Un uomo di cinquant’anni che ha smarrito sé stesso, una giovane donna in cerca di risposte, riflessioni profonde e un disperato viaggio di rinascita. In “Asterios Polyp”, fumetto di David Mazzucchelli, troverete tutto questo e molto di più.
Ambientato a Ithaca, New York, il libro racconta di Asterios, un dotato e piuttosto celebre architetto che ha perso tutto. Quando il suo matrimonio fallisce e la sua casa, colpita da un fulmine, brucia, fugge fino alla cittadina più lontana che può raggiungere con quanto ha in tasca. Qui trova un lavoro come meccanico per auto, e inizia un percorso di riflessione e redenzione.

In primo luogo, non ci si deve far scoraggiare dal fatto che questo libro sia un fumetto. Infatti, con quest’opera Mazzucchelli ci mostra tutto quello che si può fare con la nona arte, consegnandoci un volume di eccezionale valore narrativo e artistico.
Sfogliando tra le pagine si passa elegantemente da discorsi sulla vita e sull’arte, alla storia di un uomo che si decostruisce nel tentativo di ricostruirsi, fino ad arrivare a situazioni che strizzano l’occhio alla commedia americana e ad una rinarrazione del mito di Orfeo. Il tutto è poi unito a una più semplice storia di un amore perduto da riconquistare. E questo monumentale insieme di temi e stili narrativi è perfettamente bilanciato: il risultato è una lettura avvincente, profonda e gradevole, mai fuori luogo.
Graficamente parlando è altresì evidente la lezione di Saul Steinberg, artista di enorme importanza storica, trasportata da Mazzucchelli nell’albo a fumetti, con un risultato strabiliante. Si può dire che nel fumetto molto spesso l’aspetto grafico non solo è strumentale alla narrazione, ma è esso stesso narrazione. Ebbene, leggendo questo libro potrete notare come addirittura il character design, l’aspetto dei personaggi, nella scelta delle linee e dei volumi di cui sono composti, ci dica qualcosa di loro. Come se non bastasse, in alcuni momenti importanti vengono addirittura “scomposti” in forme basilari, disegnati con uno stile unico per ciascuno di loro.
È come se li vedessimo nella loro nudità, e se questa “nudità” fosse l’insieme delle loro credenze più intime. Esse sono intuibili dal modo stesso in cui sono disegnati: ad esempio, Asterios è molto freddo e geometrico, mentre Hana, la scultrice, è una massa di morbidi tratteggi fucsia. Raffigurando i personaggi in questo modo è evidente che l’autore ci sta mostrando la loro visione del mondo, che è unica e speciale, ma allo stesso tempo gli impedisce di osservare le cose con gli occhi dell’altro. La loro forma (sia nel senso di forma grafica che di forma mentis) crea anche una barriera che li separa dal prossimo. Tuttavia, quando due persone iniziano a interagire veramente (magari innamorandosi), i loro mondi, i loro spazi, si uniscono sulla pagina sotto i nostri occhi. Questa soluzione narrativa richiama una condizione universale bisogno di parole, in modo immediato e comprensibile a tutti semplicemente guardando.

Per questi e molti altri motivi, “Asterios Polyp” è senza dubbio un libro da leggere, anche solo per rendersi conto di quanto si possa fare con il fumetto; le sue pagine rendono evidente che la nona arte non è (o quanto meno, non dovrebbe essere) un generico “mettere un testo su dei disegni”, ma una forma espressiva con strumenti narrativi unici e molto interessanti, sia per gli autori che per i lettori.
Articolo di Alessandro Mezzavilla