Un rigurgito fascista
Negli ultimi tempi si sta assistendo all’emersione del pensiero fascista che era rimasto latente o che si presentava a sprazzi sul nostro territorio. I recentissimi fatti lo dimostrano, uno su tutti l’odio incontrastato nei confronti di Liliana Segre sui social network , dove molti utenti la insultano, minacciano e denigrano inneggiando ai forni crematori e la voglia di vederla salire come fumo da un camino, “colpevole” dire soltanto la verità.
Questi fatti aberranti sono figli di un clima d’odio alimentato da esponenti politici e movimenti che rimandano all’oscuro ventennio in Italia, che non solo non condanna fatti gravissimi per la nostra democrazia, ma in un certo senso li minimizza e tollera.
Recentemente si sono susseguite scene anche sui media televisivi: su Rete4 un ospite dichiaratamente fascista ha minacciato la giornalista Francesca Fagnani, ma il conduttore della trasmissione non ha preso nessun provvedimento.
Non solo, a Collebeato in provincia di Brescia, il sindaco Antonio Trebeschi ha subito un attentato da parte di un gruppo di neofascisti che hanno danneggiato la sua casa, il municipio e le abitazioni di alcuni migranti che erano stati accolti dallo SPRAR.
O ancora l’incendio della libreria la Pecora Elettrica di Roma poco prima della sua inaugurazione; si tratta di un piccolo centro indipendente che da alcuni anni si batte contro il degrado del quartiere in balia della criminalità. La libreria era già stata chiusa tempo fa a seguito di un altro incendio avvenuto il 25 aprile da parte di alcuni neofascisti.
Non è solo con la violenza e l’odio che dobbiamo contrastare, ma anche una mancanza di coscienza e cultura, perché la tolleranza verso il fascismo il nazismo e la loro storia è anche questo: impedire ad alcuni studenti di partecipare al viaggio della Memoria perché ritenuto di “parte” dal Sindaco di Predappio. Questo è quello che è successo: ha negato a due studenti del suo paese un contributo economico che li avrebbe aiutati ad intraprendere un viaggio in treno verso il campo di concentramento di Auschwitz, un progetto utile a tenere viva la memoria e sensibilizzare i più giovani. Un gesto quanto mai inopportuno che mostra una totale sconsideratezza da parte di una figura istituzionale, di un Comune che ha dato i natali al Dittatore Mussolini.
Il caso di Liliana Segre
A seguito di alcune minacce arrivate da internet e di uno striscione del movimento politico neofascista Forza Nuova, apposto durante una partecipazione pubblica della senatrice Liliana Segre, il Prefetto di Milano Renato Saccone ha deciso di tutelare l’incolumità della donna affidandole una scorta composta da due carabinieri. Inoltre rispetto agli insulti rivolti a lei sui social network, a centinaia ogni giorno, la procura di Milano ha aperto una indagine.
Liliana Segre nata nel 1930 da una famiglia ebraica, subisce gli effetti delle leggi razziali ed è costretta a vivere in clandestinità. Nel 1944 viene deportata nel campo di Aushwitz-Birkenau, la sua famiglia viene sterminata, mentre lei riesce a salvarsi e nel 1945 viene liberata. Dopo alcuni anni in cui non ha voluto raccontare la sua storia, decide di impegnarsi e portare la sua testimonianza affinché si diffondesse la memoria di ciò che era successo negli anni della guerra.

Recentemente Liliana Segre è stata oggetto di contestazioni da parte di alcune forze politiche di estrema destra per la creazione di una commissione parlamentare, denominata Segre, una commissione straordinaria istituita per monitorare e contrastare i fenomeni di intolleranza e razzismo, antisemitismo, violenza e odio che ultimamente stanno dilagando nel nostro paese. La particolarità della sua approvazione è che non è avvenuta all’unanimità da parte dal Parlamento, come ci si aspetterebbe quando si parla di questi temi nella nostra democrazia: tutta la destra, al momento del voto, si è astenuta. Ciò è sintomo di un’insofferenza a trattare questi temi da cui una fetta dei partiti che sono rimasti nel silenzio attinge elettorato e su cui fa propaganda.
La vita di Liliana Segre è stata segnata dal dolore fin dall’infanzia, ora, nel 2019, in un tempo apparentemente lontano da quegli anni bui, essi paiono invece essere molto vicini, soprattutto nei modi. È la faccia brutta dell’Italia che attraverso l’odio e la violenza ingiustificata riversa le proprie frustrazioni nei confronti di chi viene disegnato come un nemico; il diverso diventa bersaglio vulnerabile, è scomodo chi racconta ciò che è vero, fa paura, perché obbliga a confrontarsi con la realtà. Intanto la gente soffre una Senatrice quasi novantenne è costretta ad abbandonare un pezzo di libertà in uno Stato democratico.
Se questo è il 2019
Il susseguirsi di questi eventi è stato favorito dalle tensioni accresciute da una politica compiacente e sconsiderata, senza coscienza critica o storica. Ogni giorno alimenta i più beceri sentimenti in una popolazione frustrata e che non sa su chi riversarli e quindi addita il nemico più vulnerabile. Chi si considera amante della libertà non ceda il passo a quest’emergente ondata nazifascista; l’intolleranza nei confronti del razzismo, della violenza, dell’oppressione è quanto mai lecita per impedire il ritorno ad anni bui.
Se questo è il 2019 non ci si può voltare e fingere di non guardare: tollerare certe aberrazioni significa esserne complici. Si parta dal chiamare il fascismo con il suo nome e dal considerarlo sinonimo di errore e di orrore; è una macchia scura sul bianco di una democrazia che fa dei valori della Costituzione la propria arma di battaglia.