Di recente è stato scoperto un pianeta le cui dimensioni, pari tre volte quelle della Terra, potrebbe probabilmente ospitare forme di vita simili a quelle conosciute sulla nostra piccola sfera blu. In termini di calcolo delle probabilità, non si tratta pienamente di una sorpresa, in quanto là fuori, sparsi nel cosmo, ci sono migliaia di pianeti, molti dei quali verosimilmente abitabili.
Ciò nondimeno, la scoperta di Kepler452b ha suscitato un vivace dibattuto fenomeno mediatico: se da un lato ne è uscita rafforzata l’ipotesi che non siamo soli nell’universo, dall’altro – sebbene le tecnologie oggigiorno disponibili non consentono all’uomo di spingersi cosi lontano – il popolo del web ha fantasticato su una possibile colonizzazione planetaria in vista della necessità di dover abbandonare un mondo irrimediabilmente devastato dalle mille contraddizioni del progredire della “civiltà” umana.
Si direbbe che una tale prospettiva presupponga che la situazione che si è venuta a determinare in questo piccolo angolo della Via Lattea e dintorni sia in qualche modo paragonabile ad una pagina digitata al computer a mezzo di un programma: lì è cosi semplice cancellare gli errori commessi, essi vengono addirittura evidenziati da una sottile linea rossa, basta premere leggermente un tasto e vedremo sparire lettere e frasi che in una prima fase si stagliavano apparentemente rigide ed inamovibili sul video. E qualora anche questo gesto risultasse inutile, quasi uno spreco di tempo, basterà chiudere il lavoro ed aprire una nuova ed immacolata pagina.
Tutto questo sulla nostra Terra non si può fare, gli errori commessi non si possono cancellare, essi lasciano una spaventosa traccia indelebile del loro nefasto passaggio e ciò assume un’aura tragicomica se ci si ferma a pensare che gli errori perpetuati nel corso della storia umana gravitano intorno a una serie di fattori ricorrenti: totalitarismo, razzismo, ignoranza, fanatismo per i dogmi, avidità, affermarsi di forme di sviluppo non sostenibili, iniqua distribuzione della ricchezza … e l’elenco potrebbe agevolmente continuare.
Apparirebbe legittimo l’intento di voler fuggire da tutto questo per approdare su di un pianeta immacolato, dimenticare il passato, magari con la promessa di non ricascare negli errori, con l’obiettivo di fare tutto per bene stavolta.
Ammesso che una “fuga” si renda possibile, chiediamoci: è davvero una soluzione quella di scappare dai propri problemi? Una risposta ragionevole la fornisce indirettamente il saggio Socrate: ” … portandoti dietro te stesso hai finito col viaggiare proprio con quell’individuo dal quale volevi fuggire”. Nell’immaginario dell’umanità si è da sempre alla ricerca di mondi nuovi e perfetti, ma è dal miglioramento del nostro modo di vivere che deve nascere la soluzione ai nostri problemi.
Di recente, a pochi giorni di distanza dalla scoperta di Kepler 452 b, il Presidente Obama ha pronunciato queste parole: “Il nostro è il pianeta più bello che si possa trovare sulla faccia dell’universo ed è nostro dovere preservarlo”. Un approccio di questo tipo appare sicuramente più realistico e responsabile rispetto all’atteggiamento di quanti semplicemente sognano di abitare mondi nuovi.