C’è qualcosa di lontano in un viaggio. Qualcosa che ha, forse, radici ataviche e inesplorate. Una pulsione ancestrale di cui non si conosce nascita, né ragione, né morte; solo una spinta, una spinta perfetta a “partire”. Partire. Ma non ne ricordo neppure il perché. Ricordo una scommessa lanciata ai miei amici. Avevo vent’anni. Quella scommessa da allora diventò una promessa. Quella promessa il mio sogno.
…
La bici è parte della mia vita da più di quindici anni e Dio solo sa quante volte ho dovuto sorbirmi la solita cantilena “hai voluto la bicicletta? e ora pedala”. E io pedalavo, comunque, per migliaia di chilometri l’anno su e giù per la mia terra. Quel ritornello era un modo per incitarmi a vivere.
Quest’anno, però, qualcosa è cambiato. Quell’antica promessa è esplosa. Ho smesso di pedalare, ho riaperto i cassetti e ho cominciato a sognare.
Un viaggio in Sicilia. Un ciclo-viaggio. Programmato, studiato, tracciato su strada e su carta. Nessun limite di tempo per concludere il periplo dell’isola in senso antiorario con partenza e arrivo a Messina pedalando in solitaria con il mare sempre a destra.
Che senso avrebbe avuto tutto questo? Per scoprirlo “dovevo” andarci.
Sono trascorsi quattro mesi dal mio viaggio e ad oggi faccio ancora fatica a smettere di ricordare.
In otto tappe ho coperto più di 1000 km, ho incontrato curiosi e scettici, ho ritrovato vecchi amici, ho sentito il mio respiro. E non ne ho mai avuto abbastanza.
Che senso ha avuto tutto questo?
Me lo chiedo ancora adesso. A venticinque anni.
E non so quale follia, coraggio o atto di incoscienza mi abbia spinto a scoprirlo. Non so spiegare il silenzio o la bellezza nel senso della vita che respiravo ad ogni metro. Mi aspettavo di ritornare diverso. Da un viaggio ci si aspetta sempre di ritornare migliori.
Per me non è stato così. Migliore non lo sono diventato.
Ho preferito la mediocrità, l’umiltà, la resa. E se ho sofferto, ho pianto, ho sudato; se ho gioito e mi sono commosso era perché quelle qualità le ho trovate negli altri, per strada, tra la gente. Nei miei limiti. Questo m’ha insegnato il mio viaggio. La generosità e l’accoglienza di una terra, il senso di appartenenza e rispetto. Questo m’ha insegnato la vita: che è come un viaggio, non sai mai cosa o chi incontrerai per strada.
E la mia esistenza da quel 18 aprile 2012 continua a vivere di tappe e ristori, di panorami e profumi, di incontri e sorprese, inconvenienti, fatica e maestrale, salite e discese.
Ho voluto la bici, ed ora pedalo. Ma non m’importa se il cielo promette pioggia, se la meta è un’impresa; non m’importa d’esser preso per folle, di adattarmi o piegarmi allo sforzo. M’importa crescere per continuare a credere.
Sono a Messina. E mi vengono in mente queste parole: “Se il tuo cuore lo vuole allora è possibile”. È il mio migliore amico che mi aspetta al traguardo.
Il giro è concluso.
I miei occhi s’aprono alle lacrime.
Ed io sto diventando grande.