La famosa invasione degli orsi in Sicilia, la celebre fiaba per bambini, scritta e illustrata da Dino Buzzati, pubblicata nel 1945, è uno di quei libri che lascia un marchio indelebile nel lettore; non importa se la prima lettura avviene a dieci anni o a cinquanta: è uno di quei libri che lascia il segno. Non solamente perché è una bella fiaba, divertente ma anche profonda, poetica e misteriosa. Ma soprattutto perché è l’opera che consacra Buzzati a pittore, a illustratore: nel ’45 Buzzati era già celebre per Bàrnabo delle montagne, per I segreti del Bosco Vecchio e soprattutto per Il deserto dei Tartari. La sua poetica si era già abbastanza consolidata, così come era già ben affermato come giornalista presso il Corriere della sera. La famosa invasione degli orsi in Sicilia è l’opera che finalmente gli consente di comunicare con il mezzo artistico che più gli è affine: il disegno, che prenderà sempre più spazio nella sua produzione, diventando parte integrante delle sue opere meno conosciute, come Poema a fumetti e I miracoli di Val Morel, oltre che a dar vita alle copertine dei suoi romanzi.

Inutile dire che vederne la trasposizione in film d’animazione è un sogno che si avvera. Lorenzo Mattotti, fumettista e illustratore di professione, ha fatto sì che questo sogno si avverasse, creando un film magnifico, la cui lavorazione è durata più di sei anni. Il film sarà finalmente disponibile nelle sale italiane dal 7 novembre. Il regista ha affermato, al Q&A che ha seguito l’anteprima del film il 5 novembre al cinema Multiastra di Padova, che fin dal primo momento in cui ha preso in mano il libro, a 18 anni, ha sempre immaginato di farne un film, come se fosse una naturale prosecuzione dell’opera, perché Buzzati è stato in grado di creare una storia talmente fantasiosa e ricca da prendere vita e movimento sotto gli occhi del lettore. L’enorme sforzo di Mattotti e della sua immensa troupe di tecnici d’animazione, sceneggiatori, assistenti, disegnatori, musicisti, provenienti principalmente da Italia e Francia, è stato ben riconosciuto, dato che il film è stato presentato allo scorso Festival di Cannes, nella sezione “Un Certain Regard”, attirando un forte plauso di pubblico e critica, passando anche per il Festival del cinema di Locarno e per quello di Roma.
La storia ricalca quasi integralmente quella del libro. In un periodo non ben definito, la Sicilia era formata da altissime montagne, dove vivevano pacificamente gli orsi. Orsi sono i protagonisti della vicenda: Leonzio, re del branco, decide di invadere il Granducato di Sicilia in seguito al rapimento, da parte degli umani, del figlioletto Tonio, oltre che per consentire al suo branco di rifocillarsi in vista del letargo. E tra guerre, battaglie, incontri funesti con creature spaventose, come il Gatto Mammone e il Serpentone Marino, il re Leonzio, in compagnia dei suoi compagni, l’orso Babbone, Salnitro, e del veneto mago De Ambrosiis, farà di tutto per ritrovare il figlio disperso e riappacificare le tensioni tra orsi e umani.
Mattotti utilizza per la realizzazione cinematografica un ingegnoso espediente narrativo: la leggendaria invasione degli orsi in Sicilia viene infatti narrata da due cantastorie, Gedeone e la piccola Almerina, a un Vecchio Orso, incontrato in una grotta nascosta in mezzo alla neve alta, che a sua volta narrerà il continuo della storia. Un modo intelligente per dare fluidità al testo buzzatiano, che a volte omette passaggi logici fondamentali e semplifica l’apparizione e scomparsa di certi personaggi, consentendo inoltre di avere accesso alla fiaba da due punti di vista: quello degli umani e quello degli orsi.

La famosa invasione degli orsi in Sicilia, è un piccolo capolavoro d’animazione: una perla nel cinema italiano, un lavoro di una qualità meticolosa, che non solo appare dai bellissimi disegni di Mattotti, ma in ogni minimo particolare del film. Andiamo con ordine.
Mattotti sceglie il 2D per la realizzazione dell’opera, rimanendo fedele allo stile di Buzzati e legandosi saldamente al canone favolistico della narrazione per immagini. Scegliendo una tecnica che fa sì che i dipinti rimangano sospesi nel tempo, dando alla storia la potenza dell’universale e dell’atemporale, lo spettatore riesce a penetrare in uno spazio-tempo fantastico. La scenografia richiama solamente in maniera evocativa i paesaggi e le cittadine siciliane, proprio per non ingabbiare il pubblico in una narrazione fissa ma per lasciarlo immergersi nella fantasia e nella creatività più pure. Mattotti predilige i colori caldi, meridionali e mediterranei, accesi e avvolgenti, in un tripudio di energie pulsanti.
Il fumettista fa sue le figure buzzatiane pur avvicinandole al suo stile illustrativo, per ragioni di produzione e riuscita dell’opera. E ciò non vale solamente per i disegni in sé, ma per tutte quelle caratteristiche che popolano lo stile di Buzzati: l’atemporalità, il mistero, i finali aperti e polisensi, la segretezza, il tema della morte, la forza immaginifica. Non manca comunque un breve scorcio ad alcuni dei disegni originali dell’opera di Dino Buzzati, che ritroviamo come quadri appesi nella reggia di re Leonzio.
Una menzione speciale va alle voci meravigliose che hanno dato vita ai nostri personaggi nella versione italiana: Toni Servillo nei panni di Leonzio, Antonio Albanese in quelli di Gedeone, Corrado Guzzanti per Salnitro e Andrea Camilleri nelle vesti del Vecchio Orso, che con la sua voce carismatica, calda e profonda, tocca, ancora una volta, il cuore di chi lo ascolta. Le musiche di René Aubry incorniciano il tutto, con i ritmi della tarantella e quell’armonia pizzicata che regala all’animazione di Mattotti un ritmo rapido, intrigante e deciso, con una colonna sonora che fa de La famosa invasione degli orsi in Sicilia, un’opera coreografica, dove musica, voci, immagini e colori, danzano all’unisono in una messa in scena da godere con tutti i sensi.
La famosa invasione degli orsi in Sicilia è un’opera poetica, onirica, per grandi e piccini, per chi ama e respira la grandiosità di Buzzati fin da quando era piccolo e per chi non l’ha mai conosciuto. È un’opera che commuove per la sua bellezza, per la leggerezza e la vivacità che trasmette. La semplicità della fiaba e della narrazione, attraverso ad un’esplosione di colori e ad un’animazione fanciullesca, inebria gli occhi e l’anima di chi lo guarda. La famosa invasione degli orsi in Sicilia è il sogno di un bambino che prende vita sul grande schermo.