Cafarnao – caos e miracoli: un grido di rabbia

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L’ultima pellicola della regista libanese Nadine Labaki Premio della Giuria a Cannes ora nelle sale italiane

Premio della Giuria all’ultimo Festival di Cannes, Cafarnao – caos e miracoli è nelle sale italiane da giovedì 11 aprile. La regista libanese Nadine Labaki – dopo Caramel (Libano, 2007) – torna sul grande schermo con la storia di Zaim (Zain al‑Rafeea), un ragazzino di (circa) dodici anni che si ribella ai genitori quando quest’ultimi costringono la sorella undicenne Sarah a sposarsi con il proprietario del negozio per cui tutti i figli della famiglia lavorano. Così, la vita di Zaim si intreccia con le linee caotiche di Beirut e con la storia di Rahil, una giovane donna etiope che nasconde il suo bambino per paura di essere espulsa dal paese.

L’occhio della cineasta è sin dall’inizio insistente e ossessivo, mentre segue i bambini lungo le strade della capitale libanese che giocano alla guerra, o, ancora, nelle corse convulse e oblique dei protagonisti, il cui malessere è perfettamente isolato dall’utilizzo della camera a mano. La Labaki struttura una narrazione all’indietro, che nel suo lungo flashback pedina gli slums di Beirut, dipanando un racconto di abbandono, che a intermittenza si accende e accelera, accompagnato da una colonna sonora capace di accentuare il senso di una speranza quasi sempre assente. Zaim vagabonda in un mondo di povertà, ritratto tra le inquadrature strette e un alternanza fra sonoro musicale e sonoro “naturale” che rappresenta plasticamente ciò che la pellicola fa meglio: mostrare. L’immedesimazione – per noi – è culturalmente impossibile, ma ci si addentra in un’atmosfera che ricorda da vicino quella di The Milionarie (Regno Unito, 2008), accodandosi alla più che ragguardevole serie di film stranieri che quest’anno hanno fatto da protagonisti.

Cafarnao è un grido di rabbia, che si concretizza nelle sequenze che implodo in ognuno di noi, legate da un montaggio serrato, come l’istante in cui Rahil si versa il latte che le è rimasto addosso, o quando Zaim vede il mare dall’alto di una ruota panoramica e l’idea di felicità sembra così semplice.

La camera sempre all’altezza dello sguardo di Zaim ci coinvolge nel vortice magnetico della vita libanese, regalando una pellicola sempre dal ritmo incalzante, che se però da un lato rischia verso la conclusione di impoverire la narrazione con una sceneggiatura troppo lunga, dall’altro non perde mai la sua carica emotiva. Che implode dentro ognuno di noi.

 

Italiano: nato a Udine da madre piemontese e papà umbro; amo Roma, la città più bella del mondo. Studente di lettere all'Università di Pavia. Leggo per ricordarmi della realtà; scrivo per dimenticarmene. Innamorato della letteratura e ancor prima della sua idea - solo le donne hanno più potere. Il mio blog è www.possibilia.it .