e infondate per focalizzare lo sguardo su evidenti prove scientifiche.
Ecco le 4 “sciocchezze” sui vaccini analizzate e discusse da Burioni, qui riassunte, nel suo ultimo libro, La Congiura dei Somari: perché la scienza non può essere democratica, edito da Rizzoli lo scorso autunno.
- Si ammalano anche i vaccinati La maggior parte dei vaccini è immensamente efficace, se usata in maniera estesa – in grado di ridurre di più del 95% i casi delle singole malattie. Tuttavia, talvolta, alcune persone si ammalano nonostante la vaccinazione: sono i casi di «fallimento vaccinale» e sono un tema interessantissimo di studio per mettere a punto non solo protocolli di vaccinazione più efficaci, ma anche vaccini migliori.
Al momento, tuttavia, il modo più sicuro per evitare i fallimenti vaccinali è quello di vaccinare a tappeto neonati, bambini e adulti, con gli opportuni richiami. Così facendo impediremo la circolazione degli agenti infettivi e proteggeremo anche gli sfortunati che non hanno tratto beneficio dalla vaccinazione.
- Dieci vaccinazioni sono troppe Un bambino esce dall’ utero materno – sostanzialmente sterile – e al momento della nascita viene invaso da moltissimi miliardi di batteri che stimolano il suo sistema immunitario senza sovraccaricarlo: cosa volete che facciano dieci vaccini in quindici mesi? La conversione in legge del decreto legge del 7 giugno 2017 ha stabilito che fossero 10 le vaccinazioni obbligatorie che dal prossimo anno scolastico verranno richieste a bambini e ragazzi fino ai 16 anni al momento dell’iscrizione ad asili e scuole dell’obbligo. In questo caso, la motivazione che è stata data per contestare questa decisione è quella di sovraccarico immunologico. Burioni non esita un istante a puntare il dito contro queste persone sostenendo che il cosiddetto sovraccarico immunologico non esiste. Egli, inoltre, introduce il concetto di antigene: una singola sostanza che stimola il sistema immunitario, come proteina purificata. Quando un bambino si graffia o viene punto da una zanzara, entra in contatto con migliaia e migliaia di antigeni: nei «dieci vaccini», distribuiti in quindici mesi di vita, ce ne sono circa 200. Una volta, è vero, si vaccinava di meno ma gli antigeni contenuti in ogni vaccino erano più di 3000.
- Le malattie scompaiono da sole Usa: tasso di mortalità del morbillo
Immagine e didascalia tipo di un sito anti-vaccinista: «Vedete, il morbillo stava già scomparendo di suo!» Peccato che questi siano i dati della mortalità per morbillo, non dell’incidenza: non descrivono il numero di casi registrati ogni anno, ma il numero di morti per morbillo avvenute ogni anno. Il morbillo è una malattia che un tempo era molto grave – spiega Burioni – con una mortalità che raggiungeva (e raggiunge ancora nei Paesi dove le condizioni sanitarie e generali sono pessime) il 30%. Con le cure che abbiamo a disposizione, la mortalità del morbillo si abbassa fino a 1 caso su 2-3000, ma non riesce a scendere sotto questo livello. In Italia, prima del vaccino, questo equivaleva a centinaia di bambini all’anno. Se andate invece a vedere non la mortalità, ma il numero di casi di morbillo, vi rendete conto che la partita si è chiusa solo nel momento in cui è stato introdotto il vaccino e si è cominciato a vaccinare a tappeto. USA: casi di morbillo 1950-1986
USA: morti per morbillo 1950-1986
- Chi viene vaccinato è contagioso per qualche giorno Altra bufala clamorosa. La gran parte dei vaccini è costituita da singoli componenti del virus o del batterio che sono in grado di suscitare una risposta immunitaria contro strutture dei virus o dei batteri di particolare importanza. Dentro il vaccino non ci sono né batteri, né virus ma soltanto pezzi di questi. Quattro vaccini oggi in uso (morbillo, parotite, rosolia e varicella) sono invece costituiti da virus in grado di replicarsi, ma notevolmente indeboliti e non più nelle condizioni di provocare una malattia. Chi è vaccinato, diventando immune, non trasmette più il virus. Per cui chi è immune non può essere un veicolo di infezione e, proteggendo se stesso, protegge anche i bambini che ha vicino che non si sono ancora vaccinati, i bambini che non si sono potuti vaccinare e anche i figli che i genitori antivaccinisti non hanno voluto vaccinare.
Infine, dopo tutto il tempo e l’affanno dedicati alla questione vaccini, sorge il seguente dubbio: l’Italia è davvero la Vacci-Nazione per eccellenza? Se ci togliessimo gli occhiali della realtà locale ed inforcassimo quelli della visione globale ci accorgeremmo che non è così. La copertura Europea stima una media del 95%, quella dell’ Italia raggiunge a malapena l’87%. Accanto all’obbligo vaccinale è evidente, quindi, la necessità di una seria e chiara divulgazione scientifica che permetta a tutti di apprendere consapevolmente l’utilità, per non dire l’estrema necessità, dei vaccini. Divulgazione che Burioni, nel suo piccolo, sta conducendo alla grande.