Il compito dell’Università è quello di trasmettere conoscenze e di avviare gli studenti al mondo del lavoro. Non tutti i corsi, però, offrono la possibilità di poter arrivare veramente preparati dinnanzi ad un datore di lavoro.
Da molti anni, in Italia, gli studenti di decine di atenei della penisola hanno deciso di aderire a Jade, il network internazionale delle Junior Enterprise.
Abbiamo scambiato due parole con Alessandro li Vigni, presidente di JESic, la Junior Enterprise Sicilia, nata pochi mesi fa ma ormai attiva all’interno dell’Università degli Studi di Palermo. Scopriamo insieme quali sono le opportunità che JESic offre agli studenti che vi aderiscono.

Ciao Alessandro! Vorremmo sapere semplicemente una cosa: cos’è Jesic?
Giuridicamente JESic è un’associazione no profit (esiste il vincolo di non distribuzione dei profitti), de facto è un’impresa formata esclusivamente da giovani che si occupa di varie forme di consulenza direzionale e aziendale. Tra queste le principali sono lo sviluppo web, il social media marketing e management, la consulenza legale per l’avvio di start up e quant’altro. La consulenza aziendale è l’area in cui, più di ogni altra, stiamo cercando di formarci in quanto abbiamo già delle competenze più che ottime per quanto riguarda lo sviluppo web e il graphic design. La consulenza aziendale è uno dei servizi più interessanti perché può avere anche un ruolo sociale, di sviluppo del territorio: uno dei nostri obbiettivi. L’altro obbiettivo che abbiamo riguarda la formazione dello studente che deve essere complementare a quella universitaria.
Chi è che fa parte di JESic?
Aderiscono a JESic non solo studenti dell’Università di Palermo, ma di Palermo. In questo momento siamo principalmente all’interno di UniPa ma abbiamo anche ad esempio un ragazzo dell’Accademia delle Belle Arti. Il range è quindi quello di studenti dai 18 ai 26/30 anni massimo che stanno affrontando un percorso di studi di livello universitario.
Noi effettuiamo dei processi di recruiting due volte l’anno in cui selezioniamo i nostri membri e le aree sono le più svariate e si possono sostanzialmente adattare a quasi tutte le aree del sapere. Abbiamo l’area comunicazione, l’area risorse umane, l’area commerciale, l’area IT (information technology), l’area design e quella legale. Essendo l’obbiettivo la formazione, noi cerchiamo di prendere studenti che abbiamo sopratutto voglia di fare e di imparare.
Perché dovrei entrare a far parte di JESic?
Ogni giorno che passo in più da presidente di JESic scopro nuovi motivi per farne parte. Qualche giorno fa sono venuti a trovarci i ragazzi della Junior Enterprise della Cattolica di Milano e uno di loro, Andrea Levantino, mi ha mostrato un foglio Excel per la parte finanziaria del Business Plan che io probabilmente non avrei mai saputo fare. Al di là di queste istruzioni tecniche, JESic ti crea un network incredibile. Tra due settimane noi andremo a Milano, incontreremo le Junior Enterprise di tutta Italia. Se lo si vuole, si può partecipare anche in meeting europei o a quelli mondiali: dunque c’è la possibilità di confrontarsi con persone, ambienti, modi di fare che altrimenti non sarebbero raggiungibili. Inoltre si crea un anche un network locale perché molti dei nostri associati vogliono rimanere in Sicilia. Non dubito che nel prossimo futuro potrebbero nascere idee imprenditoriali o collaborazioni tra di loro.
Quanto sarai laureato, come intendi spenderti a livello lavorativo la presidenza di JESic?
Per rispondere a questa domanda, dovrei sapere cosa voglio fare nella vita e non sono sicuro sia una domanda a cui abbia ancora una risposta.
Sicuramente è una qualifica molto apprezzata soprattutto al nord dove le Junior Enterprise sono realtà consolidate ormai. Grazie al network che sto andando a costruire, sono sicuro che qualche opportunità in più potrei anche ottenerla. Ad esempio, settimanalmente ricevo proposte di lavoro da parte di Jade Italia, che le riceve a sua volta da importanti aziende.
Grazie all’esperienza di JESic, potrò dire ad un colloquio di lavoro di saper fare un business plan, di saper fare un’analisi di mercato, di aver gestito 40 persone, di aver partecipato a diversi meeting nazionali ed internazionali, potrò materialmente anche capire dove indirizzare la mia formazione futura a seconda della domanda di lavoro del mercato di cui sto avendo percezione fin da ora. Materialmente un problema degli studenti universitari è che non interagiscono a sufficienza col mondo del lavoro. Iniziare a capire quali sono i servizi che tra cinque anni potrebbero essere i più richiesti è un valore aggiunto invalutabile.
Il fatto che l’associazione si chiama Junior Enterprise Sicilia mette in risalto il tuo territorio. È qui che vuoi rimanere per aprire un’idea imprenditoriale? O pensi di essere più internazionale come Jade?
Credo di potertelo dire alla fine della presidenza di Jesic. Al momento sto apprezzando sia il territorio regionale, sia il territorio nazionale. Invidio un po’ le opportunità che si hanno al nord ma al tempo stesso capisco quante potenziali opportunità possono essere create al sud proprio perché mancano. Devo capire, tramite un’analisi costi/benefici su quale convenga investire proprio a livello personale.

Quali sono i progetti per il futuro di JESic?
Innanzitutto stiamo organizzando una vasta ristrutturazione interna. A breve avremo il recruitment per cui abbiamo qualche decina di richieste, quindi sicuramente dovremo affrontare questa nuova sfida perché raddoppieremo, se non di più, lo staff.
Vogliamo mettere in atto quello che abbiamo imparato negli ultimi mesi soprattutto grazie alla collaborazione con JECatt, agli spunti che abbiamo ottenuto dal meeting di maggio organizzato dalla JEst di Padova.
Le cose da fare sono tantissime e ho solo l’imbarazzo della scelta perché una cosa che in questo momento non facciamo è organizzare eventi di un certo livello all’università. Un’altra cosa è quella di avere un’area commerciale attiva nella ricerca proprio attiva di clienti e non solo passiva. Dovremmo anche investire di più nella formazione interna per mettere in comunione le competenze dei vari soci; dovremmo anche capire come investire il budget che stiamo andando a guadagnare con i primi progetti che stiamo svolgendo. Potremmo pagare/assumere consulenti professionisti per delle formazioni ad hoc su argomenti di particolare attualità. Ci sarebbero investimenti da fare: c’era l’idea ad esempio di fare degli investimenti nell’area it per aumentare i profitti sul lungo periodo. Possiamo fare tante cose.
La prima Junior Enterprise nata in Italia (la JEME della Bocconi) è nata 30 anni fa e continua a crescere, così come la nostra Junior Enterprise madrina, la JECatt. Credo quindi che le opportunità di crescita non finiranno da qui a un bel po’ di anni.