Un cantante commerciale che ha sbancato su Youtube e che “dopo aver rovinato la discografia italiana”, parole sue, ritiene giusto “rovinare anche il cinema”; uno sceneggiatore che detiene il record del film italiano coi maggiori incassi di sempre grazie all’irresistibile sodalizio con Luca Medici (aka Checco Zalone); l’amatissimo ‘commissario’ Luca Zingaretti, eroe del prime time televisivo per intere stagioni. Sembra il laboratorio ideale messo in piedi in casa Disney (in collaborazione con l’italiana 3zero2) per la creazione di un prodotto artificiale geneticamente modificato, un OGM cinematografico costruito a tavolino per il successo. E invece Il vegetale ha la freschezza del cibo sano, un film bio, tutta natura, buoni sentimenti, politica correttezza, happy ending (da qualcuno criticato, ma che male c’è poi nell’happy ending?).
La vicenda è lineare, 100% italiana, come le verdure sui banchi dei supermercati. Milano, produttiva, smart, europea: il protagonista è Fabio, un giovane laureato in scienze della comunicazione che si arrabatta per trovare un lavoro e sembra un alieno perché vuole comportarsi onestamente e con coscienza in un mondo di squali, opportunisti, arrivisti e quanto di più negativo leggiamo ogni giorno sui giornali. Il re di questo mondo è suo padre, che, sostenuto da un esercito di avvocati e commercialisti prezzolati, trova sempre qualche escamotage per trarre il massimo profitto da ogni situazione. Finché tac! un incidente lo riduce in coma. A quel punto tocca a Fabio, il vegetale del titolo, prendere in mano le redini dell’azienda paterna. Apriti cielo. Anche la sua sorellina Nives (la giovanissima e brava Rosy Franzese), impertinente e sagace quasi fosse una donna adulta, si rende conto che non ce la può fare. Seguono situazioni da commedia italiana come lo stage presso una azienda agricola dove Fabio è l’unico bianco in mezzo a uno stuolo di immigrati che lavorano meglio di lui, un flirt con la maestra della sorella, i consigli del saggio del paese, eccetera.
Per fortuna Rovazzi, alla sua prima esperienza come attore, interpreta se stesso e per questo non deve fare troppi sforzi. Il risultato è che in fondo ci piace, perché lo troviamo autentico. Fa quasi tenerezza quando non gliene va bene una e man mano che il film va avanti desideriamo il suo riscatto.
Il contorno è una splendida fotografia: le scene girate nel Reatino, in paese e nelle campagne, e anche lo skyline di Milano e gli scorci di City life sono da cartolina e stimolano l’orgoglio italiano. Sì, forse quelli che gli storytellers chiamano desire e need di Fabio sono un po’ debolucci, gracili come il protagonista, ma le gag create da un maestro della comicità qual è Nunziante tengono in piedi il film. Lo sceneggiatore pugliese, che ha già lavorato per Disney e senza Checco in Come diventare grandi nonostante i genitori, stupisce sempre. E anche se il film non raggiunge la simpatica e provocatoria ironia di un Quo vado? o di un Sole a catinelle, si ride e si riflette. Vi si legge forse tra le righe un pizzico di autobiografia, se è vero, come raccontò ai giovani di Cogitoetvolo qualche anno fa, che anche il regista, quando doveva scegliere il lavoro da fare, prese tanti pali in fronte (e alla fine scelse questa professione “perché non voleva lavorare”). Nunziante sembra che ami le sfide. Quella di questo film era tutta molto interessante: Rovazzi ha fondato il suo successo su un pubblico di pre-adolescenti, ma Il vegetale affronta temi da giovani adulti: il lavoro che non c’è (oppure che c’è ma non è quello che si vorrebbe), l’immigrazione, i contrasti intergenerazionali, eccetera. Insomma, ne viene fuori un film godibile, che fa ridere e intrattiene tutti. E poi sarà il botteghino a dire se la sfida è vinta.
Il film è uscito al cinema il giorno del ventiquattresimo compleanno di Rovazzi, e meno di due anni dopo la canzone che lo ha portato alla ribalta. Allora il giovane milanese guidava il trattore in tangenziale, adesso si dedica all’agricoltura e prova a incarnare il giovane onesto che tenta di raddrizzare una società corrotta e rassegnata alla scorrettezza. Quante metamorfosi dovrà affrontare ancora per il successo il ragazzo che vuole andare a comandare?