Dopo aver partecipato come volontaria all’entusiasmante esperienza del Sicily Queer FilmFest 2019 tenutosi a giugno ai Cantieri Culturali della Zisa di Palermo, ho decido di buttarmi a pesce in una nuova avventura di volontariato nell’ambito cinematografico, questa volta con la 41° edizione dell’Efebo d’Oro, tenutosi sempre ai Cantieri dal 13 al 19 ottobre 2019. Questo festival nasce nel 1978 ad Agrigento dall’esigenza di sottolineare quanto letteratura e cinema siano strettamente concatenati con l’obiettivo di contrastare il declino del cinema a favore di una televisione, spesso senza qualità, troppo invasiva degli spazi individuali.
L’Efebo d’Oro però non vuole promuovere una semplice opera di trasposizione cinematografica di opere letterarie, una cineteca da affiancare parallelamente ad una biblioteca, ma sottolineare gli intensi rapporti di scambio che si sono verificati e si verificano tra i due mezzi espressivi che conservano, nel momento della contaminazione, la loro autonomia di linguaggio. Frédéric Fonteyne, premiato nell’edizione del 2005, ebbe significativamente ad affermare che senza la letteratura il cinema sarebbe puro passatempo, pornografia, violenza, che il grande cinema non sarebbe possibile se non affondasse le radici, direttamente o indirettamente, nel pensiero dell’uomo, nelle sue paure, nelle sue ansie, nelle sue aspirazioni che nella pagina scritta trovano la più completa rappresentazione.
Durante i 6 giorni di programmazione sono state presentate due sezioni di concorso: la sezione dei film tratti da opere letterarie, in competizione per l’Efebo d’Oro (giuria composta da: Yervant Gianikian, Wilma Labate , Egle Palazzolo , Clara Sanchez e Alessio Vassallo), e quella delle opere prime o seconde che partecipano all’Efebo Speciale (giuria composta da: Ludovico Caldarera, Nicoletta Romeo e Francesca Martinez Tagliavia).

Personaggio cardine che ha aperto questa 41° edizione è Fatih Akin, premiato con l’Efebo d’Oro alla Carriera Banca Popolare Sant’Angelo e di cui durante il Festival sono stati proiettati diversi suoi film legati al tema dell’essere stranieri anche nella propria patria, ma non solo: alcuni personaggi infatti vengono ricondotti ad un’estraneità umana in quanto stanno ai margini della società. Da Solino (2002), a La sposa turca (2004), ad Ai confini del paradiso (2007), a Soul Kitchen (2009), a Il mostro di St. Pauli (2019). Fatih Akin, partendo dalla riflessione sulle sue origini, è stato in grado di creare lavori maturi in termini linguistico-stilistici e che riescono a rappresentare in maniera fedele la nostra alquanto contraddittoria epoca contemporanea.
Quello che di lui è ancora più interessante è la sua trasversalità, come riesca a spaziare tra diversi temi, genere, scenografie, storie, stili, rimanendo comunque fedele a sè stesso, ma vi sono due cose in particolare che lui riprende sempre, i suoi leitmotiv per così dire: il cibo e il sesso, che in comune hanno il fatto di essere entrambi fonti di piacere. Nonostante infatti siano due cose molto diverse tra loro, lui sostiene che il piacere che si prova nel mangiare una gustosa pietanza si avvicini molto al piacere che si prova durante l’atto sessuale. Ma questi due elementi non sono solo un modo per esprimere l’essere umano, ma anche degli specchi in cui si riflettono le diverse culture del mondo. Soul Kitchen rappresenta un punto di svolta, in cui lui smette di avere una matrice esclusivamente letteraria e i generi cominciano a distinguersi maggiormente tra loro.
Il Premio Efebo d’Oro Nuovi Linguaggi – Città di Palermo è poi spettato a Mike Hoolboom, autore prolifico e versatile, critico cinematografico e curatore, considerato in Canada uno dei più significativi filmmaker sperimentali “Per la sua capacità di smantellare ogni attribuzione meccanica di significato e scandagliare gli abissi dell’interiorità umana. Mike Hoolboom manipola materiale d’archivio e frammenti simbolici della cultura audiovisiva facendoli confluire con intensità straordinaria nel rivolo più intimo delle proprie vicissitudini autobiografiche per riscoprire la dimensione materiale e corporea del cinema, luogo di contrasti, spazio, reale e virtuale, in cui lo spettatore può immaginare nuove forme di connessione interpersonale”.
Hollboom ha poi organizzato durante il festival Throwing the body, una Masterclass in cui ha fatto da padrona l’analisi del rapporto tra corpo e cinema. Quando andiamo al cinema non è forse vero che fondiamo il nostro Io con l’Io dell’attore eseguendo così una proiezione? Tramite il corpo situazioni chiare divengono oscure, o rese di soffocante semplicità. Scopo ultimo della Masterclass è stato chiedersi come possiamo re-immaginare l’atto di buttare il corpo, al fine di reinventare nuovi cinema e nuovi modo di essere.

Il Premio Opere prime e seconde è stato consegato a Fuga di Agnieszka Smoczyńska “Per il suo sguardo maturo e senza concessioni, per il sodalizio artistico tra l’autrice e la protagonista – co-sceneggiatrice Gabriela Muskala, per aver costruito un personaggio femminile emancipato soprattutto nel contesto globale attuale dell’audiovisivo attraversato dalle lotte contro la disparità di genere”.
E dulcis in fundo il Premio Efebo d’Oro per il Miglior Film tratto da un’opera letteraria al film Once Upon a River di Haroula Rose con la seguente motivazione: “Una creatività quella delle Rose, che naturalmente attinge da esperienze generazionali ma che nel corso del film assume mature valenze , lascia comprendere come al film, come per suo verso al romanzo, giovani e meno giovani, abbiano risposto con commossa convinzione”.
Sono poi stati conferiti altri premi importanti durante questa edizione, come il Premio Nicolò Lombardo – Miglior saggio dedicato al Cinema a Marco Giusti per Polidor e Polidor e il Premio Corrado Catania – Mestieri del Cinema a Stefania De Santis Casting director e acting coach.
In occasione del trentennale dalla sua scomparsa, l’Efebo d’Oro ha omaggiato lo scrittore siciliano Leonardo Sciascia con due giornate di dialoghi e proiezioni delle pellicole tratte dai suoi scritti.
Ma il Festival non si è fermato mica solo a questo: l’organizzazione ha previsto anche una sezione chiamata Efebo Education, un progetto promosso da Efebo d’Oro per l’educazione audiovisiva dei giovani spettatori. Tutte le mattine, si sono tenute proiezioni dedicate alle scuole superiori, dibattiti e incontri con gli autori. Inoltre da quest’anno Efebo Education si arricchisce del programma Efebo Education Kids, dedicato a lettori e spettatori dai 4 anni in su: visioni, laboratori e letture realizzate grazie alla collaborazione con Dudi Libreria per bambini e ragazzi.
Per avere una visione più vasta delle proiezioni di quest’anno visitare il link:
http://www.efebodoro.it/edizione-2019/
oppure:
http://www.efebodoro.it/efebo-doro/#fotostoria
Per questa edizione è tutto, al prossimo anno!