Period. End of Sentence.

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Il documentario sul tabù del ciclo mestruale in India vince l’Oscar

«Non riesco a credere che un film sulle mestruazioni abbia appena vinto un’Oscar!». Così ha esordito la regista iraniana-americana Rayka Zethabchi salendo sul palco del Dolby Theatre di Los Angeles durante la 91° edizione degli Academy Award. «Non sto piangendo perché ho il ciclo o cose simili!» ha continuato nel suo discorso di accettazione per l’Oscar al miglior Documentario breve. Period. End of sentence (nella traduzione italiana Il ciclo del progresso) è un documentario della durata di soli 26 minuti, presentato il 5 aprile 2018 al Cleveland International Film Festival e distribuito sulla piattaforma Netflix dal 12 febbraio scorso.

Period. End of Sentence pone l’attenzione su quello che è il più grande tabù dei paesi in via di sviluppo dell’India, il ciclo mestruale, concentrandosi in particolare su Hapur, un paese nelle vicinanze di Delhi. Le interviste iniziali, tra sorrisini imbarazzati e occhi che guardano altrove, raccontano il disagio femminile di avere il ciclo in un paese in cui gli assorbenti igienici – quelli usa e getta, diciamo, per i meno ferrati in materia – non sono un bene a disposizione di tutte, in un paese in cui quando si ha il ciclo non si può andare nei templi per la preghiera perché si è impure. Molto spesso le ragazze si vedono costrette ad abbandonare gli studi per questo motivo: dovendo usare stoffe trovate qua e là o foglie per contenere il flusso, dovrebbero allontanarsi per lungo tempo da scuola per lavare i panni, per cambiarsi e questo viene visto molto male dai compagni dell’altro sesso. Oltre chiaramente a gravi rischi di infezioni e problemi di salute.

Vengono intervistati anche molti uomini, che con grandissimo ed evidente imbarazzo, danno risposte vaghe o a volte non hanno la minima idea di cosa il ciclo sia, a cosa serva. «Mai sentito parlare di mestruazioni?», «Si, è una specie di malattia, giusto? Si, ho sentito che è una malattia che colpisce soprattutto le donne».

 

Il documentario continua poi raccontando cos’è il “The Pad Project”, progetto che ha reso possibile la realizzazione di questo documentario. The Pad Project LLC è una corporazione no profit formata dagli studenti della Oakwood High School, Ohio, che ha finanziato la produzione del macchinario protagonista di questo film e di questa rivoluzione: Arunachalam Muruganantham ha inventato una macchina per produrre assorbenti igienici a basso costo, utilizzando solo materiali biologici recuperati direttamente dal territorio. The Pad Project aiuta a finanziare la diffusione di questa macchina nei paesi in via di sviluppo tramite volontari e associazioni locali.

Lo scopo del Pad Project è prima di tutto quello di fornire alle donne degli assorbenti a basso costo, biodegradabili e di ottima qualità, riducendo quindi i rischi sanitari. In secondo luogo, il macchinario viene affidato a un gruppo di donne che impara a produrre da sé gli assorbenti: li fabbricano, li vendono porta a porta, nei negozi e nelle farmacie, tengono delle lezioni su come funziona il ciclo e cercano di smantellarne i tabù. Non solo si produce quindi una micro-economia tutta al femminile all’interno dei villaggi, ma soprattutto si cerca di giungere a una doppia indipendenza: quella finanziaria, grazie alla creazione di posti di lavoro per le donne, sia quella fisica-sanitaria, non dovendo infatti grazie agli assorbenti isolarsi dalle incombenze della vita quotidiana.

«When a girl gets her period in the United States, she may miss a class. When a girl gets her period in a developing country, she may never go to school again. A period should end a sentence, not a girl’s education»

Questo è il motto del progetto, essendo un’idea di studenti per altri studenti. Scardinare i tabù di una società patriarcale, dare importanza alle donne, al lavoro femminile. Rendere il ciclo mestruale non un motivo di vergogna ma di orgoglio e dignità. Rendere le donne indipendenti e libere di studiare e lavorare nel settore che preferiscono. Questo lo scopo di The Pad Project. Il documentario che ne è risultato è una voce coraggiosa che chiama a raccolta quante più orecchie possibili per far sì che il progetto venga conosciuto e sostenuto con donazioni e aiuti.

È un documentario molto toccante: le telecamere non sono mai posizionate di fronte all’intervistato, così da lasciarlo più libero di esprimersi e meno in soggezione, rendendo le conversazioni molto intime e spontanee, un momento di libero sfogo. Il sentimento che più spesso trapela dai loro sguardi è vergogna. Vergogna del proprio essere donna, vergogna per una cosa naturale quanto inevitabile, parte della vita di tutti i giorni. Ma grazie al progetto e all’aiuto attivo di Arunachalam Muruganantham (alla cui vita si ispira anche il film Pad Man – letteralmente, l’Uomo Assorbente) le cose stanno cambiando. La potenza dell’ultimo fotogramma, vale davvero un’Oscar: un fotogramma che coglie l’esatto momento in cui un sogno prende forma.

 

Sono nata a Chioggia, negli anfratti della Laguna Veneta. Studio Filosofia all'Università di Padova. Attualmente vivo in Germania per il mio anno in Erasmus all'Università di Tubinga. Amo viaggiare, amo l'arte e la letteratura, il buon cibo, i cani e soprattutto amo il cinema e il teatro. Qui su Cogito cerco di raccontarvi il meglio di queste due arti meravigliose.