Cesare ha quindici anni e sente in sé dei cambiamenti: quattro peli sotto il naso gli fanno il solletico, le ragazze che prima neanche considerava cominciano a solleticare la sua attenzione (soprattutto Letizia, la sua compagna di classe…), si vergogna della sua goffaggine durante l’ora di educazione fisica e di cambiarsi nello spogliatoio davanti ai suoi compagni… Non può farci niente, è un adolescente. L’unico suo cruccio è che mentre per le ragazze si fa un gran parlare quando cominciano a venire quelle cose da signorine, e iniziano a truccarsi e le fissazioni per i capelli e per le unghie e il ‘oddio non ho niente da mettermi’ eccetera eccetera “se ti porti dentro a ogni cellula un cromosoma Y… significa essere praticamente un’ameba, un organismo unicellulare che non pensa, non ha sentimenti né affetti, anzi, è come essere un treno che basta metterlo sul suo binarioe andrà avanti senza problemi”.
Ma l’adolescenza non è una malattia.
Invece quando sente un click nella testa e crolla a terra mentre si cambia nel bagno della scuola per l’ora di ginnastica e lo portano con l’ambulanza in ospedale e gli fanno un sacco di controlli e i medici non vogliono sbilanciarsi, eccetera, Cesare comincia a preoccuparsi seriamente. Paura, vergogna e insicurezza lo scuotono.
Cosa si può fare davanti alla malattia? Nella testa e nel cuore di Cesare scoppia una gran confusione. Quel click rischia di cambiargli la vita. Non è una questione di pillole. Per l’organismo forse quelle hanno un certo effetto. Ma ci sono sentimenti, emozioni e pensieri che una pillola non può curare. Ci vogliono altre medicine. Una è l’amicizia: quella di Tommy gli fa bene. Ma come per ogni farmaco ci sono anche effetti indesiderati, e a volte l’amicizia è fonte di dolore: quella di Quattro, compagno di mille avventure gli fa male.
Ancora una volta Luigi Ballerini attinge alla sua esperienza di medico e psicanalista attento al mondo dei giovani. Dopo avere affrontato argomenti come la diversità, gli amori adolescenziali e il rapporto col padre, adesso prova a misurarsi col tema della malattia e del dolore. Lo fa con il suo tono leggero e positivo, che lascia molto spazio alla speranza ed è gradevole da leggere.